Señorita María, la falda de la montaña

Señorita María, la falda de la montaña

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Film vincitore al Trento Film Festival 2018, Señorita María, la falda de la montaña (Miss María, Skirting the Mountain) è il delicato ritratto di María Luisa, una travestita che vive sola con le sue mucche in un villaggio rurale sulle Ande colombiane, una vita di devozione religiosa e in armonia con la natura e la montagna. Una storia di soprusi e discriminazioni da un lato, ma anche di pragmatica accettazione dei suoi compaesani.

Ti sorridono i monti

Boavita è un villaggio rurale, conservatore e cattolico incastonato nelle Ande. Ai piedi di queste montagne vive Miss Maria Luisa. Ha 45 anni ed è nata ragazzo. Dietro quella che sembra essere solo un’altra vita alle prese con conflitti di genere e identità, si cela una storia familiare amara e inimmaginabile… [sinossi]

Un lungo pianosequenza in camera car iniziale, velocissimo, ci porta tra le strade impervie e montuose delle Ande colombiane, si inerpica nelle stradine di campagna, passando dall’asfalto a un percorso sterrato, popolato di vari animali, fino ad arrivare a lei, a inquadrare una donna di spalle, la protagonista di Señorita María, la falda de la montaña. Dopo il primo stacco il regista Rubén Mendoza ce la mostra ora frontalmente, per farci scoprire che non propriamente di una donna si tratta, bensì di una travestita, un uomo di mezza età che indossa abiti femminili e che vediamo poco dopo, a far cadere qualsiasi dubbio potesse essere rimasto, intenta a radersi la barba. La señorita María Luisa, oggetto del film, è la figura solare di un’anima solitaria, di una persona forte nonostante abbia dovuto faticare per imporre la propria scelta di vita che in realtà significa semplicemente vivere secondo la propria autentica natura. Una sembianza femminile del tutto semplice e naturale come una qualsiasi contadina di quei posti, niente trucco e tantomeno cure ormonali, semplicemente un abbigliamento da donna. La faccia scavata, i pochi denti. Una scelta che non scalfisce affatto la sua devozione religiosa – è stato Cristo a dirle di essere così, sostiene – e la sua vita in perfetto connubbio tra le sue montagne, le sue mucche e le sue galline, sull’aia con bastone e zappa, che ora il regista esplora con una steadycam galleggiante. È lei stessa una forza della natura. Un ritratto che si cristallizza nell’immagine di lei, incorniciata dall’arcobaleno. Oppure in quella che la vede stagliarsi su un panorama immenso. Una vita all’aria aperta, in libertà, che contrasta con la sua infanzia rinchiusa a chiavi in cucina dalla madre, come dai suoi racconti. Ma eblematica è anche l’immagine al cimitero, con le rifrazioni e scomposizioni nei riflessi sui vetri, a indicare un’esistenza sfaccettata.

Il racconto di Rubén Mendoza procede con interviste, con le domande in voce off, lo stile di Ciprì e Maresco ovviamente con tutt’altra declinazione. Il carattere di realtà è sancito anche dagli sguardi in camera, ammiccanti, dei bambini del paese. Così alcuni compaesani la considerano un’espressione demoniaca, ma ci sono anche quelli che parlano di lei con rispetto, ma nel loro vocabolario è comunque sempre declinata al maschile. Un po’ più evoluta la situazione nel paese, una tipica cittadina sudamericana dominata da un’imponente chiesa con doppio campanile, mostrata dall’alto da lontano per procedere con ingrandimenti successivi. Nell’ufficio dove si presenta non si formalizzano se non ha il documento di identità, e si firma come nome Madame MariA accentuando con la maiuscola la lettera a finale.

Tra nebbia e fenomeni naturali che mantengono un fascino magico, l’eclisse, l’arcobaleno, si consuma la simbiosi di Maria con la sua terra. Un’esistenza sospesa da due immagini. Da una parte il supplizio cristologico rappresentato dalla via crucis in paese, dove il regista indugia sui chiodi conficcati nelle mani della statua di Cristo che possono accennare anche all’iconografia di San Sebastiano, storico simbolo gay. E quando Gesù viene tolto dalla croce si completa la sua identificazione con il Cristo. E dall’altro la sublimazione del parto della mucca, anelito a una femminilità totale, con il vitellino chiamato Buona Fortuna. Questa è la señorita María Luisa, nel ritratto del regista Rubén Mendoza, che ora può andarsene come era arrivato, come ci aveva portati, con un camera car a precedere, che ancora acquista velocità, il movimento opposto a quello iniziale.

Info
La scheda di Señorita María, la falda de la montaña sul sito di Trento 2018.
Il trailer originale di Señorita María, la falda de la montaña.
La pagina facebook di Señorita María, la falda de la montaña.
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