Cuori solitari

Cuori solitari

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Presentato a I Mille Occhi 2018, nell’ambito del Premio anno uno a Franco Giraldi, il sesto film del regista, Cuori solitari, del 1970 con protagonisti Ugo Tognazzi e Senta Berger, è il primo film a trattare il tema dello scambio di coppia che fornisce un quadro lucido e impietoso della società italiana, nell’anno in cui fu promulgata la legge sul divorzio.

Scambismo all’italiana

Stefano e Giovanna, sposati da otto anni, rappresentano una coppia annoiata dell’alta borghesia del Nord. Lui vende moquette ed ha come clienti rappresentanti del clero e delle associazioni per la pubblica morale che contestano fortemente il divorzio. Mentre trascorrono, come consuetudine, il tempo libero nella loro villa sul lago, si imbattono in una coppia di giovani turisti provenienti dal Nord Europa. I ragazzi, dallo spirito libero, suggeriscono ai coniugi di provare lo scambio di coppia. Da quel momento Stefano e Giovanna si cimenteranno in nuove esperienze in tal senso. [sinossi]

Stefano e Giovanna rappresentano una tipica coppia dell’alta borghesia benestante del Nord Italia dell’epoca, annoiata dopo otto anni di matrimonio. Franco Giraldi mette subito le carte sul tavolo nella prima scena, mentre sono in barca sul lago: la loro routine è diventata talmente monotona al punto che entrambi prevedono col pensiero ciò che il coniuge si appresta a dire. Mentre Stefano si concede pure scappatelle, con la segretaria, e va con prostitute, a sconvolgerlo davvero sarà l’idea dello scambio di coppie, ovvero il fatto che sia la moglie a tradirlo pur in un gioco di complicità apparente. Si tratta della società maschilista patriarcale, quella per esempio raccontata da Antonio Pietrangeli in Il magnifico cornuto – il cui figlio Paolo è aiuto regista in questo film – ambientato pure in una città di provincia del Nord, a Brescia, mentre le vicende cittadine di Cuori solitari si svolgono a Bergamo. Ugo Tognazzi, sempre marito commerciante, va a letto con tutte quelle che gli capitano mentre è ossessionato dal solo pensiero che la moglie possa tradirlo.

Franco Giraldi mostra una notevole padronanza di regia, coadiuvato dal grande Franco ‘Kim’ Arcalli al montaggio. Come nella scena in cui un montaggio maliziosamente analogico interrompe la volgare barzelletta dello squallido scambista per portarci in cucina dove la finta moglie ammira la bresaola che sta affettando Stefano. O come quando fa scambiare gli scambisti con la coppia di vecchi, in realtà i custodi della villa. In una elegante e ben confezionata comedy of manners, il regista fornisce un ritratto impietoso della società italiana dell’epoca, nella transizione di un decennio e a un punto chiave della sua modernizzazione sociale, l’introduzione dell’istituto giuridico del divorzio avvenuto, in un contesto di lacerazione estrema delle forze politiche, alla fine dell’anno in cui Cuori solitari è uscito, il 1970. Un’eco del film si ha nella manifestazione del comitato anti-divorzista per la moralizzazione pubblica, di cui Stefano è un fornitore e a cui partecipa ipocritamente. E qui si aggiunge anche la corruzione, allo spietato ritratto dell’Italia di Giraldi, con l’emissario del comitato che chiede una tangente. Alla manifestazione moralistica in chiesa segue la contestazione dei pro-divorzisti fricchettoni di cui fa parte l’alternativo fratello di Giovanna. Come in La Cina è vicina la spaccatura è interna alle stesse famiglie. E, come nel film di Bellocchio, lo sguardo di Franco Giraldi è severo con tutti. Il fratello di Giovanna che rivendica una vita da hippie, che rifiuta il mondo di quelli che vanno a lavorare in cravatta, si fa foraggiare abbondantemente, di cibo, mance e pure di una cinepresa, dalla sorella borghese. Il finto scambista, la cui moglie si rivela in realtà quale una escort da lui ingaggiata, discetta ridicolmente, un Diego Fusaro ante litteram, di sfruttamento neocapitalistico. Nell’anno in cui l’Italia si divideva tra favorevoli e contrari al divorzio, era già diffusa evidentemente la pratica molto trasgressiva dello scambismo tra coppie, come dimostrano i tanti annunci in tal senso nelle riviste erotiche che compra Stefano, vergognandosene come Woody Allen in Il dittatore dello stato libero di Bananas. Ma in fondo questo è il paradosso cui ci mette di fronte Giraldi. Lo scambio di coppie prevede per definizione la coppia, è un adulterio reciproco e consapevole, ed è quindi assolutamente compatibile con il matrimonio e la sua indissolubilità.

L’Italia del 1970 è una società ipocrita e moralista. Un paese dove «prigioni e manicomi sono pieni di quelli che sono usciti dal branco», dice Giovanna. A farlo vacillare sono gli influssi dall’esterno, da culture più aperte. Così è l’incontro che innesca la narrazione, quella con la coppia di disinibiti ragazzi scandinavi. Se poi lo si chiama ‘swapping’ la pratica dello scambismo può essere più facilmente accettata, con l’appeal di quella esotica terminologia. E poi Giovanna rinfaccia al fratello il fatto che il suo apparente anticonformismo sia semplicemente l’adesione a una moda d’oltreoceano. La contestazione e lo scambismo sono fenomeni d’importazione. Tutti i feticci della società dell’epoca sono contemplati nel film, la moquette, le polaroid, tutti peraltro omaggiati nei credits dei primi titoli di coda. Ma la catarsi, in chiave femminile, avverrà nella dimora più antica, in stile italiano, una casa fatata, tra influssi del Flauto magico (dopo il primo tentativo di scambismo con i coniugi brutti, con il marito interpretato dal grande Piero Mazzarella, al ritmo della musica della Carmen che andava scemando) e di Bergman.

Info
Il sito de I Mille Occhi.
Una clip di Cuori solitari.
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