Hotel Império

Hotel Império

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Presentato nella sezione competitiva Crouching Tigers del 2° Pingyao International Film Festival, Hotel Império racconta in chiave noir la decadenza di Macao, l’ex colonia portoghese, quel coacervo di architetture popolari miste cinesi e lusitane che sta per essere spazzata via da uno skyline postmoderno quanto anonimo.

L’ultima volta che ho visto Macao

L’Hotel Império, in un edificio storico fatiscente, rappresenta il punto di riferimento dei vecchi quartieri di Macao, abitato da personaggi con le loro storie di sopravvivenza. È anche la casa di Maria, che canta il fado e si esibisce in danze esotiche. Un giovane uomo, che aveva lasciato Macao vent’anni prima, ritorna, in cerca di vendetta. [sinossi]

Ci sono tre anime che convivono, e che si rubano spazio l’una con l’altra in Macao, la ex colonia portoghese passata alla madrepatria Cina di cui rappresenta una delle due regioni amministrative speciali, insieme a Hong Kong. C’è l’anima cinese autoctona, c’è quella portoghese dei colonizzatori che si è stratificata, culturalmente e architettonicamente con la prima. Entrambe stanno per essere cancellate dall’omologazione capitalistica della nuova Cina. Così ci racconta, in Hotel Império, presentato in concorso al 2° Pingyao International Film Festival, Ivo Ferreira, portoghese trasferitosi da tempo a Macao, dove ha girato la sua prima opera, il documentario O Homem da Bicicleta.

La Macao palpitante dei quartieri popolari, con le case di ringhiera, le finestre sui cortili, con le fattucchiere che leggono la mano per strada, la Macao delle luci al neon, dei divertimenti, delle case di piacere, delle architetture cinesi ma anche dei quartieri che si abbarbicano in verticale con i loro vicoletti stretti secondo una concezione urbanistica tipicamente portoghese. Una fusione culturale perfetta dove convivono il fado cantato da Maria e il teatro dell’opera cinese del vecchio capocomico. Tutto questo sta per venire spazzato via, come si vede dalle vedute a volo d’uccello che mostrano una città-stato a due strati, il divario con lo skyline a grattacieli della città moderna che avanza cancellando tutto il resto. Le luci della città si spengono lasciando il posto all’omologazione imperante. La città-stato cosmopolita rappresentata nella scena del brindisi in tante lingue diverse, dove si sono trasferiti rifugiati tanto dalla Cina quanto dal Portogallo. Maria non sente l’appartenenza a una sua heimat lontana d’origine. Nei film la gente ci torna per visitare la tomba della madre, le dice un’amica, ma Maria ribadisce che non le piacciono i film. I personaggi che segue Ivo Ferreira rappresentano le varie anime di Macao, che si interfacciano nella contrapposizione tra Maria e Chu, il giovane rampante immobiliarista che la sceglierà tra le prostitute del bordello di lusso in cui è andata a finire. Così come l’Hotel Império, dall’evidente nome coloniale, con la sua chiusura, rappresenta la vecchia Macao.

Ivo Ferreira segue i due personaggi antagonisti, Maria e Chu, inizialmente in parallelo facendo dipanare lentamente la storia. Il film risulta però poi debole laddove l’impianto narrativo noir non riesce a essere autonomo, consistente, qualcosa di più del semplice aggancio su cui costruire le metafore del film. E pure lo sviluppo di queste portano alla ridicola scena con il cameriere filippino, cui Chu propone di scegliere tra una grande quantità di denaro e il possesso di Maria. Solo pretesti, a parlare davvero è Macao con il triste spettacolo della sua lenta e inesorabile decadenza.

Info
La scheda dedicata a Hotel Império su IMDB.
Il sito del Pingyao International Film Festival.
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