Isis, Tomorrow

La città irachena di Mosul è ben lontana dall’aver superato le tragedie degli anni recenti e, anzi, sta covando il focolaio del futuro. Ce lo mostra Isis, Tomorrow, documentario di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi, che si avvale di testimonianze – inquietanti e preziose – di vedove e figli di militanti dell’Isis. Fuori concorso a Venezia 75.

L’abisso

Nelle guerre non è raro che i vinti sotterrino le armi prima di ritirarsi, che nascondano arsenali in attesa di tempi migliori. Le armi che l’Isis ha lasciato in eredità per il futuro sono centinaia di migliaia di bambini educati alla violenza e al martirio. [sinossi]

Grazie a un documentario come Isis, Tomorrow, fuori concorso a Venezia 75, si può tornare ad apprezzare una delle qualità intrinseche del mezzo cinematografico – troppo spesso dimenticata -, vale a dire il suo valore di testimonianza. I due registi, gli italiani Francesca Mannocchi (giornalista) e Alessio Romenzi (fotografo), sono infatti stati a Mosul per più di due anni, hanno documentato le fasi cruciali dell’offensiva dell’esercito iracheno contro l’Isis (che aveva occupato la città nel 2014) e poi sono andati a cercare tra le macerie di edifici bombardati testimoni e vittime – ma anche carnefici – da una parte e dall’altra. E ciò che colpisce in maniera particolare è sentire la voce di vedove e figli di militanti dell’Isis, sia per la notevole capacità dei due registi di essersi costruiti l’opportunità di riuscire a parlare con costoro, sia per quello che – concretamente – questi testimoni dicono. E le loro sono parole che sconvolgono, non solo per l’odio ormai atavico e non più sradicabile che provano nei confronti dell’Occidente, ma anche per la paura da cui sono avvinti: uccisi – o imprigionati – gli uomini, sono rimasti per l’appunto solamente donne e bambini, attualmente senza difese ed esposti a ogni tipo di sopruso (che il vendicativo esercito iracheno non gli fa mancare, anzi); ma un giorno quei bambini cresceranno e dunque le vendette incrociate potranno ricominciare, per una spirale purtroppo senza fine. Difatti, non solo l’esercito, ma anche la restante popolazione di Mosul – quelli che, per ora, si possono considerare i vincitori – discrimina in ogni modo figli e parenti dell’Isis. Il quadro desolante che emerge sembra perciò senza scampo, e Mosul – con tutte le sue rovine, la mancanza di strade, di abitazioni, di ogni genere di prima necessità – appare dunque come uno spaventoso focolaio per nuove guerre.

Nel raccontarlo, Mannocchi e Romenzi scelgono di optare per un andamento da documentario molto classico: inquadrature più o meno frontali agli intervistati (almeno, a chi può mostrare il suo volto senza paura di ritorsioni), pause contemplative tese a mostrare la desolazione di Mosul e, infine, inserti con materiale di repertorio (in particolare, video di propaganda dello Stato Islamico). Una impostazione così basica rischia di far cadere Isis, Tomorrow in un qual certo schematismo, come ad esempio quando un intervistato parla di un bambino in bicicletta e si vede un bambino in bicicletta, e rischia anche di far aderire il film a una struttura narrativa fatta di accumulo e priva allo stesso tempo di progressione – anche emotiva – tra una testimonianza e l’altra. Però, è pur vero che questi rischi sono in fin dei conti quasi-evitati, e – al limite – si finisce anche per accoglierli pur di tenersi strette delle testimonianze di rara incisività, come quella al ragazzo che ha perduto la gamba in un’esplosione e che comunque è imprigionato perché è un fanatico sostenitore del Califfato e perciò l’esercito iracheno lo considera pericoloso, soprattutto per eventuali attacchi suicidi. O anche quella alla vedova che racconta di come ha trovato i cadaveri del marito, del fratello e di altri parenti nel mezzo di un fiume, e ha provato a raccoglierli e portarli con sé a casa davanti agli occhi – resi vacui e ciechi dall’insensatezza della violenza – dei suoi figli.

Per tutto questo, perciò, Isis, Tomorrow vale come preziosa documentazione, non solo del presente, ma anche del futuro, per chi un giorno vorrà capire cosa succedeva a Mosul quando sembrava tutto sepolto sotto a delle ceneri.

Info
La scheda di Isis, Tomorrow sul sito della Biennale.
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