La ballata di Buster Scruggs

La ballata di Buster Scruggs

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I fratelli Coen tornano nel Far West con l’antologico La ballata di Buster Scruggs, progetto nato come una serie e poi trasformato in un lungometraggio. Sei storie che ripercorrono il mito della Frontiera, le icone polverose, il lato selvaggio, declinate alla maniera dei Coen: un western spassoso, cinico, romantico, musicale, cupo, cartoonesco, realistico. In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2018 e poi su Netflix. La nuova frontiera.

Nebraska Panhandle

La ballata di Buster Scruggs è una raccolta antologica sulla Frontiera, sul Selvaggio West. Sei storie: un singolare e temuto pistolero canterino, con la battuta pronta e il grilletto infallibile (The Ballad of Buster Scruggs); un rapinatore che sceglie la banca sbagliata, tra fortuna e sfortuna, in un valzer condotto dal destino (Near Algodones); due artisti itineranti vivono alla giornata, ma la lotta per la sopravvivenza è spietata nei territori inospitali (Meal Ticket); un anziano cercatore d’oro trova una valle incontaminata e il filone giusto (All Gold Canyon); la giova e graziosa Alice trova un’inaspettata promessa d’amore durante il lungo viaggio in carovana attraverso le praterie (The Gal Who Got Rattled); una diligenza, un cadavere e cinque viaggiatori (The Mortal Remains). [sinossi]

Partiamo dalla fine. Da The Mortal Remains, un po’ pesce fuor d’acqua. Più di una riserva, ma godibile, solo a tratti pungente, con una deriva metafisica. Aggiunge a La ballata di Buster Scruggs alcuni pezzi mancanti del mosaico western: la diligenza, i bounty killer, i cacciatori solitari e via discorrendo. A volerlo proprio cercare, il limite è che non chiude realmente la pellicola, non tira le fila, lasciando piuttosto un retrogusto amaro. The Mortal Remains ci ricorda che il progetto è cambiato in corsa, che dalla serie si è passati al lungometraggio, che da Netflix si è sbarcati alla Mostra del Cinema. Fuori posto? No, no, casomai fuori concorso. La ballata di Buster Scruggs ha infatti un incipit folgorante, in puro stile Coen, e mantiene un’ammirevole densità narrativa, accompagnata da un ampio sguardo sul genere, sul mito, sulla Frontiera. Un omaggio, un divertissement, una rilettura post-moderna, un ritorno ai film antologici. Insomma, un dedalo di spunti, idee, riflessioni. Una declinazione multipla del western.

Partiamo dall’inizio. Dal primo racconto, che è poi il titolo del film (e del libro, il pretesto): The Ballad of Buster Scruggs. Western canterino, spassoso, volutamente sopra le righe – tanto da essere persino cartoonesco. Una ouverture che ci mette in guardia: la morte è in agguato, sempre dietro l’angolo, magari alle spalle, giusta o ingiusta. Il West è effettivamente lontano e selvaggio. Ed è pieno di insidie, di solito a due zampe e armate di pistola o fucile. Oppure di arco e frecce.
Ad aprire le danze di un cast inevitabilmente lussuosissimo è Tim Blake Nelson (Buster Scruggs), personaggio che spariglia subito le carte: i Coen si divertono a rielaborare una serie di cliché, riuscendo in pochi minuti a dare corpo e spessore a coloni, cercatori d’oro, cowboy. Al bizzarro Scruggs, letale eppure così lontano dallo stereotipo del pistolero, è affidata una delle regole più chiare del Selvaggio West: prima o poi arriverà un ragazzo affamato di miti e leggende, giovane e veloce. Arriva sempre.

Ritroviamo il delizioso gusto di divertissement nel secondo racconto, Near Algodones, scoppiettante e beffardo. Un altro monito, questa volta sul labile confine tra la vita e la morte, sulla giustizia fulminea e sommaria del Far West. Perfetta la (adorabile) faccia da schiaffi di James Franco, attore/autore che da sempre gioca con ironia e autoironia.
Il terzo racconto, Meal Ticket, singolare e cupo, è come un ponte che dobbiamo attraversare, un anello di congiunzione tra i fuochi d’artificio dei primi due episodi e il realismo/classicismo dei successivi All Gold Canyon e The Gal Who Got Rattled, più ad ampio respiro, due potenziali lungometraggi mirabilmente condensati.
Ed ecco che la mente torna a The Mortal Remains, al finale brusco, alla natura ibrida della pellicola. Viste le premesse, allungare la serie antologica sarebbe stata probabilmente la scelta più saggia e fertile, ma è difficile pensare ai fratelli Coen ancorati per troppo tempo al piccolo schermo – giova sottolinearlo: nella messa in scena, nella cura, nello sguardo, La ballata di Buster Scruggs è cinema, assolutamente cinema, come peraltro testimoniamo le due sequenze con gli indiani e l’ampio respiro di The Gal Who Got Rattled, racconto che segue più traiettorie, mescolando romanticismo e avventura, e rimandando almeno di un po’ – forse al prossimo viaggio, alla prossima carovana – le derive crepuscolari.

Info
La scheda de La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs) sul sito di Venezia 2018.
La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs) su Netflix.
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