Alice T.

Alice T.

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Radu Muntean firma con Alice T. un teen-movie audace che ha per protagonista assoluta un’adolescente manipolatoria, egoista, strabordante, patologicamente bugiarda, fragilissima e aggressiva. In concorso a Locarno Festival 2018.

Orfani d’inizio secolo

Alice è un’adolescente totalmente indisciplinata e piuttosto manipolatoria. Ha un rapporto molto conflittuale con la madre che l’ha adottata, non potendo avere figli, finché un giorno accade qualcosa di imprevisto che cambierà le cose: Alice è incinta. [sinossi]

Per tutti gli anni Novanta e a inizio Millennio in Romania il numero di aborti, finalmente non più clandestini, si è mantenuto altissimo (mezzo milione di casi l’anno verso la metà degli anni Novanta, scesi attorno ai 250mila l’anno nei primi 2000) e molto alto era anche il numero di bambini orfani. Oggi il numero degli aborti è estramamente sceso, ma non sorprende che alcuni film rumeni della «nuova onda» tengano da sempre in forte considerazione proprio questa materia. Radu Muntean, dopo The Paper Will Be Blue (in concorso proprio a Locarno nel 2006) sulla caduta di Ceausescu, come molti registi della new wave di Bucarest si è andato concentrando sulle storie quotidiane, famigliari, sul racconto di persone ordinarie, scattando istantanee sulla società che lo circonda. Così nel peculiare teen-movie Alice T. – in concorso a Locarno 2018 – la furibonda sedicenne protagonista (Andra Guti) è sia figlia adottiva abbandonata da ignota madre sia ragazzina incinta con ogni intenzione di disfarsi del pargolo, incarnando con ciò un corto-circuito essendo lei stessa orfana e contemporaneamente giovinastra piuttosto irresponsabilmente gravida e poco desiderosa di avere un bebè.

La decisione più interessante della scrittura (la sceneggiatura è del regista assieme ad Alexandru Baciu e Razvan Radulescu) è di utilizzare la gravidanza accidentale della fulva e temibile ragazza per mettere in luce il bisogno di accudimento di Alice, bambina spaesata assai prima che donna: interesse di Muntean non è raccontare un ipotetico dramma (del tutto assente nel film) legato alla scelta se avere o meno un figlio, ma il modo in cui Alice «usa» il proprio stato interessante per ottenere attenzioni e affetto, accondiscendenza e rispetto, avere più dignità agli occhi della madre, per assurgere a una condizione di adulta di fronte ai parenti e interrompere la quotidianità in cui è «solo» una scapestrata con mille problemi a scuola e con i coetanei. Grazie alla gravidanza, che Alice non ha la minima volontà di proseguire, la ragazza intuisce di poter essere più amata dai genitori. O almeno questo è quel che percepisce. Alice T. è insomma un teen-movie audace che ha per protagonista assoluta un’adolescente manipolatoria, egoista, strabordante, patologicamente bugiarda, fragilissima e aggressiva. Se il film si apre in campo medio, inquadrandola sola a un tavolo e alle prese con l’immancabile cellulare (accanto a lei c’è un ragazzo che entra ed esce dall’inquadratura e non ha alcuna rilevanza), sola ma non più tanto spensierata Alice verrà inquadrata a lungo nel finale, dove il dialogo tra la madre e una ginecologa si svolge fuori campo, mentre l’immagine indugia sulla ragazza che piange sul lettino della dottoressa, forse per la prima volta consapevole di aver ferito e deluso chi le vuole bene. O forse solo molto triste per aver perduto l’aura di privilegio che la gravidanza portava con sé.

In mezzo a queste diverse solitudini di Alice c’è il film, un inanellarsi di episodi di vita tra amici-scuola-genitori-parenti, in cui emerge con forza un personaggio abilissimo nel muoversi in differenti contesti e assolutamente propenso a imporsi con differenti mezzi a seconda delle situazioni. La cosa è evidente anche nella scelta degli abiti, delle acconciature, dei capelli scompigliati ma accuratamente tinti, nei momenti in cui Alice porta le lenti a contatto o gli occhiali : la ragazza è in perenne trasformazione a seconda dell’evenienza. L’aborto farmacologico che Alice nasconde alla madre è arditamente raccontato in una sequenza, centrale in ogni senso, che si svolge tra la casa di un’amica e un altro rifugio di fortuna, e che ricalca i classici piani di «copertura» per qualche guaio combinato dei film adolescenziali: la ragazza si sposta da un appartamento all’altro attendendo che il farmaco abortivo faccia il suo corso e perdendo sangue in ogni posto, ma senza avvertire la minima drammaticità (Muntean anzi si diverte a far arrivare a casa il padre di un’amica in un momento decisamente poco opportuno). Alice non ha la più pallida intenzione di avere un bambino, non ha alcun senso di colpa, ma nasconde fino all’ultimo momento utile ai genitori l’aborto per godersi un periodo in cui tutto le è perdonato, in cui la mamma adottiva (che non può avere bambini) le è vicina e il padre la invita in vacanza con la compagna (più chic dell’ex moglie). Senza pensare alle conseguenze di una menzogna così grave, la protagonista vive un periodo in cui tutti la accettano e la proteggono «solo» perché sta per avere un figlio.

Se molti erano gli aborti e gli orfani a inizio Millennio in Romania molte erano anche le adozioni: Alice è dunque una bambina rumena di inizio secolo come tante. Ma tremendamente scorretta con gli altri. Alla fine la pestifera e ferale ragazza acquisirà maggior consapevolezza? Come cambierà la relazione tra lei e la madre? Muntean lascia giustamente inevase le risposte. Di certo il personaggio che ha scelto di raccontare non è convenzionale né lineare e può risultare insopportabile. Ma è anche una forza primigenia della natura, ruffiana e seduttiva, violenta e minacciosa, portatrice di un esplosivo egotismo amorale che a tratti risulta trascinante e lo è in realtà per quasi tutti quelli che la circondano. È orfana a 360 gradi e di tutto. Alice T. costruisce un racconto in cui una madre probabilmente sterile è finalmente orgogliosa di sua figlia perché la crede incinta, mentre la figlia si ritrova forse nella situazione di chi l’ha messa al mondo ma compirà una scelta del tutto diversa. Il terreno è spinoso, gli intrecci psichici potrebbero essere molteplici, ma il film si regge in realtà soprattutto sull’ottima caratterizzazione della protagonista, una bestia di ormoni adolescenziali, che forse crescerà o forse no. Dipenderà da lei e da chi la circonda, che a sua volta forse dovrebbe imparare qualche lezione. Di certo in Alice T. non è la fine di una gravidanza a essere problematica, ma le relazioni con le persone, che sembrano perennemente appese a un filo tanto tanto sdrucito.

Info
La scheda di Alice T. sul sito di Locarno.
Alice T. Recensione

Alice T. (2018) di Radu Muntean – Recensione | Quinlan.it

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