Ricordi?

Ricordi?

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A quasi un decennio da Dieci inverni, Valerio Mieli realizza il suo secondo film, Ricordi?, tutto giocato sulla memoria e sulla confusione del vissuto di una coppia di dis/innamorati. Ambizioso, a tratti affascinante, ma in fin dei conti un po’ esile e non sempre curato nella messa in scena. Vincitore del premio del pubblico alle Giornate degli Autori a Venezia 75.

«Ti ricordi, Michele, ti ricordi?»

Una lunga storia d’amore raccontata attraverso i ricordi, falsati dagli stati d’animo, dal tempo, dalle differenze di punto vista dei giovani protagonisti. Il viaggio di due persone negli anni: insieme e divise, felici, infelici, innamorate tra loro, innamorate di altri, in un unico flusso di emozioni e colori. Nel corso del film lui scopre che è possibile un amore che duri, lei impara invece la nostalgia. Ma anche i loro ricordi cambiano col tempo: sbiadiscono, o invece si saturano di gioia, in un presente che scivola via per farsi subito memoria. [sinossi]

Curioso – e anche un po’ preoccupante in quanto indicatore del pessimo stato di salute in cui versa il nostro cinema – il destino di Valerio Mieli, che nel 2009 diresse un film fortunato e molto premiato come Dieci inverni e che solo adesso, a quasi dieci anni di distanza, è riuscito a chiudere il suo secondo lungometraggio, Ricordi?, presentato a Venezia 75 alle Giornate degli Autori.
Come nel suo esordio, anche in Ricordi? Mieli si concentra su una storia di coppia, su un amore che evapora o si rinfocola, ma qui l’operazione è tesa – dal punto di vista stilistico – a una estrema frammentazione visiva, a un ragionamento sulla confusione del ricordo e sull’assenza di precise coordinate temporali. Tutto sfuma e tutto appare sfocato nella storia d’amore tra un lui e una lei (i personaggi, in maniera sin troppo programmatica, non hanno nome), ma tutto è confuso anche nei ricordi singoli che entrambi hanno della propria infanzia. Dunque quel che in Nanni Moretti ha sempre rappresentato un topos cinematografico da combattere (l’insistenza di cui è vittima Michele Apicella in Palombella rossa, ma anche la parodia dei flashback in Ecce bombo), diventa in Ricordi? il nucleo del discorso: il ricordo. Ovviamente, niente da dire su questa scelta operata da Valerio Mieli – assolutamente legittima, come lo era quella di Moretti – che, anzi, pone il film su un livello d’ambizione normalmente inconsueto nel nostro cinema. L’impostazione che Mieli dà di Ricordi? sembra guardare infatti a modelli altissimi, come il Resnais di Providence, come certo cinema felliniano o come, più di recente, Terrence Malick. Dal primo sembra provare a prendere il discorso sui tentennamenti della memoria, dal secondo certe situazioni surreali/sognanti (il nonno morto sopra l’albero), dal terzo le sospensioni del ritmo e la prosopopea visiva, come ad esempio la luce che ‘spara’ nell’obiettivo della camera. Il tutto risulta dunque anche abbastanza affascinante, anche se poi alla lunga il gioco si rivela stancante e sin troppo esile.

Ricordi? infatti, rispetto agli autori citati, non ha una particolare forza teorica (vale a dire che nella sua frammentazione non arriva a ragionare sul concetto di racconto o di ricordo, se non nel dire che: «Il presente non esiste»), non ha una corposa tendenza al visionario o al surreale (i momenti che, nel ricordo, appaiono sognanti sono veramente pochi) e non ha la tenuta visiva, sempre elevatissima, del cinema di Malick. Anzi, ogni tanto, Ricordi? ha delle cadute di stile – apparentemente anche a livello di post-produzione – tali da inficiare l’ordito del film, visto che tutto è costruito intorno a una riflessione estetica. E anche l’ottimo gioco che vien portato avanti sin dall’inizio sui piani temporali – e su situazioni simili in location simili che si confondono l’una con l’altra – finisce alla lunga per diradarsi e per spegnersi lentamente all’approssimarsi del finale, quando si capisce che Mieli fatica a trovare il momento esatto in cui dover concludere il suo film. Ne deriva dunque che quella sensazione di spaesamento, che è comunque l’elemento di maggior fascino di Ricordi?, sensazione secondo la quale per lunghe porzioni del film non sappiamo quando è avvenuto ciò che vediamo, se prima o dopo altri fatti, se è già accaduto o se deve ancora accadere, questa sensazione alla fine si perde e quell’effetto flou su cui Mieli ha costruito la sua idea viene a cadere per far emergere infine una nitidezza narrativo/temporale/visiva di cui non si sentiva il bisogno.
Va a finire dunque che Ricordi? ci sembra avere molti elementi in comune con una lieve commedia sentimentale americana di qualche anno fa, (500) giorni insieme, da cui riprende l’altalena di sentimenti all’interno di una coppia, cioè chi si ama in un tempo x, non si ama più in un tempo y, ma potrebbe tornare ad amarsi in un tempo z, e così via. Solo che il film diretto da Marc Webb aveva dalla sua una maggior solidità di scrittura e anche una melanconia di fondo probabilmente più percepibile rispetto a quanto accade in Ricordi?.

Buone le prove di Luca Marinelli e di Linda Caridi nei panni dei protagonisti, meno quella di Giovanni Anzaldo nella parte dell’amico, anche perché gioca un po’ troppo a fare una sorta di Favino giovane. Simpatica l’apparizione di Angelo Barbagallo, che ha prodotto il film con la Bibi Film e che in questa Venezia 75 è apparso in ben due film come attore, l’altro è Una storia senza nome di Roberto Andò. In ogni caso, speriamo di non dover aspettare altri dieci anni prima di vedere un nuovo film di Valerio Mieli.

Info
La scheda di Ricordi? sul sito delle Giornate degli Autori.
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