Process

Process

di

Presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia 2018, Process (The Trial) di Sergei Loznitsa è il nuovo, ulteriore, preziosissimo tassello di un percorso storico e politico che il cineasta ucraino sta portando avanti con estremo rigore tra cinema di finzione e documentario. Una mappatura sistematica e stratificata, tra passato e presente, di quel che rimane della Madre Russia.

Il tradimento

Mosca, URSS, 1930, Sala delle colonne nella Casa dei sindacati. Un gruppo di economisti e di ingegneri di alto livello sono a processo con l’accusa di aver organizzato un colpo di stato contro il governo sovietico. Si ipotizza un loro patto segreto con il primo ministro francese Raymond Poincaré diretto a distruggere il potere sovietico e restaurare il capitalismo. Sono tutte accuse false e gli accusati sono costretti a confessare crimini che non hanno mai commesso. La corte emette delle sentenze di morte. Grazie a materiali di archivio unici, si ricostruisce uno dei primi processi farsa architettati da Stalin. La tragedia è vera ma la storia è un falso. Il film offre un’inedita visione delle origini di un regime spietato che fece dello slogan “La menzogna è verità” la sua realtà quotidiana… [sinossi]
Process è un esempio unico di un documentario
in cui si vedono 24 fotogrammi di bugie al secondo.
– Sergei Loznitsa

Process (The Trial) segue due ritmi, due battiti. Quello processuale è inevitabilmente ripetitivo, sfiancante – per molti spettatori risulterà noioso, respingente. Solo nella seconda parte, quando gli uomini e gli animi iniziano a barcollare e cedere, le dinamiche processuali sembrano quasi allentarsi, lasciando trasparire barlumi di vita (e morte) e verità. Ecco, la verità, contrapposta alla menzogna, parola chiave del secondo ritmo di Process, del battito della Storia: un battito che arriva con un inevitabile sfasamento temporale, con anni di ritardo.
Col suo nuovo lungometraggio, un documento/documentario, Sergei Loznitsa sonda, cerca e trova proprio queste differenze, gli sfasamenti, la contrapposizione tra realtà e finzione, tra verità e menzogna. Una ricerca che è da sempre il nucleo del suo cinema, e al contempo il suo motore, la cartina tornasole. Una ricerca che deve via via calibrare la giusta distanza d’osservazione, cogliere il punto di vista (il più possibile) ideale.

Guardare Process vuole dire guardare, osservare, decomporre e ricomporre la Storia; guardare, osservare, decomporre e ricomporre le tante storie cancellate, nascoste, forzatamente piegate e plasmate dalla Russia stalinista. Il film di Loznitsa, così lucidamente meticoloso e apparentemente freddo, è in realtà un grido disperato, trasuda indignazione, rabbia, delusione. In fin dei conti, Process è un film sul tradimento, ma non quello che avrebbero architettato gli imputati ai danni dello Stato e del popolo. È un tradimento che viene ingenuamente cavalcato dalla folla, dalla gente che inneggia al comunismo e a Stalin nelle piazze, che chiede a gran voce punizioni esemplari, definitive. È il tradimento di un grande ideale, già morto e sepolto.

«Inizialmente, volevo montare delle riprese di processi diversi per mostrare come fu allestita la macchina del terrore sovietico e come, lentamente, il sistema penetrò nella mente dei cittadini innocenti. Studiando il materiale d’archivio, però, ho trovato delle riprese che sono assolutamente uniche. Ho deciso quindi di realizzare un film che fornisse allo spettatore la possibilità di trascorrere un paio d’ore nell’URSS del 1930: vedere e provare il momento in cui la macchina del terrore di Stato, creata da Stalin, veniva messa in azione».

I due ritmi, i due battiti di Process sono quelli dell’aula e della folla. L’implacabile cadenza delle deposizioni, meccanismo interno ai palazzi del potere; invece, fuori, nelle strade e nelle piazze, la proiezione di questo potere, il grande inganno, il grande plagio. La folla. Il popolo. Ecco qui il vero tradimento, eccole qui le vere vittime. Saranno sempre di più, anno dopo anno, processo dopo processo. Arriveranno presto le grandi purghe, l’epurazione, una mattanza che sarebbe il caso di non dimenticare mai, di non sottostimare.

«Mi sono permesso di aggiungere un commento solamente alla fine del film. Commento necessario per affermare la verità giacché è impossibile discernerla in qualsiasi altro momento».

Legato intrinsecamente alle opere precedenti, in un percorso sostanzialmente inscindibile, Process prosegue lungo le direttrici teoriche e pratiche del cinema di Loznitsa, prendendoci di peso e mettendoci di fronte alla spiazzante specularità della folla (The Event, Maidan), ai riflessi ingannevoli della verità (come la sistemica menzogna di Donbass), alla molteplice lettura della realtà (Anime nella nebbia). Ancora una volta, Loznitsa sceglie un chiaro punto di osservazione (e narrazione) e lo mantiene solidamente, senza tentennamenti, senza concessioni – in questo senso, difficile non pensare ad Austerlitz. Come pochi altri, Sergei Loznitsa ha un approccio frontale, limpido. Un cinema quasi matematico, metodico, applicato con trasparente costanza. Anche lui, come Wiseman, ci lascerà una vastissima, imprescindibile mappatura della nostra Storia.

Info
La scheda di Process sul sito di Venezia 2018.
  • Process-The-Trial-2018-Sergey-Loznitsa-00.jpg
  • Process-The-Trial-2018-Sergey-Loznitsa-01.jpg
  • Process-The-Trial-2018-Sergey-Loznitsa-02.jpg
  • Process-The-Trial-2018-Sergey-Loznitsa-03.jpg
  • Process-The-Trial-2018-Sergey-Loznitsa-04.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Venezia 2018 Minuto per minutoVenezia 2018 – Minuto per minuto

    Dal primo all'ultimo giorno della Mostra di Venezia 2018, tra proiezioni stampa, tardivi recuperi, code, film, sale, accreditati, colpi di fulmine e ferali delusioni: l'appuntamento con il Minuto per minuto, cronaca festivaliera dal Lido con aggiornamenti quotidiani, a volte anche notturni o drammaticamente mattinieri...
  • Festival

    Venezia 2018Venezia 2018

    La Mostra del Cinema di Venezia 2018 lancia sul tappeto rosso un parterre de roi di nomi altisonanti e celebri, da Olivier Assayas ai fratelli Coen, da Mario Martone a Mike Leigh, fino a László Nemes e Luca Guadagnino...
  • Cannes 2018

    Donbass RecensioneDonbass

    di Film d’apertura di Un Certain Regard, Donbass è la rigorosa quanto grottesca cronaca di un mondo alla rovescia, della fine di qualsiasi illusione, della (ennesima) sconfitta di un paese ex-comunista. Piani sequenza che si dilatano, restituendoci un mosaico completo e avvilente.
  • Cannes 2017

    A Gentle Creature

    di Loznitsa parte da una suggestione dostoevskijana per attraversare una Russia soffocata dai meccanismi burocratici, da un'apatia che ha contagiato la coscienza collettiva. In concorso a Cannes.
  • Documentari

    Austerlitz

    di Presentato fuori concorso a Venezia 2016, Austerlitz è uno straordinario documentario sulla memoria e sulla sua persistenza, sulla fruizione individuale e collettiva di un luogo di morte e dolore, sulle modalità e sui tempi di questa fruizione.
  • Venezia 2015

    The-EventThe Event

    di Il cinema umanista e rigoroso di Sergei Loznitsa prova a raccontare la Storia dalle piazze, tra la folla. Il protagonista è il popolo, nel senso fisico di massa, di corpo unico che si muove per difendersi, per opporsi, per resistere. Fuori concorso a Venezia 2015.
  • Firenze 2014

    Maidan

    di In concorso al Festival dei Popoli di Firenze per i lungometraggi internazionali e in anteprima italiana, il bel documentario di Sergei Loznitsa sui fatti di piazza Maidan a Kiev. Coerente, partecipe e distaccato al contempo, alla ricerca dell'anima di un popolo.
  • Archivio

    Anime nella nebbia

    di URSS, 1942. Fronte occidentale. La regione è occupata dell'esercito tedesco e i partigiani locali stanno cercando di resistere in tutti i modi...
  • AltreVisioni

    My Joy RecensioneMy Joy

    di Opera prima del documentarista ucraino Sergei Loznitsa, in concorso al Festival di Cannes 2010, My Joy mette in scena un caos controllatissimo, ponderato riflesso di una società brulicante, di un inafferrabile ordine che regge quel vivere (e morire) collettivo.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento