Halloween
di David Gordon Green
Per i suoi primi quarant’anni, Halloween di John Carpenter viene nuovamente re-innestato in un nuovo film. Ma, come tutti i precedenti remake/sequel, anche l’Halloween di David Gordon Green è ben al di sotto delle aspettative, tra citazionismo e basica oggettività della messa in scena, tralasciando quasi del tutto il gioco dei punti di vista dell’originale. Alla Festa del Cinema di Roma.
Chi crede all’uomo nero?
Quarant’anni dopo gli omicidi compiuti da Michael Myers, due giornalisti vorrebbero ottenere un’intervista col criminale. Che però nel frattempo scappa e torna nella cittadina di Haddonfield, dove trova ad aspettarlo l’unica sopravvissuta di quella carneficina, Laurie, che non vede l’ora di vendicarsi una volta per sempre. [sinossi]
È abbastanza curioso che, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, due grandi horror di fine anni Settanta, Suspiria e Halloween, siano stati oggetto di remake/sequel/rivisitazione da parte di due registi tutt’altro che specializzati nel genere come Luca Guadagnino e David Gordon Green. Le similitudini forse potrebbero finire già qui, visto che nel caso di Suspiria l’autore originale, vale a dire Dario Argento, si è mostrato fortemente contrario all’operazione, mentre nell’altro caso John Carpenter ha avallato il progetto, risultando anche produttore esecutivo e consulente alla sceneggiatura. Senza dimenticare, poi, che il film di Guadagnino punta a un’ambizione smisurata – non corrisposta dai fatti – mentre quello di Gordon Green vola più basso, mostrandosi decisamente più rispettoso dell’originale.
Ma l’altra immediata considerazione da fare in tal senso è che entrambi i rifacimenti sono deficitari, e lo sono probabilmente per lo stesso motivo: per la scarsa attitudine all’horror dei due registi, che – volenti o nolenti – non costruiscono, o costruiscono male, la tensione intorno alla dinamica dell’omicidio, questione centrale sia per Argento che per Carpenter, tanto che si può parlare per entrambi gli originali – parafrasando Thomas de Quincey – di omicidio come opera d’arte, dell’assassinio come questione squisitamente stilistica, come riflessione sul mezzo.
Al contrario, David Gordon Green nel suo Halloween lascia che Michael Myers uccida quasi sempre senza preliminari, che vada subito al dunque, annullando completamente la tensione post-hitchcockiana su cui era interamente costruito il film di Carpenter, tanto che rivedendo l’originale proprio in questi giorni alla Festa del Cinema di Roma (nell’ambito del programma dedicato all’horror da parte di Alice nella città), dove anche il film di Gordon Green è stato presentato, si rimane sempre sbalorditi soprattutto dalla prima parte dove – a parte l’incipit – non vi sono omicidi, e dove l’assassino pedina in maniera sistematica, enigmatica, ambigua, fantasmatica quelle che saranno le sue vittime. È in quei lunghi minuti in cui non succede nulla, in cui Myers appare e scompare, in cui lo sguardo dell’assassino si confonde con quello del regista (e dello spettatore), come nel magnifico incipit e come succede spesso anche in Argento, è lì insomma che appare chiaro come l’Halloween carpenteriano sia un film totalmente di regia.
Forse per timore, forse per disinteresse, forse per mancata riflessione teorica, David Gordon Green sceglie però di non misurarsi su quel terreno; ma allora il suo film perde una componente fondamentale. Perché, ad esempio, se in Carpenter i banali discorsi quotidiani avevano come contrappunto e controcanto il fatto che il Male fosse lì presente, si aggirasse lì intorno, in Gordon Green i discorsi simili che vengono fatti non hanno nemmeno un briciolo di quella tensione, perché sappiamo sì che il Male arriverà, ma il punto è che non è già lì, in paziente attesa di poter colpire.
Perciò anche l’interessante trovata narrativa di costruire il personaggio di Jamie Lee Curtis come una ‘spostata’ forcaiola, ossessionata dall’idea e dal piacere della vendetta nei confronti del serial-killer che le ha rovinato la vita, appare per l’appunto come una semplice trovata, incapace di costruire un discorso sia pur minimamente stratificato. E lo stesso insistito citazionismo, a partire dai titoli di testa in cui una zucca afflosciata riprende corpo tornando a farsi minacciosa, per passare a una serie di giochini visivi (tra cui Jamie Lee Curtis che sparisce, proprio come spariva Myers), risulta come una semplice meccanica di gag, utile solo a far scappare qualche sorrisetto allo spettatore che conosce l’originale.
Quel che manca a David Gordon Green – e che, sostanzialmente, non interessa nemmeno a Guadagnino – è l’identificazione con il Male. Perché per far paura al pubblico, anche il regista deve potersi immergere in quelle paure, deve farle sue, deve crederci. E, invece, evidentemente, Gordon Green non crede all’esistenza del boogeyman, dell’uomo nero, ed è questo il suo peggior difetto.
Info
Il trailer di Halloween.
- Genere: horror, thriller
- Titolo originale: Halloween
- Paese/Anno: USA | 2018
- Regia: David Gordon Green
- Sceneggiatura: Danny McBride, David Gordon Green, Jeff Fradley
- Fotografia: Michael Simmonds
- Montaggio: Timothy Alverson
- Interpreti: Andi Matichak, Carmela McNeal, Christopher Allen Nelson, Drew Scheid, Dylan Arnold, Ginny Gardner, Haluk Bilginer, Hannah Russell, James Jude Courtney, Jamie Lee Curtis, Jefferson Hall, Jibrail Nantambu, Judy Greer, Miles Robbins, Nick Castle, Omar J. Dorsey, Pedro Lopez, Rhian Rees, Toby Huss, Will Patton
- Colonna sonora: Cody Carpenter, Daniel A. Davies, John Carpenter
- Produzione: Blumhouse Productions, Miramax, Rough House Pictures, Trancas International Films, Universal Pictures
- Distribuzione: Universal Pictures
- Durata: 109'
- Data di uscita: 25/10/2018


















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