Dear Son

Presentato nella sezione competitiva Crouching Tigers del Pingyao International Film Festival, dopo l’anteprima all’ultima Quinzaine des Réalisateurs, Dear Son del tunisino Mohamed Ben Attia affronta il tema dei foreign fighter che nel proprio paese ha rappresentato un fenomeno cospicuo, e lo tratta dal punto di vista di chi resta, dei genitori di chi è partito a combattere in Siria, fornendo il quadro di un paese sotto la psicosi del terrorismo. Prodotto dai fratelli Dardenne.

Giorni di silenzio a Tunisi

Riadh è un operatore di gru vicino alla pensione. Sebbene attento ai bilanci famigliari, farebbe di tutto per il proprio figlio diciannovenne, Sami, appena iscritto all’università. Quando questi scompare, il padre è certo che si sia unito ai gruppi jihadisti in Siria e compie un pericoloso viaggio per quel paese alla sua ricerca. [sinossi]

La Tunisia è uno dei paesi più martoriati dal terrorismo dell’Isis, e allo stesso tempo, in quanto interfaccia tra i paesi arabi e l’occidente, rappresenta uno dei terreni più fertili di predicazione della propaganda dello stato islamico. Si calcola che circa 6-7000 tunisini si siano radicalizzati e si siano aggiunti alle truppe combattenti in Siria. Questa realtà spaccata è ben rappresentata nel film Dear Son nella scena della manifestazione e contromanifestazione in piazza dove, pare di capire, si contrappongono genitori o parenti di martiri per la causa jihadista, orgogliosi del sacrificio del proprio congiunto, con i contestatori del terrorismo.

Dear Son di Mohamed Ben Attia, presentato in concorso al Pingyao International Film Festival, racconta prima di tutto di una famiglia media tunisina, che vive ai limiti del benessere, con il capofamiglia che lavora nei cantieri come operatore alla gru ed è prossimo alla pensione, le cui preoccupazioni riguardano il pagamento dell’assicurazione, le lezioni di chimica del figlio. Il rapporto del padre con il ragazzo che ha appena finito le scuole superiori e si appresta a entrare nell’università, che vive in famiglia, è quello comune a tante famiglie anche nostrane. Apprensivo, morboso, protettivo fino all’eccesso, farebbe di tutto per il suo benessere, sarebbe anche disposto a vendere la macchina per potergli pagare un’università più prestigiosa all’estero. Il figlio è la classica vittima di questo ambiente famigliare asfittico, è timido, ha difficoltà a socializzare e a inserirsi nel gruppo dei compagni. Lo vediamo fare da tappezzeria a un party universitario mentre i suoi coetanei ballano e si divertono. Lo psicologo da cui è in cura evidenzia tendenze depressive.

Una volta tratteggiato questo microcosmo famigliare, Mohamed Ben Attia si guarda bene dal costruire un film a tesi dove il banale psicologismo viene visto come causa di un fenomeno come quello della radicalizzazione jihadista. Dear Son si limita a suggerire, a porre dei dubbi, non vuole dimostrare, e soprattutto si pone a un livello di continua messa in discussione di quanto viene mostrato. Ci fa seguire tutta la vicenda dal punto di vista del padre, seguendolo spesso da vicino, con la mdp che lo segue di spalla, nei suoi percorsi affannosi, nella sua ricerca spasmodica. Ma con ciò il film si mantiene anche a un giusto distacco, da questo anziano personaggio che risulta spesso patetico, sicuro che la scomparsa del figlio non possa che essere legata a una sua adesione alla jihad, sicuro di ritrovarlo in un avventuroso viaggio clandestino in Siria. Più che un film sul fenomeno della radicalizzazione di molti giovani, Dear Son è un film sulla psicosi relativa che si è creata nella società tunisina. E i continui colpi di scena onirici rendono sempre più labile la certezza di quello che il film ci mostra. E se la militanza jihadista del figlio non sia che un incubo del padre, mentre potrebbe semplicemente essere scappato di casa da una famiglia così oppressiva? Sono tante le raffinatezze registiche volte a insinuare anche subliminalmente dubbi. Per esempio quando i genitori denunciano la scomparsa del figlio, l’impiegato della polizia che verbalizza non si vede mai in controcampo, si sente solo la voce e il rumore della tastiera, mentre vediamo il collega nella scrivania a lui speculare mentre fa i fatti propri. C’è stata davvero questa denuncia oppure è un ulteriore sogno?

Dear Son è in definitiva un film sulla vita di queste persone semplici, sulla ricerca della felicità fornendo uno spaccato della realtà sociale tunisina. I momenti del lavoro del padre, le sue chiacchierate con la giovane e bella collega, cui suggerisce invano il divorzio quando gli racconta delle scappatelle del marito. E la riconciliazione con il mondo e con la vita non può che avvenire con la routine, il ritorno alla vita di tutti i giorni, il lavoro in cantiere, pranzando all’aperto con il giovane collega neoassunto che non regge il cibo troppo piccante.

Info
Il trailer di Dear Son.
Il sito del Pingyao International Film Festival.
  • dear-son-2018-Mohamed-Ben-Attia-01.jpg
  • dear-son-2018-Mohamed-Ben-Attia-02.jpg
  • dear-son-2018-Mohamed-Ben-Attia-03.jpg
  • dear-son-2018-Mohamed-Ben-Attia-04.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Pingyao International Film Festival 2018 - PresentazionePingyao International Film Festival 2018 – Presentazione

    Tra le lanterne rosse che addobbano l'antica città cinese di Pingyao, con i suoi 3000 anni di storia, sta per iniziare la seconda edizione del Pingyao International Film Festival, la manifestazione creata dal cineasta Jia Zhangke con la direzione artistica di Marco Müller.
  • Pingyao 2018

    when love blossoms recensioneWhen Love Blossoms

    di Presentato nella sezione Hidden Dragon del 2° Pingyao International Film Festival, When Love Blossoms è l'opera prima di Tian Ye, una storia d'amore nella Cina odierna, dove enorme è il divario sociale tra ricchi e poveri e quello urbanistico tra grattacieli ed edilizia residenziale e quartieri popolari.
  • Festival

    Pingyao 2018Pingyao 2018

    Tra le lanterne rosse che addobbano l'antica città cinese di Pingyao, con i suoi 3000 anni di storia, la seconda edizione del Pingyao International Film Festival, manifestazione creata dal cineasta Jia Zhangke con la direzione artistica di Marco Müller.
  • Festival

    Al via il 24esimo MedFilm Festival

    A Roma, dal 9 al 18 novembre va in scena la 24esima edizione del MedFilm Festival, kermesse volta a esplorare le varie declinazioni della settima arte in tutte le sponde culturali del Mediterraneo.
  • Cannes 2019

    Le jeune Ahmed RecensioneLe jeune Ahmed

    di , I Dardenne portano in concorso al Festival di Cannes il loro nuovo film, Le jeune Ahmed, un bildungsroman su un tredicenne musulmano radicalizzato. Ma, di fronte a un tema così importante e delicato, i due fratelli si lasciano andare alla superficialità, allo schematismo e anche all'incertezza di toni.
  • Venezia 2019

    Bik Eneich - Un fils RecensioneBik Eneich – Un fils

    di Presentato in Orizzonti a Venezia 76, Bik Eneich - Un fils è l’opera prima del filmmaker tunisino Mehdi M. Barsaoui, che ritrae il suo paese nella fase più delicata della sua storia recente, quella post-primavera araba, momento gravido di aspettative e di timori.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento