L’amica geniale

L’amica geniale

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Saverio Costanzo adatta per il piccolo schermo L’amica geniale, il bestseller di Elena Ferrante che ha spopolato in mezzo mondo. Nei primi due episodi presentati in anteprima fuori concorso alla Mostra di Venezia lo fa con uno stile piano e pedissequo, privo di forza e che si riscatta solo grazie alla verve delle giovani protagoniste.

Compagne di scuola

Quando l’amica più importante della sua vita sembra essere scomparsa senza lasciar traccia, Elena Greco, una donna anziana che vive in una casa piena di libri, accende il computer e inizia a scrivere la storia sua e di Lila, la storia di un’amicizia nata sui banchi di scuola negli anni Cinquanta. Ambientato in una Napoli pericolosa e affascinante, inizia così un racconto che copre oltre sessant’anni di vita e che tenta di svelare il mistero di Lila, l’amica geniale di Elena, la sua migliore amica, la sua peggiore nemica. [sinossi]

Ci sono due possibili modi per approcciarsi a L’amica geniale, la miniserie in otto episodi che Fandango ha prodotto insieme a Wildside e Umedia e che andrà in onda a novembre sui canali della televisione di Stato. Il primo è quello dell’appassionato cultore della serie di romanzi firmati da Elena Ferrante e tradotti in centinaia di lingue in giro per il mondo; il secondo invece è quello del neofita. Due modalità completamente differenti, ma che potrebbero a ben vedere giungere alla medesima lettura del lavoro compiuto da Saverio Costanzo. È giusto precisare, in una fase preliminare, come questo articolo si basi solo ed esclusivamente sui primi due episodi della serie, presentati in anteprima mondiale fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, seguendo il tracciato già percorso un paio di anni orsono da Paolo Sorrentino e dal suo The Young Pope (anche in quel caso vennero presentati solo due episodi). Non si può dunque lanciare uno sguardo complessivo, né ragionare in termini assoluti sulla riuscita o meno dell’intera operazione. È però indubbio che i primi due episodi – intitolati rispettivamente Bambole e I soldi – permettano di inquadrare con una certa precisione alcuni aspetti rilevanti della produzione e della messa in scena. Ed è altrettanto certo che le perplessità sollevate da queste prime due ore non possano che inficiare almeno in parte anche i restanti capitoli.
Era difficile pensare che non si arrivasse prima o poi a trasformare in immagini il romanzo di Elena Ferrante – sull’identità autoriale che si nasconde dietro questo nome all’apparenza fittizio si rimanda alla ricca e documentata letteratura rintracciabile senza troppo sforzo con una ricerca online –, primo di una tetralogia che racconta, partendo dall’io narrante di Elena Greco, il rapporto di amicizia non privo di conflitti tra lei e Lila. Romanzo celebrato in ogni dove, al punto da far inserire il nome della Ferrante tra i più rilevanti nella letteratura mondiale contemporanea, L’amica geniale possiede il fascino del racconto popolare e d’epoca, articolato com’è lungo l’arco di decenni, a partire dalla Napoli dei bassifondi dei primi anni Cinquanta, là dove la storia inizia dopo una breve prolessi. Da un punto di vista strettamente autoriale Costanzo non poteva che apparire come una delle scelte migliori, visti gli ottimi risultati artistici e commerciali raggiunti con tre adattamenti da romanzi: In memoria di me, che prende ispirazione da Lacrime impure di Furio Monicelli, La solitudine dei numeri primi, desunto dalle pagine di Paolo Giordano e Hungry Hearts, che prende ispirazione da Il bambino indaco di Marco Franzoso.

A rendere forti e potenti le suddette versioni cinematografiche era però soprattutto la volontà di Costanzo di smarcarsi in continuazione dal testo di partenza, elaborando traiettorie personali quando non in aperta opposizione rispetto al romanzo. Tutto questo ne L’amica geniale non gli viene minimamente concesso, e la sceneggiatura sembra a tratti un’operazione di copia/incolla che poco senso ha, e pochi risultati ottiene. L’aderenza al testo è la prima piccola grande condanna cui va incontro Costanzo: ingabbiato in una narrazione che non sembra concedergli mai sbocchi o prese d’aria, il regista si limita a eseguire un compito, quasi si trattasse di uno dei compagni di classe delle piccole – ma brillanti e geniali, e in particolar modo libere da preconcetti e da idee stantie – Lila e Lenù, amiche-nemiche che si contendono il ruolo di migliori studentesse e insieme cercano di trovare un senso alla vita nel rione disgraziato in cui sono nate.
Proprio la rappresentazione del rione, e della sua vita, lascia abbastanza sconcertati: a partire da un set poco credibile e privo di reale vita, fino ad arrivare a una umanità schematica, il mondo nel quale si muovono le due giovanissime protagoniste appare completamente artefatto, illustrativo nel significato peggiore e più deteriore del termine. C’è una pallida e un po’ squallida imitazione della vita in questa ricostruzione storica, e nulla di più. Anche i personaggi chiave sono solo abbozzati, mostrano delle funzioni che però sono inerti, deprivate come sono della psicologia, della passione, dell’indole. Figurine su una cartolina d’epoca, in grado di muoversi solo perché il cinema – e anche la televisione – è immagine in movimento ma per il resto raggelate in un quadro asettico. Quel che ne deriva è una narrazione poco affascinante e ancor meno in grado di conquistare l’attenzione dello spettatore, che poco ha da interessarsi della faida tra i gestori del bar e don Achille, il piccolo boss della zona. Proprio la morte di quest’ultimo, che avrebbe potuto offrire uno scarto almeno visivo, e che al contrario prende corpo in scena nella più totale piattezza espressiva, certifica le difficoltà di Costanzo a far propria un’operazione produttiva forse più grande di lui. Incapace di donare un tono e uno stile proprio a L’amica geniale, il regista affida tutte le sue carte alle due protagoniste, le esordienti Elisa Del Genio e Ludovica Nasti; sono loro a sorreggere sulle spalle questi primi due episodi. Ma è davvero troppo poco per risollevare un’operazione nel complesso non sbagliata, ma totalmente priva di identità. Inutile sul grande schermo, perché non ha portata cinematografica, potrebbe trovare un po’ di sollievo in televisione, l’elettrodomestico per cui in fin dei conti la serie è stata pensata. Forse l’errore è averlo selezionato al Lido…

Info
Il trailer de L’amica geniale.
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