Cassandro the Exotico!

Cassandro the Exotico!

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Presentato nella sezione autonoma di ACID, Cassandro the Exotico! della francese Marie Losier è un documentario e saggio visivo intimo, doloroso e disperato intorno alla figura di un wrestler messicano dichiaratamente gay, giunto in solitudine a fine carriera e coccolato solo dalle paillettes dei suoi vestiti ultra-kitsch. Girato in uno splendido 16mm.

Messico e paillettes

Dopo ventisei anni di voli e cadute sul ring, il wrestler messicano Cassandro, dichiaratamente gay, è incapace di arrestarsi. Il suo corpo però non lo sostiene più… [sinossi]

Lo chiamano il Liberace della Lucha libre. Il wrestler messicano dichiaratamente gay Cassandro, una vita spesa sul ring tra Ciudad Juárez e, al di là del confine, El Paso, ci viene raccontato dalla regista francese Marie Losier nel documentario Cassandro the Exotico!, presentato ad ACID per Cannes 71. Cassandro ha una villa in mezzo a una periferia del nulla, con il giardino pieno di erbacce, a un tiro di schioppo dalla frontiera tra Messico e USA, mentre tra le sue mura conserva gelosamente i cimeli della sua trionfante e lunghissima carriera (più di venticinque anni), servita non solo a dargli gloria e denaro, ma anche a far accettare la figura del diverso nel mondo della lotta libera professionale del suo paese, la un tempo iper-machista Lucha libre, dove ora – come ragiona proprio lui ad un certo punto – si fa leva proprio sulle minoranze per catturare il pubblico più eterogeneo.
Marie Losier ci racconta questo personaggio sopra le righe, appassionato di Lady Diana e del suo stile, compulsivo accumulatore di vestiti sgargianti, instaurando con lui un rapporto privilegiato, costruito sia attraverso la condivisione dei momenti più allegri che di quelli più drammatici. La sentiamo infatti ridere Marie Losier mentre Cassandro fa le sue battute e le sue faccette in favore di macchina e la sentiamo consolare il suo protagonista quando questi si ritrova a letto per l’ennesimo incidente occorsogli nel corso di un incontro.

L’aver scelto di far sentire la sua presenza, anche solo scegliendo di non tagliare quei momenti in cui si vede il microfono o quelli in cui la regista – anche operatrice – arriva persino a tossire, è una delle soluzioni stilistiche più interessanti messe in scena da Marie Losier in Cassandro the Exotico! L’altra è stata la volontà di girare in 16mm, lo strumento principe per tutto il grande cinema indipendente tra la fine degli anni Sessanta e lungo tutti i Settanta, capace di dare al film una calda impressione retinica, esaltando la pienezza dei colori pop degli abiti e dei costumi da palco di Cassandro. E l’uso del 16 permette anche alla Losier una serie di invenzioni visive che omaggiano vagamente, senza esagerare, l’avanguardia storica, con quel montaggio a tratti frenetico e con la giustapposizione di immagini più dettate dall’impulso estetico che da esigenze narrative.

Ma, al di là di queste considerazioni che potrebbero anche non stuzzicare la fantasia di uno spettatore non cinefilo, Cassandro the Exotico! è soprattutto il racconto di un uomo e della sua tremenda solitudine, della lotta giornaliera portata avanti per superare la dipendenza da alcol e droghe e della costante oscillazione tra un corpo scattante e mirabolante sul ring e quella di giunture e ossa che ormai non lo sostengono più e lo condannano continuamente all’infermità.
E, se è vero che, pur al cospetto di una durata ridotta (appena 73 minuti), Cassandro the Exotico! soffre in diversi punti di stanchezza narrativa, è anche vero che Marie Losier non manca nemmeno per un momento di rispetto al suo protagonista, non avendo mai l’intenzione di far prevalere la riflessione estetica su quella del racconto di un’esistenza in fin dei conti disperata. Questo duplice binario appare piuttosto in perfetto equilibrio, sia perché lo stesso Cassandro fa della sua vita una performance e una costante ed estrema auto-rappresentazione vitalistica, sia perché – come già detto – la regista non perde mai il contatto con Cassandro e continua a dialogarci costantemente da dietro la macchina da presa. Così, quando verso la fine lo vediamo esibirsi in una sorta di installazione morente – finge di essere trapassato, circondato da ceri, ma poi invece parla continuando a tenere gli occhi chiusi – non possiamo che constatare definitivamente la capacità di Cassandro di ridere anche di se stesso e delle sue debolezze e di ironizzare sulle sue tentazioni di suicidio. E non è da tutti. D’altronde, a dirla tutta, Cassandro the Exotico! ci racconta anche la storia di una bella – ed esemplare – amicizia: quella tra una regista e il suo privilegiato oggetto d’osservazione. Magari fosse sempre così per i documentari.

Info
La scheda di Cassandro the Exotico! sul sito di ACID.
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