Dragged Across Concrete

Dragged Across Concrete

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Dragged Across Concrete, il nuovo film di S. Craig Zahler, è un noir teso, costruito attorno a una serie di personaggi in cerca di una via d’uscita dalla vita in cui si sono impantanati. Con un sublime Mel Gibson, fuori competizione (ma avrebbe meritato il concorso) alla Mostra di Venezia.

Shotgun Safari

Due ispettori di polizia vengono sospesi dal servizio quando viene diffuso dai media un video che mette in luce i loro metodi violenti. Male in arnese economicamente e senza alternative, gli amareggiati poliziotti iniziano la loro discesa nel mondo della criminalità dove, ad attenderli nell’ombra, trovano più di quanto immaginassero. [sinossi]

Ci sono tre sequenze emblematiche in Dragged Across Concrete, fondamentali per comprendere fino in fondo l’operazione portata a termine da S. Craig Zahler. La prima vede Henry Johns (un bravissimo Tory Kittles), appena uscito di prigione, cacciare dal proprio appartamento il cliente della madre – che ha speso tutti i soldi che il figlio le aveva lasciato in eroina, ed è finita a prostituirsi – per poi giocare a un videogame con il fratellino costretto su una sedia a rotelle. La seconda si concentra su Mel Gibson, in una delle sue interpretazioni più sofferte e riuscite, che cerca di tirar su il morale della figlia adolescente bullizzata con un documentario sui cuccioli di leone e un pacchetto di biscotti. La terza, infine, è quella che appare completamente spuria, perché ha per protagonista Jennifer Carpenter – già al lavoro con Zahler in Cell Block 99 e da principio anche nel cast di Bone Tomahawk, dove venne poi sostituita da Lili Simmons –, nel ruolo di un personaggio destinato a una brevissima vita all’interno della trama: è una donna che ha terminato i giorni di maternità ma non vorrebbe tornare al lavoro per rimanere a casa con il suo bambino. Il ritorno forzato in banca coinciderà con la sanguinosa rapina che è il punto di svolta del film, e quindi con la sua morte: prima di ricevere la raffica di mitra avrà tempo di chiedere al suo carnefice di riportare la scarpina ricamata del figlio, che aveva portato con sé per superare il distacco. Tre sequenze che non sviluppano in senso stretto la trama di questo noir dimesso ma pronto a eruzioni di violenza incontrollate, ma che scavano in profondità nell’anima di una società impaurita, barbarica e ancorata – per mantenersi umana – agli affetti più primordiali, quelli di sangue.

In Dragged Across Concrete ci sono ovviamente tutti i passaggi chiave del poliziesco, dall’abuso di potere fino al ribaltamento che vede i poliziotti passare al lato oscuro della barricata, ed entrare a loro volta nel mondo della criminalità, ma c’è soprattutto la descrizione di esseri umani arrivati oramai al punto di rottura. Non c’è più coesione sociale, non c’è più pace, gli Stati Uniti descritti da Zahler sono una terra in perenne conflitto, armato e violento. Bianchi contro neri, neri contro bianchi, poliziotti contro criminali, in una spirale che non ha fine, e che può essere evitata e schivata solo raggiungendo l’unico vero ideale: la sicurezza economica. Quella sicurezza che il sessantenne ispettore di polizia Brett Ridgeman non può garantire alla sua famiglia (la moglie, un tempo a sua volta poliziotta, soffre di sclerosi multipla ed è stata congedata per malattia), visto che i ripetuti comportamenti violenti durante le azioni, con tanto di aggravante razzista, gli hanno impedito di fare carriera. Tutti i suoi colleghi dopo qualche anno passato per strada hanno raggiunto le scrivanie, lui no. Lui, a sessant’anni, deve ancora appostarsi su una scala antincendio per cercare di bloccare un trafficante di droga. La tentazione di fare soldi in fretta, anche se sporchi, per permettersi una casa in un quartiere più sicuro, dove la figlia non rischi di essere molestata, è forte.
Non va molto meglio a Henry Johns, che ha scontato una pena per entrare in un’altra, quella della sua quotidianità: la madre è dipendente dall’eroina, il fratello cerca di evadere da una realtà opprimente e orribile – e che per lui riluce del metallo della sedia a rotelle – immergendosi nel virtuale dei videogiochi, dove può andare a spasso per la giungla e sparare a un leone. Il re della foresta.

Nella giungla urbana si aggirano leoni molto più difficili da abbattere, e anche la conquista di un borsone pieno di lingotti può diventare il mcguffin per una lunga cavalcata verso il martirio, e forse anche verso una gloria. Materiale, ovviamente.
Il talento di Zahler, che era apparso già evidente in Bone Tomahawk, dove il western si fondeva con l’horror, e in Cell Block 99, con una seconda metà che accumulava violenza a violenza senza concedere sconti a chicchessia, deflagra in Dragged Across Concrete, dove la regia si muove per continue sorprendenti contrapposizioni. Là dove si potrebbe ipotizzare una epilessia del genere Zahler sviluppa la narrazione attraverso una dialettica incessante tra le parti in scena: in questo senso la seconda parte, in cui la dilatazione dei tempi si fa a dir poco esemplare (il lunghissimo inseguimento, che non ha nevrastenie ma solo il lento incedere verso l’ineluttabile, e quindi lo scontro a fuoco finale costruito con una maestria nell’uso degli spazi davvero rara), configura al meglio le intenzioni del regista e sceneggiatore della Florida. Del tutto distante dalla rilettura del noir degli ultimi venti anni, Zahler insegue stilemi classici, o al massimo figli dell’era della New Hollywood. Ridgeman e Lurasetti, i due poliziotti che dopo essere stati sospesi dal servizio decidono di cedere alle lusinghe del crimine, potrebbero avere i volti di Al Pacino, Tony Curtis, o perfino dello splendido Treat Williams de Il principe della città di Sidney Lumet, mentre le timbriche lavorate con cura dal direttore della fotografia Benji Bakshi riportano alla mente (anche qui spesso per opposizione) le luci di Robby Müller per Vivere e morire a Las Vegas di William Friedkin e da Dante Spinotti per Heat di Michael Mann. Epico e disperato sguardo su una serie di derelitti che sognano senza speranza di uscire dall’incubo del loro grigiore quotidiano, Dragged Across Concrete è anche uno spietato riassunto degli Stati Uniti di oggi, sui suoi odi preconcetti e sulle sue paure. A Venezia avrebbe meritato di poter competere per il Leone d’Oro.

Info
La scheda di Dragged Across Concrete sul sito della Biennale.
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