Mamma Mia! Ci risiamo

Mamma Mia! Ci risiamo

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Con buona pace delle new entry, Mamma Mia! Ci risiamo di Ol Parker non fa che narrare la difficoltà di trascinare qui gli interpreti del film precedente, per posizionarli in una nuova vetrina che resta tale e non prevede alcuno sviluppo dei loro percorsi.

La musica è stanca

A cinque anni di distanza dagli eventi di Mamma Mia!, Sophie si accinge ad inaugurare un hotel dedicato alla madre Donna, mentre dalla lettura del suo diario apprende dettagli sul passato della genitrice. [sinossi]

La variazione sul tema, con relativo squadernamento di innumerevoli possibilità narrative, è tra i talenti più fertili del cinema hollywoodiano. L’incanto in fondo è tutto qui, nel rinnovare ad libitum un plot già noto, quasi fosse un orecchiabile ritornello, in grado di farci sentire sempre un po’ altrove e un po’ a casa.
Al tempo stesso prequel e sequel del fortunato musical con le canzoni degli ABBA diretto da Phyllida Lloyd nel 2008, Mamma Mia! Ci risiamo di Ol Parker (sceneggiatore di Marigold Hotel e Ritorno al Marigold Hotel nonché regista del grazioso Imagine Me & You) affida tutta la sua originalità a questa sua doppia natura, prosciugando fin dalle prime battute quella sorprendente freschezza che caratterizzava il suo precursore. Lo stesso tema portante del film, ovvero la reunion dei personaggi già presentati nel precedente capitolo, si offre poi come costante riferimento meta-filmico al packaging industriale che gli soggiace. Vale a dire: con buona pace delle new entry del cast, Mamma Mia! Ci risiamo non fa altro che narrare la difficoltà di prelevare e trascinare qui gli interpreti/personaggi del film precedente, per posizionarli in una nuova vetrina che però resta fondamentalmente tale e non prevede alcuna progressione dei loro percorsi. Il meglio è passato, sembra volerci dire il film, al limite non resta che rimpiangerlo.

Immerso in una nostalgia un po’ mesta, il film di Ol Parker parte d’altronde da un luttuoso dato di fatto: Donna (Meryl Streep) è morta e la figlia Sophie (Amanda Seyfried) è rimasta sola sulla natale isola greca di Kalokairi, dove sta per inaugurare un grazioso resort per turisti dedicato alla madre. Anche l’amato Sky (Dominic Cooper) è lontano, richiamato a Londra dalle sue occupazioni lavorative, e dei tre padri della ragazza è rimasto in loco solo l’amabile Sam incarnato da Pierce Brosnan. Una tempesta rischia inoltre di far fallire il party d’apertura dell’hotel nonché il ricongiungimento con i restanti due genitori (Colin Firth e Stellan Skarsgård). Nell’attesa, Sophie si dedica alla lettura del diario giovanile della madre, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua giovinezza, a partire dagli incontri con i tre uomini della sua vita, per proseguire con le esibizioni canore con Rosie (Julie Walters) e Tanya (Christine Baranski), l’arrivo a Kalokairi e la scoperta della gravidanza.

Sul versante del presente abbiamo dunque un’attesa che corrisponde a una lunga elaborazione del lutto, mentre i flashback sul passato di Donna, che scaturiscono dalla lettura del diario, raccontano le tre storie d’amore che, come ben sappiamo dal film precedente, non finiranno bene. Fondamentalmente dunque Mamma Mia! Ci risiamo è un film triste, dove triste è il presente e triste è il passato, perché si sa già che Donna resterà da sola. Assai diluito risulta poi il tema del “girl power”, correlato alla forte autodeterminazione che caratterizzava le scelte di vita di Donna (personaggio, come si è detto, qui troppo ridanciano e ululante), per cui, messo da parte il tema dell’amicizia femminile, ed eliminato anche, attraverso i flashback, quel po’ di mistero che restava sulla libera sessualità del personaggio, il film di Ol Parker si trasforma in un’esaltazione della donna tout court e della maternità, sua innegabile prerogativa. Tecnicamente poi, questi squarci sulla giovinezza del personaggio vengono introdotti da trovate visive sospese tra il kitsch e il grossolano, come ad esempio con una porta che si chiude sul presente mentre una finestra ci proietta nel passato o, ancora, tramite una camicia sventolata sia di qua che di là, o attraverso uno specchio, oggetto sempre disponibile a ponti spazio-temporali. Si segnala inoltre un antiestetico fermo immagine in stile impressionista durante la permanenza a Parigi di Donna da giovane. A incarnare questo ruolo troviamo qui una vivace ma assai sguaiata Lily James (la Cenerentola di Kenneth Branagh), sempre pronta a esplodere in crasse risate o a ululare giuliva ed entusiasta per qualsiasi cosa le capiti. Notevole poi è la scelta di farla saltellare al ralenty con un gonnellone arancione mentre coglie dagli alberi arance altrettanto arancioni.

Certo, gli ABBA non si sono mai distinti per sobrietà nell’abbigliamento, tra stivaloni, tutine a zampa, glitter un po’ ovunque, né il genere musical richiede di suo alcuna sobrietà, ma delle scelte di messinscena un po’ meno rozze avrebbero certo giovato a Mamma Mia! Ci risiamo. L’impresa non era semplice, questo è chiaro, ma non lo era nemmeno ai tempi del primo Mamma Mia!, che pure nasceva dall’omonimo musical di grande successo a Broadway. La fortuna di quel primo capitolo, a parte il riuscito innesto delle canzoni degli ABBA con il racconto, era poi dovuta principalmente al cast stellare che si era composto, nonché alla rivelazione delle doti canore e comiche della Streep. Ma evidentemente la disponibilità degli attori originali è stata in questa occasione assai limitata e attorno a questi limiti si è voluta costruire una narrazione tutta volta al passato, con l’aggiunta delle relative nuove leve attoriali, non sempre all’altezza degli alter ego più “anziani”. Questi “giovani” poi, sanno cantare e ballare bene, questo va detto, ma di fatto il vero divertimento di Mamma Mia! risiedeva proprio nel vedere ballare e cantare attori non adusi a queste attività. Un po’ come accadeva per il capolavoro di Ernst Lubitsch Ninotchka, lanciato con lo slogan “La Garbo ride”, nell’andare a vedere Mamma Mia! pesava non poco la curiosità di trovarvi Pierce Brosnan, Colin Firth e Stellan Skarsgård in vesti musical. E il fatto che non fossero “bravi”, non almeno nel senso comune del termine, costituiva una parte non trascurabile del divertimento.

In ogni caso, se si eccettua il numero canoro e danzereccio sulle note di “Waterloo”, Mamma Mia! Ci risiamo non contiene momenti musical indimenticabili anche perché, di fatto, tutte le maggiori hit degli ABBA sono erano già state ampiamente sfruttate a dovere dal suo precursore. Tutte tranne una, forse. Ma quel personaggio di origine latino-americana, silente per la maggior parte del film e incarnato da Andy Garcia, sta lì per questo, è chiaro fin da subito. Non serve rivelarne il nome per capire a cosa ci riferiamo, e se così non fosse tanto meglio, significa che almeno qualche sorpresa questo Mamma Mia! Ci risiamo è in grado di serbarla.

Info
Il trailer di Mamma mia! Ci risiamo.
Il sito ufficiale di Mamma mia! Ci risiamo.
La pagina Facebook di Mamma mia! Ci risiamo.
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