Saremo giovani e bellissimi

Saremo giovani e bellissimi

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Saremo giovani e bellissimi, l’esordio al lungometraggio di Letizia Lamartire, costruisce un rapporto madre-figlio morboso e non privo di stratificazioni, ma preferisce poi scegliere la via più quadrata, chiusa e probabilmente “facile”. In concorso alla Settimana Internazionale della Critica.

Se penso a come ho speso male il mio tempo, che non tornerà…

Isabella è una cantante di 43 anni che, quando non era neppure ventenne, ha inciso un album di successo. Da tempo si sono spenti i sogni di gloria, ma Isabella continua a esibirsi abitualmente in un club di provincia con il figlio Bruno, che la accompagna alla chitarra e che avuto da giovanissima, proprio quando pareva che la sua carriera potesse prendere il largo… [sinossi]

Tic Tac è il titolo del singolo con cui Isabella (Barbara Bobulova, brava) aveva avuto notorietà all’inizio degli anni Novanta, ma l’onomatopea evoca anche lo scorrere del tempo. Che passa e non torna più, una cosa che la protagonista di Saremo giovani e bellissimi non pare accettare volentieri. Il film d’esordio di Letizia Lamartire, in concorso alla Settimana della Critica, tenta con una discreta riuscita di ritrarre una donna non convenzionale, a tratti insopportabile, che non ha voglia di crescere ed entrare nei ranghi. Ma a ben vedere il film prova anche a parlare di una generazione, quella dei quarantenni intrappolati più dei loro genitori e più dei loro figli in una bolla di aspirazioni e sogni infranti, nell’attesa di un presente che non è mai arrivato nella maniera in cui lo si aspettava. Saremo giovani e bellissimi sempre, anche in futuro e replicando l’immaginario del nostro passato, perché la vita corrisponderà al nostro desiderio, sarà la forma della nostra indiscutibile individualità giovanile: questa era una diffusa proiezione per i ragazzi dell’ultimo decennio del secolo scorso, un po’ inebetiti in un’illusione egotica in cui la musica, in qualità di (nobile) veicolo espressivo anticonformista, aveva ancora un forte ruolo e un senso identitario. La realtà, per Isabella, è a dire il vero arrivata in fretta con un evento inaspettato: la gravidanza e la nascita del figlio Bruno (Alessandro Piavani). Eppure la madre è riuscita a “piegare” anche questo evento al suo volere e al suo bisogno psichico, crescendo il suo ragazzo in una sorta di simbiosi ai limiti dell’incesto, anche e proprio per conservare quel microclima mentale che le ha permesso di continuare a sentirsi libera e fuori dagli schemi, ma soprattutto cristallizzata nel tempo in cui sognava di avere ancora tutto il futuro nelle sue mani. Isabella ha cresciuto un alleato, più che un figlio, un uomo che la adora, che le fa da genitore. E che adesso è un adulto più responsabile di lei.

Assieme tirano a campare caoticamente e suonano dal vivo in un bar gestito da un vecchio amico di lei. Non avendo mai sviluppato un repertorio nuovo, ripropongono anche Tic Tac, il successo che ha condannato la protagonista a restare intrappolata nel passato, mentre il loro ménage “famigliare”, in cui non mancano affatto gelosie e ripicche da amanti, va avanti da anni incartato e nevrotico. Una protagonista femminile poco materna e addirittura manipolatoria col figlio e l’ambiguità relazionale tra i due sono gli elementi di maggior forza del film, presentati bene nella prima sequenza, quando Isabella, dopo un concerto, bacia fin troppo affettuosamente Bruno (che ancora non sappiamo essere suo figlio), per poi rimorchiare un coetaneo del ragazzo sotto il suo sguardo infastidito. Lei è una donna attraente, sexy, fragile, immatura e delusa da se stessa e dalla vita; Bruno, nonostante la riottosità e le sporadiche proteste, stravede per questa madre mezza sciroccata, ne è affascinato, sedotto, probabilmente anche eroticamente ammaliato. Ovviamente le cose sono destinate a cambiare con lo “zampino” di Arianna (Federica Sabatini) giovane e bella leader di un gruppo pop-rock, di cui Bruno si invaghisce. E anche il film è destinato a cambiare: con l’arrivo della terza incomoda che farà “aprire gli occhi” al giovane, Saremo giovani e bellissimi rientra in codici narrativi più ammansiti e sceglie (scientemente, programmaticamente, visto il pre-finale) di non spingere l’acceleratore verso una traiettoria che poteva diventare davvero disturbante, se non tragica. Ed è un po’ un peccato, perché si preferisce condurre lo spettatore verso il finale giusto, corretto, in cui tutti si evolvono e crescono, diventano consapevoli di loro stessi, e le cose tornano a un loro ordine naturale. Ma se il cambiamento è risolto in maniera più che altro convenzionale, per quanto riguarda Bruno, l’evoluzione di Isabella lascia qualche perplessità perché pare un giudizio, un necessario ravvedimento, cosa un po’ fuori luogo per un film che fino a quel momento ha il pregio di non emettere una sentenza negativa sulla sua protagonista.

Al di là di tutto, e nonostante le svolte riducano progressivamente le potenzialità del racconto, non mancano le scene ben scritte e ben dirette. Come quella della cena a quattro tra Isabella, il suo “compagno”, Bruno e la sua ragazza, e in cui conflitti, gelosie, pesanti recriminazioni sgorgano senza freni davanti agli occhi un po’ sgomenti dei due “estranei” al nucleo famigliare; o la scena in cui Isabella va dalla madre che non vede da tempo, accompagnata da Bruno che le deve fare forza, ma la situazione si rivelerà incongrua, inadeguata e imbarazzante. Sarebbe stato più interessante tenersi stretti questi sentimenti sgradevoli, senza doverli riportare necessariamente alla giusta misura: di sicuro avrebbe donato a Saremo giovani e bellissimi un coraggio peculiare, che il film perde invece un po’ alla volta. Per quanto riguarda il versante musicale, Letizia Lamartire – di certo competente, visto che oltre al Centro Sperimentale di Roma ha studiato al Conservatorio – pare trovarsi più a suo agio a inquadrare, mentre canta, una donna intrigante e sicura della propria femminilità come Isabella che non un gruppo di ventenni con chitarra e basso. Le musiche di Matteo Buzzanca (autore per parecchi cantanti italiani, oltre che compositore per teatro e cinema), cercano invece di ritagliare abiti sonori peculiari per i tre personaggi principali: Isabella sembra provenire musicalmente più dal cantautorato anni Settanta/Ottanta che non dal punk o dagli ultimi vagiti del rock coevi alla sua giovinezza, mentre i ragazzi galleggiano in sonorità molto convenzionali a cavallo tra gli anni Novanta ai primi Duemila.

Girato a Ferrara e dintorni, Saremo giovani e bellissimi ha la curiosità di raccontare una donna che evoca una tipologia umana piuttosto diffusa, che in provincia trova una sua eternità possibile come un vecchio mobile fuori tempo cui tutti però sono affezionati, e tratteggia un rapporto madre-figlio poco rassicurante. Dispiace, quindi, che alla fine il film si lasci guidare dal desiderio di essere mansueto e allontani gli elementi perturbanti che mette in scena.

Info
La scheda di Saremo giovani e bellissimi sul sito della SIC.
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