Ant-Man and the Wasp

Ant-Man and the Wasp

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Come il suo protagonista maschile, Ant-Man and the Wasp funziona bene nella dimensione micro della spensieratezza, meno quando le sue dimensioni si fanno titaniche per misurarsi con i veri giganti della squadra Marvel.

La formica e le cicale

Tornare dal mondo quantico è possibile. Forti di questa convinzione, Hank Pym e Hope van Dyne progettano un macchinario capace di riportare finalmente nel mondo reale la madre scomparsa Janet. Per farlo, hanno bisogno dell’unica persona sopravvissuta al viaggio: Ant-Man, ovvero Scott Lang, che però si trova in libertà vigilata dopo aver preso parte attiva alla guerra civile degli Avengers. [sinossi]

L’Universo Marvel è ormai così ben congegnato, curato e presentato da andare ben oltre la perfetta meccanica di una macchina da guerra. Tanto che la vera “civil war” che la più prolifica e redditizia divisione Disney sembra intenzionata a combattere riguarda la sfida tra i film dedicati al team building aziendale degli Avengers contro i capitoli che approfondiscono i singoli personaggi satellitari rispetto alla logica del branco. O, per metterla in termini più strategici e meno conflittuali, come realizzare la sintesi perfetta tra lo spettacolo per i fedelissimi della continuity tra personaggi sempre più numerosi e storie sempre più complesse e un intrattenimento autonomo per spettatori più saltuari e distratti. Quale delle due logiche sia più forte al momento è difficile da dire, considerando che solo nel 2018 l’uscita di Black Panther e di Infinity War ha ulteriormente innalzato l’asticella in termini di profondità dei personaggi, complessità narrativa e risultati al box office.

In questo conflitto fatto di affezione, aspettative e profitti, Ant-Man si colloca in una posizione anomala. Le sue minuscole dimensioni gli consentono di essere parte del meccanismo ma anche di poter giocare in autonomia senza intaccare minimamente i potenti motori dell’industria. Il primo capitolo del 2015, forse complice la prima stesura di quel talento ipercinetico che è Edgar Wright, era un corpuscolo anomalo di action comedy e giochetti visivi che riusciva a mettere insieme più o meno tutto: racconto delle origini, sottotrama romantica, affetti familiari, siparietti comici e anche un certo umorismo anarchico sia attraverso i dialoghi che nella costruzione delle scene d’azione. Il secondo episodio mostra necessariamente meno libertà: a partire dalle restrizioni imposte dagli incastri con azioni e conseguenze del destino degli Avengers fino alle naturali variazioni per non risultare un clone ripetitivo del primo episodio.
La prima scelta che attuano i cinque sceneggiatori (tra i quali si ritrova lo stesso Paul Rudd) è di marginalizzare parzialmente il personaggio di Scott Lang e rendere sempre più centrali i rapporti con la famiglia Pym-Van Dyne. Forse grazie a uno spirito del tempo più sensibile all’eguaglianza di genere, Scott Lang si mostra sempre più padre affettuoso e sempre meno uomo d’azione, sempre più corpo comico e sempre meno eroe provvidenziale.

Il baricentro si equilibra così perfettamente attorno alla coppia e al binomio che dà il titolo al nuovo episodio (Ant-Man e Wasp) e il personaggio di Evangeline Lilly diventa sempre più centrale: ha un costume tutto suo (ben più performante di quello del partner) e conquista il diritto di affrontare in modo più diretto rispetto al partner maschile i nuovi antagonisti. I quali stavolta sono “solo” un gruppo di trafficanti di macchinari scientifici un po’ cialtroni e una ragazza capace di smaterializzarsi decisa a sfruttare l’energia per il viaggio nel regno quantico per tornare a vivere una vita normale. Se il conflitto tra Wasp e Ghost (l’una decisa a ritrovare la madre, l’altra una vita normale) consuma il vero dilemma etico-epico tipico dei Marvel che giocano in serie A, quello coi trafficanti alla ricerca di un laboratorio portatile grande come un bagaglio a mano per voli di linea è decisamente più rocambolesco.

La seconda scelta, legata alla prima, è votare tutto ciò che riguarda Ant-Man e il personaggio di Rudd al puro intrattenimento leggero, dove le singole battute e le piccole idee originali contano di più rispetto al susseguirsi delle azioni e alle relative motivazioni. Non è tanto un problema quantitativo, visto che il comico Ant-Man e la serissima Wasp hanno praticamente pari importanza nel film, ma qualitativo. Il minimo dettaglio divertente e farsesco è molto più curato di qualunque lunga parentesi per cercare di rendere plausibile o vagamente comprensibile l’obiettivo scientifico della missione. A soffrirne, a parte il carisma di attori come Douglas e Fishburne, è soprattutto il filo rosso che dovrebbe mantenere equilibrio nella cosmologia Marvel. Come il suo protagonista, Ant-Man and the Wasp funziona bene nella dimensione micro dell’ilarità e della spensieratezza, meno quando le sue dimensioni si fanno enormi e titaniche per misurarsi con i veri giganti della squadra.

Info
Il trailer di Ant-Man and the Wasp.
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