Manuel
di Dario Albertini
Esordio nel lungometraggio di finzione per il documentarista Dario Albertini, Manuel è il doloroso e commovente racconto di crescita di un ragazzo costretto a caricarsi tutto sulle spalle.
Quando i figli crescono…
Manuel, diciott’anni, esce da un istituto per minori privi di sostegno familiare e, per la prima volta, assapora il gusto dolce-amaro della libertà. Sua madre Veronica, chiusa in carcere, vorrebbe tanto tornare indietro, farsi perdonare e ricominciare. [sinossi]
Più che a recenti fenomeni di cinema romano come La terra dell’abbastanza o Il più grande sogno e, in primis, Non essere cattivo, Manuel – esordio nel cinema di finzione del documentarista Dario Albertini – fa venire alla mente certi esperimenti di finzione documentaria come I cormorani di Fabio Bobbio o L’estate di Giacomo di Alessandro Comodin. Vi si ritrova infatti sia lo stesso afflato del racconto di formazione, sia soprattutto uno stile registico molto simile, che più che lasciare spazio all’improvvisazione classicamente e canonicamente intesa (e sempre un po’ indefinibile), lascia campo aperto a dei volti e dei corpi liberi di muoversi all’interno dell’inquadratura. Si pensa in particolare al protagonista, il giovane Andrea Lattanzi, capace di occupare efficacemente la scena con la sua presenza allampanata eppure imponente, e con il suo sguardo disattento e un po’ vacuo, con la sua fisicità apparentemente fuori posto e restia a sottostare a delle regole – registiche o sociali che siano – eppure così perfettamente, e dolorosamente, costretta a integrarsi nel contesto.
Riprendendo una location già sfruttata nel documentario La Repubblica dei Ragazzi, Dario Albertini fa iniziare il suo film all’interno di una struttura dedita a ospitare giovanissimi privi di sostegno familiare e lì immagina la storia del protagonista che, raggiunti i diciott’anni, andrà a vivere da solo e dovrà dimostrare agli assistenti sociali di essere in grado di prendersi cura di sua madre, permettendole in tal modo di uscire dal carcere e di convivere, agli arresti domiciliari, con il figlio in una casa in estrema periferia.
Manuel dunque deve diventare uomo prima del tempo, accettando impieghi tutt’altro che gratificanti – come andare a lavorare la notte in un forno – e rifiutando le lusinghe che non possono non stuzzicare un giovane della sua età – come quella di un amico che lo invita a raggiungerlo in Croazia per gestire una discoteca, dove potrebbe ottenere in un colpo solo divertimento, soldi, alcol, cocaina e ragazze a volontà.
Comincia in realtà in modo un po’ claudicante il film di Albertini, con una prima sequenza che in maniera troppo programmatica vuole dimostrarci come Manuel, già nell’istituto riservato ai minori, gestisca e provi a coordinare il comportamento di ragazzini più giovani di lui. In questa fase iniziale anche la recitazione sembra un po’ forzata, dato che troppo sopra le righe appare quel romanaccio messo in bocca agli interpreti. Per fortuna però il film di Albertini prende il via nel momento in cui il protagonista lascia la struttura ed è spinto ad avventurarsi nella vita adulta, che lo porta a una serie di incontri apparentemente dispersivi, eppure tutti ugualmente formativi. Il primo – e forse già il più sconvolgente – è quello con un uomo che ha perso l’uso della parola e che Manuel aiuta facendogli ripartire l’apetta che questi usa come mezzo di locomozione. Questa figura silenziosa appare già come una possibile biforcazione dell’esistenza che attende il protagonista: un’esistenza solitaria, da disperato, priva di affetti e di legami, assolutamente dipendente dal rado altruismo del prossimo. Che sia lo stesso destino che attende Manuel? Anche lui parla poco e si tiene tutto dentro, come quando si imbatte in una ragazza con ambizioni da attrice, che lo fa palpitare silenziosamente nel momento in cui si esibisce per lui – come test per un provino – in un monologo da Baci rubati di Truffaut. E qui, se Albertini paga giustamente pegno all’imperituro modello di Antoine Doinel/Jean-Pierre Léaud, rischia però allo stesso tempo di far precipitare il perfetto equilibrio tra finzione e documentarismo, lasciando oscillare pericolosamente il suo film nel campo del citazionismo e dell’omaggio adorante.
Per fortuna però Albertini riesce a superare – e a far dimenticare – anche questo scoglio e da lì in poi comincia a giocare con grande finezza sulle tentazioni e sul contemporaneo senso di responsabilità di Manuel. Non vi è scampo per lui: o si ritroverà con un’aureola in testa per aver salvato la madre e per aver saputo costruire una famiglia, o verrà condannato ai castighi dell’inferno per aver ceduto all’edonismo ben retribuito. In ogni caso – e Manuel lo sa – sarà una maledizione. Ma la vita è questa e non concede una seconda chance a nessuno. Forse.
Info
Il trailer di Manuel.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Manuel
- Paese/Anno: Italia | 2017
- Regia: Dario Albertini
- Sceneggiatura: Dario Albertini, Simone Ranucci
- Fotografia: Giuseppe Di Maio
- Montaggio: Sarah Mc Teigue
- Interpreti: Alessandra Scirdi, Alessandro Di Carlo, Alessandro Di Paolantonio, Alessandro Sardelli, Aline Pilato, Andrea Lattanzi, Fabrizio Orsomando, Francesca Antonelli, Frankino Murgia, Giulia Elettra Gorietti, Giulio Beranek, Giuseppe Leone, Loretta Rossi Stuart, Luciano Miele, Manuel Rulli, Manuela Ruiu, Monica Carpanese, Raffaella Rea, Renato Scarpa, Rocco Passarella, Simona Sabuzi, Tommaso Antonelli
- Colonna sonora: Dario Albertini, Ivo Parlati, Michael Brunnock, Sarah Mc Teigue
- Produzione: Bibi Film, Timvision
- Distribuzione: Tucker Film
- Durata: 98'
- Data di uscita: 03/05/2018










La terra dell’abbastanza
Il contagio
I cormorani
Il più grande sogno
Suburra
Non essere cattivo
L’estate di Giacomo