La morte legale

Quasi cinquant’anni dopo l’uscita di Sacco e Vanzetti, il documentario La morte legale ripercorre genesi, realizzazione e contesto storico dell’importante film di Giuliano Montaldo, in un’opera dall’innegabile valore divulgativo.

Un’eco lunga un secolo

Boston, Massachussets, 1920. Due italiani, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, vengono condannati a morte per duplice omicidio, nonostante le prove inconsistenti e i macroscopici vizi processuali, che fanno da subito sospettare un accanimento politico dovuto alla fede anarchica dei due. Il mondo progressista e quello della cultura si mobilitano in massa a favore dei due italiani, le piazze di tutto il mondo si riempiono, ma sette anni dopo le autorità dello stato americano, sorde al montante movimento di massa, mandano a morte i due.
1971. Quasi cinquant’anni dopo l’esecuzione, il film Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo ripercorre fedelmente la vicenda che vide coinvolti i due anarchici, contribuendo a risvegliare l’attenzione internazionale sul loro caso, e dando il via a quel processo di riabilitazione che culminerà, nel 1977, col discorso pubblico del governatore del Massachussets, Michael Dukakis.
Oggi, in occasione del restauro del film di Montaldo, lo stesso regista ripercorre la genesi e la realizzazione di quella che resta una delle sue opere più importanti. [sinossi]

Ha un valore che trascende ogni considerazione estetica e strettamente critica, questo La morte legale, documentario che quasi un cinquantennio dopo, in occasione del suo recente restauro, ripercorre la genesi di uno dei più importanti film di Giuliano Montaldo, Sacco e Vanzetti. Un valore che, data la doppia emblematicità del soggetto (da un lato l’orrenda ingiustizia che, un secolo fa, vide vittime i due italiani, simbolo di un sogno americano che si fa rapidamente incubo; dall’altra la perdurante importanza del film di Montaldo, tra i più alti conseguimenti del cinema di impegno civile degli anni ‘70) funge da testimonianza e meme per generazioni di giovani e giovanissimi. Non ci si deve vergognare a dire che, in alcuni casi (e questo è senz’altro uno di essi) l’elemento della passione, quella che unisce trasversalmente chi lottò per la sorte dei due uomini, chi realizzò il film che pagò loro il miglior tributo cinematografico, e chi di quel film, quasi mezzo secolo dopo, va a ripercorrere le tracce, diventa elemento portante della valutazione. Tutto questo per dire che, nei suoi 52 minuti di durata, il documentario di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri vibra di autentici impegno e dedizione alla causa: sia quella di tener viva una memoria che, in tempi di virtualizzazione vorticosa dell’esperienza, tende rapidamente a consegnarsi all’oblio, sia quella di (re)indicare, nel panorama italiano di oggi, una via possibile a un cinema che sia contemporaneamente popolare e capace di esprimere concetti forti.

La morte legale, quindi, ripercorre in modo rigoroso e filologico, affidandosi principalmente alla guida dello stesso Montaldo, la genesi e la realizzazione del film del 1971: dal primo, casuale contatto del regista col soggetto, alle sue peregrinazioni alla ricerca di un produttore, passando per il coinvolgimento (vincente) dei due protagonisti Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla, quello di Ennio Morricone e della cantautrice Joan Baez per la colonna sonora, fino alle trionfali presentazioni del film a Roma e Milano. La lunga intervista al regista, filo conduttore alle immagini del documentario, si alterna agli interventi della moglie e collaboratrice Vera Pescarolo Montaldo, a quelli di Morricone, della cantante/attrice Rosanna Fratello (all’epoca vigorosa interprete della moglie di Nicola Sacco) e del critico Mario Sesti, che restituisce un inquadramento storico al film di Montaldo nel contesto del cinema italiano dell’epoca. Ad arricchire e dare sostanza al tutto, i contributi degli storici Luigi Botta e Lorenzo Tibaldo, una buona quantità di materiale di repertorio, consistente di filmati Luce che spaziano dai primi anni del ‘900 fino agli anni ‘70, una robusta selezione di immagini e foto di scena tratte direttamente dal film di Montaldo, oltre alle interessanti illustrazioni di Remo Fuiano, fedelmente ispirate alle immagini del film.

Quello che limpidamente emerge, da un assemblaggio di materiale tanto eterogeneo quanto denso, è l’eco tuttora vibrante dell’ingiustizia subita dai due anarchici quasi cento anni fa: un’eco che circa un cinquantennio dopo, proprio grazie al film di Montaldo (in un periodo complesso e difficile come quello degli anni ‘70) conobbe una forza nuova e inedita. Ed è proprio alla luce di una considerazione come questa, del filo rosso che lega la vicenda di Sacco e Vanzetti agli anni ‘70 italiani, e (in modo più sfumato, ma non meno sostanziale) alle contraddizioni dell’Italia odierna, che il documentario di Giulietti e Barbieri trova anche il suo più sostanziale limite. La morte legale si limita in fondo a raccontare (doverosamente) ciò che fu, e il modo in cui quegli eventi, quell’indignazione di massa, quella voglia di lotta che prese come simbolo i due italiani, si tradussero in immagini, informando della propria rabbia una delle opere più emblematiche del cinema italiano degli anni ’70. Ma c’era molto, probabilmente, ancora da dire, estendendo ulteriormente il proprio sguardo oltre il cinema, dentro la società italiana di ieri e di oggi: dal parallelo (solo accennato) della vicenda di Sacco e Vanzetti con la strage di Piazza Fontana, con l’ingiusto coinvolgimento degli anarchici, dalle energie (pur contraddittorie) che si sprigionarono nel corpo della società italiana negli anni’‘70, fino a un oggi a cui forse (vista la scarsa memoria storica mostrata da un popolo di migranti, scopertosi ora intollerante verso il diverso) un cenno andava fatto.

Nonostante tutto, come si diceva in apertura, è indubbio che il grande valore storico e divulgativo di questo La morte legale, unito al rigore e alla passione dimostrati nel realizzarlo, possa far soprassedere sui limiti (derivanti anche dal minutaggio ridotto) che il documentario dimostra. Una luce (ancora) accesa contro l’oblio, che non si può che accogliere positivamente.

Info
Il trailer di La morte legale.
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-001.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-002.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-003.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-004.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-005.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-006.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-007.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-009.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-010.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-011.jpg
  • La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-012.jpg

Articoli correlati

  • Venezia 2018

    Sulla mia pelle RecensioneSulla mia pelle

    di Sulla mia pelle di Alessio Cremonini mette in scena con efficacia il dramma della morte di Stefano Cucchi, adottando un punto di vista più umanista che politico. In concorso in Orizzonti a Venezia 75.
  • Bif&st 2017

    Tutto quello che vuoi

    di Con Tutto quello che vuoi, presentato al Bif&st 2017, Francesco Bruni torna alla commedia generazionale e, seppur all'interno di schemi consolidati, riesce a divertire ed emozionare.
  • In sala

    L’abbiamo fatta grossa

    di Carlo Verdone torna dietro (e davanti) la macchina da presa per raccontare una commedia degli equivoci che vorrebbe dire la sua sull'Italia di oggi. Intento lodevole, ma che rimane sulla carta.
  • DVD

    Roma, ore 11

    di Fondendo con mirabile accuratezza il naturalismo spontaneo della pratica zavattiniana a una retorica di stampo ben più classico, Giuseppe De Santis in Roma, ore 11 riesce a porre la firma in calce a uno dei suoi più luccicanti capolavori. In dvd per 01 Distribution.
  • Altre visioni

    Negli occhi RecensioneNegli occhi

    di , Un viaggio alla scoperta della vita e della carriera di Vittorio Mezzogiorno, uno degli attori più importanti del teatro e del cinema italiano degli ultimi trent’anni.
  • L’industriale

    di

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento