A Family Tour

A Family Tour

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Presentato in apertura di concorso al Locarno Festival 2018, A Family Tour ricalca la condizione di esule del regista cinese Ying Liang in un racconto, tra autobiografia e metacinema, di ricongiungimento familiare, metafora di un grande paese il cui territorio è diviso amministrativamente in tre parti.

Viaggio a Taiwan

Dopo aver realizzato il film The Mother of One Recluse, la regista Yang Shu è stata costretta all’esilio a Hong Kong. Un giorno però la madre si trova ad affrontare un’operazione chirurgica molto seria, e le due donne decidono di incontrarsi a Taiwan, dove Yang deve recarsi per un festival con il marito e il figlio, mentre la madre farà la turista. Per assicurarsi che la riunione familiare possa svolgersi senza pericoli, dormiranno tutti nello stesso albergo e parteciperanno alle visite guidate del circuito turistico. [sinossi]

Il metacinema come autoanalisi, le vite dei registi nei propri film come seduta terapeutica con il pubblico. Un approccio ormai percorso tante volte, ma vogliamo soffermarci su un film ingiustamente ritenuto minore di Woody Allen, Stardust Memory che mette in scena le idiosincrasie del regista in un suo personale ambientato in un festival cinematografico dove è omaggiato e riverito. Una formula ripresa anche in tanti film di Hong Sangsoo sempre nel contesto di rassegne, celebrazioni e che torna in A Family Tour, presentato in concorso al Locarno Festival 2018.
Se Woody Allen veniva assalito da gente che proclamava di ammirare i suoi film, soprattutto i primi, quelli comici, qui la regista Yang Shu, estensione dello stesso Ying Liang, si sente dire da un tassista che il suo film è noioso, pieno di long shot, rivendicando così quello stile di regia contemplativo comune nel cinema orientale, così lontano dal sistema commerciale hollywoodiano. Attraverso la figura di Yang Shu si snoda un percorso cinematografico che passa attraverso When Night Falls, il film di Ying Liang che raccontava della lotta impari di una madre contro il sistema giudiziario cinese che aveva condannato il figlio alla pena capitale – film che aveva determinato l’ostracismo delle autorità nei confronti del regista –, e il progetto futuro di Yang Shu, un film sulla Rivoluzione degli ombrelli del 2014 a Hong Kong.

A Ying Liang il metacinema autobiografico in un contesto festivaliero serve per mettere in scena la sua condizione di esule a Hong Kong e raccontare di un vasto territorio, quello della Cina o, come si dice, delle “tre Cine”, separato in tre territori amministrativi diversi che si riflettono nella struttura familiare stessa dei protagonisti. C’è la madre anziana e malata, la madrepatria, la Madre Cina, un territorio immenso, con due lingue principali, a sua volta percorso da migrazioni interne come quella che ha coinvolto la stessa famiglia che proviene dallo Sichuan. La decadente Repubblica Popolare ben lontana dagli standard minimi di democrazia e rispetto dei diritti civili, in un contesto di crescita economica vertiginosa. L’anziana donna rivela come le loro vecchie case siano state distrutte per far posto a moderne infrastrutture. C’è la figlia ribelle, quella Hong Kong ormai ex-colonia britannica che mantiene uno status di amministrazione autonoma dove, pur nei cambiamenti imposti dalla Repubblica Popolare Cinese, è ancora possibile manifestare contro il governo centrale di Pechino e dove ancora trovano rifugio gli esuli della generazione della piazza Tienanmen (e i tragici fatti del 1989 sono citati espressamente in A Family Tour). E poi c’è Taiwan, territorio neutro dove si possono incontrare i personaggi, la madre e la figlia, paese dove le mire espansionistiche pechinesi si sono ormai placate a fronte di oscillazioni politiche che spingono spontaneamente verso una nuova riunificazione. Non a caso le autorità cinesi pervasive entrano nel film nella forma del tour organizzato che rappresenta un sistema di controllo in territorio taiwanese dei propri cittadini, cui la protagonista deve sottostare e assecondare per potersi vedere con la madre. Proprio su quel pullman vuoto, la Cina, avverrà un dialogo importante tra madre e figlia. In nuce compare anche una possibile forma di superamento di queste barriere rappresentata da internet: madre e figlia sono in contatto via skype ma, certo, il potersi vedere di persona, dal vivo, è un’altra cosa. Ying Liang indugia nel rappresentare questa divisione amministrativa, riprendendo documenti di espatrio, moduli burocratici da compilare, il ‘Taiwan Entry Form’ iniziale e la ‘Hong Kong Travel Card’ alla fine, per i cittadini delle regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao.

Né Hong Kong né Taiwan sono, e sono state, i migliori dei mondi possibili. Su questo Ying Liang è molto chiaro. La ex-colonia, come si diceva, ha vissuto la Rivoluzione degli ombrelli, le proteste contro l’eccessiva ingerenza di Pechino nei confronti della regione amministrativa speciale. Mentre Taiwan ha pure una storia travagliata, bastano tanti titoli, in primis Città dolente, della filmografia di Hou Hsiao-hsien per saperlo. Due anziani signori, uno dei quali malato, conosciuti al tavolino di un bar, raccontano del loro arrivo nell’isola di Formosa con il Kuomintang di Chiang Kai-shek e di un loro congiunto giustiziato proprio dallo stesso Partito Nazionalista Cinese. Ed è il tassista taiwanese a dire ai protagonisti: «La nostra situazione è complicata come la vostra».

Yang Shu mantiene il volto triste, afflitto per tutto il film. Si dichiara prima hongkongese, di fatto, e poi straniera. A Family Tour è un lamento per una condizione di separazione ingiusta tra gente della stessa patria. E un film che in definitiva gronda di orgoglio pancinese. Basta la lista dei paesi coproduttori del film per avere un’idea dell’aggregazione panasiatica (Taiwan, Hong Kong, Singapore, Malesia) che ha concorso alla sua realizzazione. Quando l’anziana donna si sente male, i medici rimproverano la figlia per aver organizzato quel viaggio che ha interrotto i trattamenti sanitari della madre, possibili solo in patria. La riunificazione familiare avviene a caro prezzo. E quella cinese?

Info
La scheda di A Family Tour sul sito di Locarno Festival.
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