Captain Salvation

Captain Salvation

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Blockbuster ante-litteram, Captain Salvation di John S. Robertson è un melodramma avventuroso sulla fede e la carità cristiana, che sogna un Nuovo Mondo più libero e giusto. Film d’apertura delle Giornate del Cinema Muto 2018.

Scagli la prima pietra…

Giovane seminarista fa ritorno nella natia cittadina del New England. Quando soccorre una prostituta ferita, nonostante la contrarietà dei suoi concittadini, questo nobile gesto mette a rischio il suo imminente matrimonio e la sua posizione nella città dove sarebbe dovuto diventare ministro di fede… [sinossi]

Una rocambolesca avventura della fede, con pirati, prostitute redente, fidanzate al porto in trepidante attesa, un trio di marinai dal cuore d’oro e le immancabili pettegole puritane. È un vero e proprio blockbuster ante-litteram Captain Salvation, pellicola firmata da John S. Robertson nel 1927 scelta come scoppiettante ma anche pensosa apertura delle Giornate del Cinema Muto 2018, dove è stata presentata in una proiezione in 35mm accompagnata dalle magnifiche musiche composte da Philip Carli. Sofferente come un personaggio bergmaniano e aitante come un avventuriero alla Douglas Fairbanks, il protagonista di questa storia è un giovane seminarista che fa ritorno nella natia cittadina del New England, dove il suo destino sembra già ben disegnato: lo attendono infatti il matrimonio con la figlia del pastore locale e poi, auspicabilmente, la successione a quest’ultimo sul pulpito. Ma quell’arrivo in porto a bordo di un veliero e, cosa inaudita, in maniche di camicia, fa storcere subito il naso alle beghine locali e ancor di più al futuro suocero. I concittadini di Anson Campbell (l’attore svedese Lars Hanson), questo il nome del futuro pastore di anime, non sono infatti molto propensi alle novità e una rigida morale puritana sembra dettarne la ben scandita quotidianità, alveo protettivo innalzato contro ogni contaminazione dal peccato. D’altronde la location non mente, a pochi chilometri da lì un paio di secoli prima Nathaniel Hawthorne aveva ambientato il suo romanzo più celebre, La lettera scarlatta, una vera e propria tragedia della fede, scatenata dal peccato e rinfocolata da una società puritana che non prevede redenzione, solo il rimorso e la pubblica onta.

Amante del mare, attratto da quell’orizzonte di cui si fa pioniere come i suoi avi fecero nelle terre incontaminate del Nuovo Mondo, l’aspirante pastore Anson è il prototipo di un “nuovo americano” che al rigore oppone la carità cristiana, al pettegolezzo delle comari l’umana comprensione e il perdono. E così, quando in seguito a una tempesta, viene rinvenuta sulla spiaggia una prostituta, unica superstite al naufragio di un vascello, è solo Anson a farsi avanti per soccorrerla, mentre i suoi concittadini vorrebbero abbandonarla al suo destino. Incrocio tra Maria Maddalena e la Dallas di Ombre rosse Bess Morgan (Pauline Starke), questo il nome della ragazza, viene accolta nella baracca di pescatori che Anson condivide con tre sodali, destando scandalo nel paese e compromettendo il matrimonio e la carriera del futuro pastore. I due si imbarcheranno poi su una nave di passaggio, governata da un perfido comandante e ricolma di schiavi pronti a essere venduti nell’America del Sud.
Da qui in avanti, Captain Salvation si configura dunque come un percorso di redenzione a più livelli, dal momento che l’eroe principale deve ritrovare la fede e reincanalarla in una “nuova” ortodossia che comprenda la carità cristiana, mentre l’ex prostituta Bess si ritrova a lottare contro le insidie del viscido capitano del vascello, per completare il suo percorso di espiazione. Intorno a loro poi, c’è una schiera di schiavi in cerca della libertà. Appare evidente dunque, a uno sguardo di profondità, quanto il cristianesimo in Captain Salvation sia da affiancare a una forma caritatevole di lotta di classe, che apra, come è giusto che sia, le porte del paradiso agli “ultimi”, seppur, in alcuni casi, post mortem.

Forte di una recitazione assai naturalistica – d’altronde siamo nel 1927 e dunque alle porte del sonoro -, Captain Salvation tratteggia con garbo e profondità i suoi personaggi, compresi quelli di contorno, che vedono sul versante puritano troneggiare una coppia ben assortita di pettegole di paese e dal lato proletario invece i tre “deliziosi” marinai dal cuore d’oro, sempre pronti sostenere il nostro eroe e le sue due donne: la fidanzata ufficiale Mary (Marceline Day) e la seducente prostituta Bess. In una delle sequenze più riuscite del film, i tre lupi di mare, la cui presenza sullo schermo garantisce un’apertura sia a toni sentimentali che apertamente comici, si cimentano inoltre in una divertente gara postprandiale a “rompicintura”.
Capace di eleganza formale quanto di un elaborato senso dello spettacolo, la regia di John S. Robertson si apre ai paesaggi naturali governando con maestria la profondità di campo en plein air e dispensando non poche sorprese da un punto di vista dell’azione, specie nel duello tra Anson e il piratesco capitano schiavista, che si svolge tutto in alta quota sulla sommità dell’albero maestro.

Si segnala poi una certa violenza di fondo, utile ad amplificare i toni melodrammatici del film e a incentivare le tensioni tra i personaggi, siano esse drammatiche o erotiche. Si veda ad esempio la scena che segna l’ingresso di Bess nella capanna del suo salvatore, dapprima intento a frizionarle le gambe assiderate, per poi restare allibito di fronte alla dichiarazione della donna circa le ultime “attenzioni” ricevute: quelle assai poco gradite da parte del suo patrigno. Una sottile vena sadomaso si sviluppa poi più tardi a bordo del vascello piratesco, dove assistiamo in montaggio alternato alla marchiatura a fuoco degli schiavi, proprio mentre il sadico capitano si cimenta in un tentativo di seduzione ai danni della povera Bess, che definisce l’aggressore icasticamente come un “farabutto dalle guance melmose”. Quando poi in seguito, il povero Anson, per difendere l’onore della ragazza, sarà vittima di una fustigazione, Bess non esiterà a togliersi la biancheria da sotto la gonna per curargli le piaghe delle frustate.

Spettacolare, avvincente, tragico Captain Salvation affida ai suoi protagonisti la lotta per un Nuovo Mondo migliore, che si distanzi dall’interpretazione retriva e repressiva della religione dei padri fondatori, per aprirsi a una carità cristiana dedita al perdono, all’accoglienza e all’umana comprensione. La stessa che il vasto orizzonte del mare e gli ampi spazi dei territori americani suggeriscono.

Info
La scheda di Captain Salvation sul sito delle Giornate del Cinema Muto 2018.
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