A Land Imagined

A Land Imagined

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A Land Imagined è l’opera seconda del regista singaporiano Yeo Siew Hua, a quasi dieci anni di distanza dall’esordio In the House of Straw. Un viaggio tra sogno e realtà nel dramma dei lavoratori stranieri nella città-stato. In concorso a Locarno.

Identità

Wang, un solitario operaio edile proveniente dalla Cina, sviluppa un’amicizia virtuale con un misterioso giocatore, ma dopo un po’ scompare nei pressi di un’area di recupero a Singapore. Lok, un detective della polizia, si mette sulle sue tracce. [sinossi]

A Land Imagined è un film che getta una luce sinistra, se ancora ce ne fosse bisogno, su Singapore, città-stato situata nell’estremo sud della penisola malese che vanta da una decina d’anni il record di milionari presente in relazione alla popolazione totale. Nazione che fonda sull’immigrazione gran parte della sua storia, Singapore si presenta come un “regime ibrido”, dove le libertà sociali sono solo parziali; proprio sulle storture della politica locale si concentra gran parte del cinema prodotto a Singapore negli ultimi anni, come dimostrano titoli tra loro anche distanti da un punto di vista estetico come The Return di Green Zeng (visto alla Settimana della Critica di Venezia nel 2015), Apprentice di Boo Junfeng e soprattutto lo splendido Snakeskin di Daniel Hui, che tra le altre cose è il montatore proprio di A Land Imagined.
L’opera seconda di Yeo Siew Hua, a distanza di nove anni dall’esordio In the House of Straw, focalizza la sua attenzione sulla questione migratoria, e sugli interi plotoni di lavoratori stranieri che arrivano a Singapore per lavorare praticamente come schiavi nei cantieri interminabili tesi a rendere sempre più moderna – e anche espansa: il film si incentra proprio su un cantiere che si occupa di “riempire” di terra l’acqua in modo da annullare la distanza tra un’isola e l’altra. Nel suddetto cantiere l’operaio edile Wang, che dopo un incidente sul lavoro è stato spostato a guidare una camionetta per il trasporto dei suoi colleghi (guida col braccio sinistro al collo), svanisce nel nulla. Di lui si sa poco o niente, se non che frequentava una trista sala giochi gestita da una ragazza col corpo pieno di tatuaggi. A indagare sul caso l’ispettore Lok, che sfrutta ciò che sogna la notte per procedere nella ricerca dell’uomo…

Non è certo casuale che l’ispettore/sognatore possa far echeggiare negli occhi dello spettatore immagini di Twin Peaks e dell’agente speciale Dale Cooper; A Land Imagined presenta infatti una detection molto sui generi, in cui il momento onirico e quello strettamente reale e materiale si sovrappongono fino a diventare una cosa sola. Anche il flashback nel quale si dipana la vicenda di Wang, dal suo incidente durante la giornata di lavoro fino alla notte della sparizione – con l’infatuazione per la proprietaria della sala giochi, le chiacchiere in chat con un misterioso giocatore, l’amicizia con un operaio bengalese che non può far ritorno in patria perché i datori di lavoro gli hanno confiscato il passaporto – esiste solo perché Lok ha sognato l’intero evento. È il sognatore, per rubare le parole a Lynch/Frost, la chiave di tutto.
Yeo costruisce una creatura bicefala, un Giano Bifronte che lavora sugli opposti: il cinema sociale e realista che denuncia lo sfruttamento del lavoro da un lato e il deliquio onirico dall’altro. Un viaggio nella notte e nel sogno che non può non essere definito affascinante – anche per l’ottima tessitura visiva – ma sembra muoversi in territori già ampiamente battuti senza avere la forza di apportare alcuna novità sostanziale. Per questo anche quello che dovrebbe risultare come il colpo di scena finale viene completamente depotenziato, anticipato com’è da qualsiasi spettatore vagamente smaliziato.

Le due metà del film (pur intessute da un punto di vista narrativo) restano in qualche modo arti separati e distinti, quasi che il reale e l’immateriale si debbano fondere a freddo, in maniera calcolata ma senza nessuna tensione naturale. E Yeo sembra più a suo agio nel territorio del puro immaginario, e nella gestione di un inferno notturno caldo e credibile, come l’angusta sala giochi o una fuga sulla spiaggia col sogno irrealizzabile di attraversare il mare e andare in Vietnam, in Indonesia, in Malesia o magari in Cambogia. Perché Singapore, microscopico Stato ma anche potenza della finanza internazionale è un crocevia per il sud-est asiatico; un crocevia di denaro ma anche di corpi di lavoratori sfruttati fino a morire, e destinati a scomparire tra i flutti del mare, senza lasciare traccia. Una terra immaginaria, perché quella reale è troppo brutale per non terrorizzare. Come un incubo notturno che non ha mai fine.

Info
La scheda di A Land Imagined.

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