The Price of Betrayal

The Price of Betrayal

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Creduto per lunghissimo tempo perduto, miracolosamente ritrovato in Svizzera e straordinariamente restaurato con piena filologia dal CNC, il dramma morale di The Price of Betrayal restituisce finalmente un altro tassello straordinario della filmografia di Victor Sjöström. Una perfetta parabola in tre atti di povertà e di sensi di colpa, di amicizia e di tradimento, di giustizia e di disperazione, di amore e di morte, che trova il buio della sala alle 37esime Giornate del Cinema Muto di Pordenone.

È partito un colpo

Holk, operaio disoccupato che non sa come mantenere il figlioletto e nutrire la moglie gravemente malata, chiede in prestito al suo amico Blom il fucile per andare a caccia. Con l’aiuto di Blom e delle esche riesce a colpire un gallo cedrone, ma lo sparo viene sentito dalle guardie forestali alla ricerca di bracconieri. Durante la colluttazione che ne segue, parte erroneamente un colpo e la guardia forestale rimane uccisa. Terrorizzati, entrambi gli uomini lasciano il fucile nella foresta, fino a quando la polizia non risale all’innocente Blom. Holk lo nasconderà nella sua soffitta, ma al momento della morte della moglie, consapevole che la taglia sulla testa del suo amico potrebbe pagare per lo meno il funerale, la sua coscienza vacilla. [sinossi]

Basterebbe l’inquadratura iniziale, la straordinaria eleganza e intensità con cui Victor Sjöström introduce il dramma umano con una carrellata in avanti quasi impercettibile. La macchina da presa entra così lentamente, quasi in punta di piedi dalla finestra, nella vita e nella coscienza di Holk, un uomo condizionato dalla propria disperazione, destinato a sbagliare e poi a sbagliare ancora, destinato a uccidere per sbaglio, destinato a tradire, ma anche destinato a pentirsi e a sacrificarsi per salvare l’innocente Blom, la cui unica colpa era quella di essergli amico. Holk è un uomo diviso fra la povertà e la malattia dell’amata moglie, fra un figlio al quale non sa cosa dare da mangiare e il lavoro impossibile da trovare, fra il proprio senso di giustizia e le spalle al muro di chi non può evitare le più dure decisioni. Non c’è mai egoismo nelle sue scelte, ma esattamente al contrario c’è sempre costrizione, c’è sempre l’amore per la propria famiglia, c’è sempre la disperazione più pura di chi vuole nutrire, aiutare e dare degna sepoltura ai suoi cari, e per questo mai, neanche nel momento in cui accetterà e incasserà “Il denaro di Giuda”, il Judaspengar del titolo originale (in inglese The Price of Betrayal), smetterà nemmeno per un solo istante di essere degno di pietà.

A Victor Sjöström non interessa giudicare Holk, gli interessa esplorarne i bivi morali, la sofferenza, il più intimo senso di colpa e di spaesamento, presentandolo per quello che è, un essere umano sofferente, indeciso, angosciato, forzato dalle circostanze e dall’ambiente esterno, e non certo da un qualcosa di intrinseco, a compiere scelte che lo portano verso il male. È una vittima, come tutti gli altri e come tutte le altre, messa in scena con assoluto controllo spaziale e con una straordinaria consapevolezza nel mezzo, con porte e ostacoli esterni a stringere e movimentare costantemente la visuale come un cappio che si stringe, con leggeri movimenti di macchina e infinite profondità di campo, con precisione nei punti di vista e con una perfetta gestione del montaggio, con la forza quasi ipnotica dei riflessi sull’acqua e con la fisicità dei campi medi e lunghi.
Nel 1915, in poco più di 35 minuti suddivisi in tre atti l’allora trentacinquenne Sjöström delineava una chiara parabola morale, non ancora intrisa del misticismo e delle ancor più audaci soluzioni di messa in scena che pervaderanno i suoi futuri capolavori, ma fatta già di un ben preciso respiro umano, di una forte spiritualità cristiana fra colpa e perdono e di una definita coscienza, al contempo etica, tecnica e linguistica. E sta in questo, ben al di là dell’indubbia sensazionalità storica nel mondo della filologia archivistica, la straordinarietà del ritrovamento di The Price of Betrayal, per quasi un secolo rimasto invisibile e ora finalmente mostrato alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone edizione 2018. Un film dal quale emerge un Victor Sjöström già maturo, già pronto ad anticipare le apparizioni di quella Morte che, con ulteriore perfezionamento tecnico e geniali soluzioni, pochi anni dopo sarà ectoplasma ne Il carretto fantasma, già pieno padrone del linguaggio cinematografico e al contempo già profondamente umano nella scrittura, nello sguardo e nella messa in scena.

Dei trentacinque film realizzati da Sjöström nel periodo giovanile 1912-1919 The Price of Betrayal (1915) è solo il quinto sopravvissuto, e come già accennato per lunghissimo tempo, al pari di quasi tutti gli altri, è stato creduto perduto. Solo di recente, in un vecchio magazzino, è spuntata una copia in nitrato realizzata per la distribuzione svizzera, fortemente compromessa e rimontata negli anni Venti con cartelli del tutto incompatibili, per stile e per lingua, con quelli originali. È stato il CNC di Bois d’Arcy a prendersi cura dei rulli con una delicata scansione in 4K, per poi procedere con un restauro che nel cancellare ove possibile i graffi e i segni del tempo è stato ben attento a rispettare la grana e i contrasti originali, fino a completare al meglio il lavoro con la realizzazione degli intertitoli in svedese (direttamente tradotti dalla lista tedesca conservata allo Svenska Filminstitutet) sul modello di quelli realizzati negli stessi anni dalla casa di produzione AB Svenska Biografteatern. E per quanto non sia certo frequente, in un mondo di laboratori che sempre più puntano a un presunto “miglioramento” delle immagini antiche che nient’altro è che un appiattimento sui contemporanei standard digitali, ritrovarsi ad applaudire un restauro in DCP, è doveroso in questo caso rimarcare l’eccellente lavoro, squisitamente filologico, effettuato dal Centro Nazionale d’Oltralpe, auspicando che possa costituire la regola e non più l’eccezione. Un lavoro che ha restituito al buio delle sale e alla storia del cinema una versione il più possibile vicina all’originale della discesa agli inferi di Holk, il suo bisogno di procacciare cibo per nutrire la moglie malata e il pargoletto affamato, il suo genuino terrore di fronte all’incidente colposo costato la vita al guardiacaccia mentre non stava facendo altro che cercare di portare cibo sulla tavola familiare, la sua amicizia nel nascondere e proteggere Blom accusato al suo posto dell’omicidio, e poi il suo dolore di fronte alla morte della moglie, la sua fatale tentazione quando si renderà conto di non poterne nemmeno pagare le esequie, il suo tradimento per ottenere la taglia sulla testa di un innocente e infine il suo asfissiante cristianissimo senso di colpa e il suo suicidio, con tanto di lettera di confessione che verrà recapitata direttamente in tribunale come a rimettere le cose a posto cercando l’unica possibile e disperata via di fuga, quella di un uomo rimasto solo, privato del lavoro, dell’amore, della dignità, e ormai anche della propria coscienza.
Dall’altra parte Blom, l’amico, il proprietario del fucile, l’omone costretto a nascondersi nell’imbottitura del divano, o in una soffitta, oppure nel letto di una salma ancora calda. L’uomo che, quando tutto sembra perduto, riceverà il colpo di coda della giustizia venendo in sostanza salvato dallo stesso uomo che lo aveva messo in mezzo e poi denunciato, e che poi si occuperà di crescere il figlioletto ormai orfano di Holk, vittima in mezzo alle vittime, innocente in mezzo agli innocenti. Perché è nei bambini che, come sempre nel cinema di Victor Sjöström, stanno la speranza, la gioia, il perdono e il protendersi verso il futuro di un mondo che forse prima o poi smetterà di essere iniquo. Tanto che anche la ricompensa per il tradimento, “Il denaro di Giuda”, diventerà quello con cui potrà crescere lontano dalla povertà, protetto nel suo nuovo nido familiare, dall’affetto, da quell’amore che può sconfiggere il male. Basta continuare a sperare. Nella vita come negli archivi, dai quali a volte, per fortuna, emergono i tesori più preziosi.

Info
La scheda di The Price of Betrayal sul sito delle Giornate del Cinema Muto.
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  • The-Price-of-Betrayal-1915-Victor-Sjöström-002.jpg

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