Half the Sky

Presentato in apertura del Pingyao International Film Festival, Half the Sky è un film di cinque episodi assegnati ad altrettante registe di paesi emergenti sul tema della condizione femminile nel proprio paese. Un’operazione guidata da Jia Zhangke non del tutto riuscita: le cineaste spesso annegano nell’estetismo di immagini patinate e laccate.

Ravioli amari

La regista sudafricana Sara Blecher racconta di un’atleta di cui, per il suo aspetto mascolino, viene messa in discussione la sua identità di genere. Back della regista brasiliana Daniela Thomas narra la storia di una donna che trova il coraggio di fare ritorno a casa dalla famiglia con cui aveva rotto i rapporti. Una casalinga oberata di lavoro chiede una tregua alla famiglia per trovare la sua identità in Taken for Granted dell’indiana Ashwiny Iyer Tiwari. Dumplings della giovane cineasta cinese Liu Yulin racconta della svolta nella vita di un’adolescente che ha perso il padre mentre la madre trova un nuovo compagno. La filmmaker russa Elizaveta Stishova, con Catfishing, segue la ragazza di un villaggio che si ribella alla disapprovazione per il suo fidanzamento online con un detenuto. [sinossi]

Le donne sostengono la metà del cielo: è la celebre sentenza di Mao diventato il motto di movimenti femministi in tutto il mondo. Sotto l’ala protettrice di Jia Zhangke, cinque registe sono state radunate per esprimere le istanze femminili oggi nel difficile rapporto ed equilibrio con le proprie tradizioni famigliari e culturali. Registe che provengono da paesi che sono considerati come economie di transizione, che stanno vivendo il passaggio verso l’occidentalizzazione e la cosiddetta modernità, ma rimanendo ancora profondamente ancorati a stili di vita ‘etnici’, con tutto ciò che questo possa comportare. Il Sudafrica, il Brasile, la Russia, la Cina, l’India fanno da sfondo ai cinque episodi del film Half the Sky, scelto come film d’apertura del Pingyao Crouching Tiger Hidden Dragon International Film Festival 2018 in una proiezione serale nella sala all’aperto significativamente intitolata Platform, dove la temperatura è arrivata agli 0°C!

Una carrellata dall’alto in un bagno pubblico fa iniziare la prima storia, nel segmento della sudafricana Sara Blecher. Questo episodio si distingue dagli altri per raccontare una società apparentemente moderna e ‘civilizzata’ dove comunque affiorano retaggi patriarcali, una mentalità maschilista, sessista, e pure omofoba, mascherata. La protagonista è un’atleta di successo, una campionessa dall’aspetto estremamente mascolino per cui le viene disposto, dalle autorità sportive, un ‘gender test’ per verificare la sua reale appartenenza al sesso femminile. Un esame che prevede momenti umilianti come l’analisi degli organi genitali e la verifica della quantità di testosterone nel corpo. Di più, quando torna a casa si ritrova una troupe televisiva che sta intervistando gli anziani genitori in merito. Ciò che normalmente sarebbe considerato un’invasione della privacy viene accettato in nome di un concetto di equità competitiva ma che nasconde un retropensiero subdolo: non può permettersi una donna di essere forte come un uomo e se ha alte performance atletiche non può che appartenere in fondo al sesso forte.

Negli altri episodi assumono un’importanza fondamentale il contesto, i costumi e i sistemi tradizionali. Ma su questo spesso le registe si lasciano andare a facili estetismi, a fotografie patinate, forse risultato di una formazione cinematografica à la page. Proprio quei costumi tradizionali, gli abiti colorati della donna brasiliana che compie riti vudu, o dei contadini russi, rappresentano quel sistema di valori che vede la donna sottomessa, ma la loro perdita rappresenta pure un disvalore in nome di un’omologazione consumistica: si guadagna da una parte ma si perde dall’altra. La contrapposizione non viene affrontata, impostata in nessuno degli episodi. Si salvano quelli più consapevoli, quelli che esibiscono soluzioni di regia interessanti, quello cinese e quello russo.
Il primo si intitola Dumplings ma non si mangiano ravioli con carne di feto come nell’omonimo episodio di Fruit Chan di Three Extremes. La preparazione del cibo è contemplata in questo film, anche nell’episodio russo dove pure c’è un momento di impasto della farina, come rito familiare o collettivo, qualcosa che unisce le persone. Questo episodio di Liu Yulin si fonda sulla reiterazione della scena dalla preparazione dei ravioli cinesi, girata come fosse un video di ricette, senza mai staccare l’inquadratura dalle ciotole, dalle mani che impastano, cambiando i cuochi, i componenti del nucleo familiare a seguito delle vicende cui vanno incontro.
L’episodio russo Catfishing è probabilmente quello più riuscito e consapevole della materia che sta trattando. Da un lato l’esibizione dei costumi etnici e dall’altro una storia d’amore che nasce in chat, subito mostrata nei suoi risvolti erotici, che trova subito la disapprovazione nel villaggio. Per le sue regole morali, considerando anche che il fidanzato a distanza è un detenuto, o per un rifiuto della modernità? Elizaveta Stishova risolve il tutto con trovate tragicomiche – in fondo la comunicazione via internet può essere menzognera perché può occultare cose tenendole fuori campo, riflessione che peraltro può essere rivoltata allo stesso mezzo filmico di cui stiamo fruendo –, così come gioca con la musica extradiegetica della scena iniziale che si rivela poi diegetica, una volta che arriva a inquadrare il tablet della protagonista per scoprire che è il fidanzato in chat che sta eseguendo un concerto per lei. E specularmente alla fine tornerà la stessa situazione musicale, stavolta rimanendo extradiegetica.

Carente da molti punti di vista, Half the Sky si rivela un’operazione riuscita solo in parte, che certo non renderà un servizio definitivo nell’abbattimento di una concezione fallocratica ancora imperante.

Info
Il canale Youtube del movimento femminista Half the Sky.
Il sito del Pingyao International Film Festival.
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3 Commenti

  1. Darya Elena Dashunina 14/10/2018
    Rispondi

    Grazie caro signor Giampiero Raganell
    per una recensione profonda e informativa L’ho letto con grande interesse e ho visto alcune cose dal lato nuovo.
    Particolarmente piacevole per – è la vostra comprensione e l’apprezzamento del episodio russo Catfishing del regista Elizaveta Stishova per la sceneggiatura Alica Khmelnitskaya алиса хмельницкая Sfortunatamente, il nome di Alica non è nella lista degli autori degli script.
    Questo è soprattutto ingiusto considerando la vostro opinione sulla consapevolezza e conformità con un determinato argomento di questo episodio. Per favore,
    Vi chiedo di prestare attenzione al moderatore del sito,
    per correggere questa omissione.

    • Alessandro Aniballi 14/10/2018
      Rispondi

      Buongiono. Abbiamo provveduto a inserire il nome della sceneggiatrice. Grazie mille per la segnalazione

      • Darya Elena Dashunina 14/10/2018
        Rispondi

        Grazie))) Molto gentile.. I migliori auguri.

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