Ora e sempre riprendiamoci la vita

Ora e sempre riprendiamoci la vita

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Presentato fuori concorso al Locarno Festival 2018 Ora e sempre riprendiamoci la vita, il lavoro di Silvano Agosti che celebra il Sessantotto e gli anni a seguire raccontando un pezzo della storia italiana, con filmati e interviste di repertorio, fino all’uccisione di Aldo Moro. Un’operazione nostalgica e semplicistica, dove è del tutto assente qualsiasi spirito critico o analitico.

Formidabili quegli anni?

«In futuro, se ci sarà uno storico onesto, sentirà come legittima la necessità di avvicinare i dieci anni trascorsi dal 1968 al 1978 ai grandi eventi che hanno saputo cambiare il mondo come la rivoluzione francese e la rivoluzione russa». Questo il pensiero al quale abbiamo affidato con particolare emozione la nostra memoria personale e i materiali cinematografici che abbiamo realizzato o raccolto durante quegli anni e che rappresentano il corpo fisico delle lotte e delle conquiste ottenute ovunque in quel decennio. La loro preziosità in un Paese privo di memorie come l’Italia rappresenta una testimonianza rara sulla potenza della dignità umana in continua lotta verso il proprio riscatto. [sinossi]

«In futuro, se ci sarà uno storico onesto, sentirà come legittima la necessità di avvicinare i dieci anni trascorsi dal 1968 al 1978 ai grandi eventi che hanno saputo cambiare il mondo come la rivoluzione francese e la rivoluzione russa». Basta l’ingenuità di questa frase, pronunciata dallo stesso Silvano Agosti nel film, a capire i limiti dell’operazione che sta dietro a Ora e sempre riprendiamoci la vita, presentato fuori concorso al Locarno Festival 2018. Un film celebrativo della stagione sessantottina e post-sessantottina, agiografico sul movimento studentesco, che appare come una pura operazione nostalgica, senza alcuno spirito analitico o critico. E si pone come un qualcosa di già obsoleto per definizione e per sua stessa scelta. Fatto di filmati di repertorio e di interviste rievocative, queste ultime però già datate e vecchie di decenni, come evidente dal fatto che molti di questi intervistati non ci siano più, Nuto Revelli, Franca Rame, Dario Fo, Alberto Grifi, e altri, Bernardo Bertolucci, Paolo Pietrangeli, Massimo Cacciari, appaiono decisamente più giovani di come sono ora. Agosti opera un doppio distacco, un doppio raffreddamento rispetto alla materia calda come viene delineata e trattata. Ma per quale motivo? Non abbiamo bisogno forse a maggior ragione al giorno d’oggi, di un’attualizzazione di quegli ideali? Di ritrovare un fermento di contestazione e di uscire dalla stagnazione in cui siamo piombati? Un puro lavoro d’archivio non fa che consegnare quella stagione in uno schedario impolverato. Eppure collegamenti con l’attualità ce ne sarebbero, e non pochi. Nei tanti leader dell’epoca passati poi alla destra, Giuliano Ferrara, Paolo Liguori, o finiti nello sciocchezzario televisivo come Giampiero Mughini. Nelle più recenti contestazioni, con conseguenti repressioni anche brutali, del G8 di Genova o dei No tav, dove di fatto quello spirito è riemerso. Nell’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, una delle conquiste del Sessantotto, proprio a opera del centrosinistra. Nelle utopie di fine del lavoro teorizzate all’epoca, che Silvano Agosti riporta, ora riprese da Beppe Grillo. E da una figura storica fondamentale della sinistra e della contestazione, come Dario Fo, che negli ultimi anni della sua vita ha appoggiato il Movimento 5 Stelle. Solo Massimo Cacciari, tra gli intervistati del film, ha la lucidità di attribuire alla sinistra la colpa del fatto che gli ideali sessantottini siano stati disattesi.

Ora e sempre riprendiamoci la vita è un puro susseguirsi di eventi evocati con filmati di repertorio o interviste, senza una struttura definita, se non la successione cronologica, senza una briciola di approfondimento né analisi. E con colpevoli omissioni, come raccontare gli scontri di Valle Giulia senza nemmeno accennare alla poesia di Pasolini Il PCI ai giovani. Solo la testimonianza di Bernardo Bertolucci che dice “Volevo liberare la facoltà e liberare il mondo” ridacchiando. Pasolini viene solo evocato, nella sua tragica morte, con il celebre corsivo “Cos’è questo golpe? Io so”.
Poche o nulle le informazioni per chi solo abbia una minima conoscenza della storia italiana recente. Tutto già visto e confezionato con facili accompagnamenti musicali, come L’anno che verrà di Lucio Dalla. Rimangono certo il doveroso omaggio a Mauro Rostagno, in un brano di un suo intervento a un raduno sessantottino avvenuto poco prima del suo omicidio, quello ad Alberto Grifi, e il disturbante monologo di Franca Rame sullo stupro di cui è stata vittima a opera di agenti dei servizi segreti. Un momento di grande teatro cancellato e rimosso, che viene riproposto in un brano da una trasmissione televisiva di Adriano Celentano, uno dei pochi momenti coraggiosi nella storia della TV pubblica, oggetto di roventi polemiche. Forse si poteva raccontare anche questo.

Info
Il trailer di Ora e sempre riprendiamoci la vita.
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