The Spy Gone North

The Spy Gone North

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Presentato fuori concorso, collocato nelle Séances de minuit di Cannes 2018, The Spy Gone North (Gongjak) di Yoon Jong-bin è una solidissima spy story, innervata di Storia e politica. Teso, concreto e incisivo, il film ci riporta a Seoul e a Pyongyang, dal 1993 al 1997, ripercorrendo uno dei momenti chiave della storia coreana. In attesa del passo definitivo tra Nord e Sud.

La Storia siamo noi

Seoul, 1993. Un ex-ufficiale è assunto dal servizio segreto sudcoreano con il nome in codice Black Venus. Incaricato di raccogliere informazioni sul programma nucleare in Corea del Nord, si infiltra in un gruppo di dignitari di Pyongyang e gradualmente riesce a conquistare la fiducia del Partito. Operando d’ora in poi in completa autonomia nel cuore del paese più segreto e pericoloso del mondo, la spia Black Venus diventa una pedina nelle trattative politiche tra i governi delle due Coree. Ma quello che scopre rischia di compromettere la sua missione e perché ha sacrificato tutto… [sinossi]

Una delle certezze del Festival di Cannes è la presenza delle pellicole sudcoreane. Non sempre in concorso (o Un Certain Regard), ma sicuramente tra fuori concorso e Séances de minuit. Insomma, cinema di genere, blockbuster, titoli per il grande pubblico. Costantemente di alta qualità, quantomeno sul piano produttivo: a volte deludenti (The Villainess), spesso corroboranti (Train to Busan) e in alcuni casi folgoranti (The Wailing). L’edizione 2018 di Cannes ci regala la solidissima spy story The Spy Gone North (Gongjak) di Yoon Jong-bin, atmosfere noir, fluviale ma sempre teso e concreto, politicamente assai incisivo. Nord e Sud, Seoul e Pyongyang, un discorso oggi attualissimo, forse al punto di svolta. Ancora una volta, il cinema sudcoreano affronta di petto Storia, politica e zone oscure. Divertente, commovente, cucito addosso a Hwang Jung-min.

Ripartiamo da Hwang Jung-min, attore dalla filmografia discontinua, capace di passare senza esitazione dal registro comico a quello drammatico: tra i numerosi ruoli, lo ricordiamo follemente innamorato nel melodramma You Are My Sunshine (strepitoso nella sequenza della prigione), boss della mala volgare ma sagace nell’ottimo New World, immerso nelle lacrime nazional-popolari nel pessimo Ode to My Father e persino in chiave orrorifica nello sbalestrato Black House (ed esorcista gigioneggiante in The Wailing). Insomma, un attore con un ampio bagaglio di ruoli, di volti, di personaggi. Chi meglio di lui potrebbe calarsi nei panni di una spia divisa tra Nord e Sud? Già, perché è proprio la camaleontica performance di Hwang l’asse portante di The Spy Gone North: cambi repentini di espressione, di tono, di postura, di voce e cadenza, da ridanciano uomo d’affari ad agente segreto nel volgere di un attimo, di un campo/controcampo. Ed è da qui, da questo sdoppiamento che rimanda ad altri intricati piani di lettura, che The Spy Gone North allarga lo sguardo, contaminando il genere con la politica, la Storia, l’etica.

Ancora una volta, è l’anima hollywoodiana dell’industria sudcoreana a rimettere a posto i tasselli significativi di un percorso storico/politico che parte da lontano (una spy story speculare, ai tempi dell’occupazione nipponica: The Age of Shadows) e che attraversa decenni, guerra, sacrifici, intrighi. Nel farlo, il cinema sudcoreano ha sempre cercato di favorire uno o più passi d’avvicinamento verso il Nord. Un cinema di propaganda, declinato nel miglior modo possibile: si vedano la messa in scena (non solo attoriale e di scrittura, ma anche la narrazione degli spazi) di Kim Il-sung in The Spy Gone North e la caratterizzazione del nemico/amico Ri Myong-un (Lee Sung-min), altro sdoppiamento tutt’altro che abbozzato o superficiale.
La specularità tra Black Venus e Ri è figlia del naturale legame tra Sud e Nord; è quella azione erosiva che la politica ha cercato di frenare, prima con la forza (la sanguinosa dittatura degli anni Settanta/Ottanta) e poi con l’inganno. E lo svelamento dell’inganno è uno dei tanti tasselli rimessi al loro posto dalla New Wave (e post-New Wave), non a caso deflagrata dopo la definitiva apertura democratica della Corea del Sud. Cinema politico, non dissimile da quello assai fertile della Hollywood anni Settanta. A Seoul e dintorni ci hanno messo qualche decennio in più, ma la ricetta è la stessa: elevato livello produttivo, registi e sceneggiatori di talento e grandi interpreti.

Info
La scheda di The Spy Gone North sul sito di Cannes 2018.
Il trailer originale di The Spy Gone North.
La scheda di The Spy Gone North sul sito del Kofic.
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