Light as Feathers

Light as Feathers

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Affresco senza speranza della virilità rurale, Light as Feathers della regista polacca Rosanne Pel costruisce una buona tensione mai poi chiede l’impossibile: immedesimarsi in un adolescente rude e stupratore. Alla Festa del Cinema di Roma.

Bifolchi senza gloria

Il quindicenne Eryk vive con la madre, la nonna e la bisnonna in un villaggio rurale di allevatori di oche in Polonia. Suo padre è per lui un lontano ricordo. Con la madre manipolatrice e tirannica, mantiene invece un rapporto stretto e intimo. Eryk prova dei sentimenti per una dirimpettaia tredicenne, Klaudia. Seguiamo Eryk per diversi anni, nel corso dei quali cerca di conquistare il cuore di Klaudia. Ma Eryk non conosce la differenza tra amore e sopruso. [sinossi]

Crescere non è un gioco da ragazzi, soprattutto laddove il clima è infausto, la natura ostile, l’ambiente familiare altrettanto rude e avaro di gesti d’affetto. Ambientato in una zona rurale della Polonia, Light as Feathers di Rosanne Pel, presentato alla 13esima Festa del Cinema di Roma, è la storia di Eryk (Erik Walny), un sedicenne di campagna che vive con una madre quasi coetanea e una nonna obesa. Attorno a lui la natura fa il suo corso, gli animali si riproducono e le oche, che lui spiuma per lavoro, si muovono all’unisono governate dall’arrivo del cibo e dal sopraggiungere infausto dell’ora dello spiumaggio. Ewa (Ewa Makula), la madre del ragazzo, è una donna ancora giovane che intrattiene con il figlio una relazione affettiva esclusiva e ossessiva, ma la sua attività preponderante nel film della Pel è quella di rimbrottare con notevole petulanza qualsiasi uomo le capiti a tiro, a partire da Eryk, con una decisa preferenza però per il compagno camionista. Che infatti, assennatamente, a un certo punto si dilegua.

Quanto al ragazzo, questi si intrattiene con gli amici maschi in attività virili da spogliatoio, cimentandosi in flessioni sul pavimento e misurazione dei bicipiti. Il vero padre del ragazzo è assente dalla scena, pertinente a un passato ancestrale morto e sepolto, Eryk poi non l’ha mai conosciuto. Conosce invece assai bene la vicina di casa Klaudia (Klaudia Przybylska), compagna di numerosi pomeriggi in casa o all’aperto e partecipe, suo malgrado, di giochi virili poco garbati, in un’escalation che dal va dal basket al rubabandiera, passa poi a una sessione di schiaffeggiamento e sfocia infine in uno stupro. Che non resta nemmeno l’unico. Naturalmente poi, dato che siamo in Polonia, l’aborto non è proprio contemplato come ipotesi e alla povera Klaudia non resta che andare incontro al suo destino di madre precoce e involontaria, così come lo sono state Ewa e, probabilmente, anche tutte le vecchie signore del paese.

Queste anziane, d’altronde, dimostrano di quando in quando qualche segno di squilibrio che la regista immortala in quadretti frontali dai toni grotteschi. Alcune recitano filastrocche o cantano canzoni a favore della macchina da presa, mentre la nonna obesa di Eryk ora gioca ai mimi, ora lancia gatti sul pavimento, ora li prende a cucchiarellate. Ma c’è poco da ridere in Light as Feathers, con buona pace delle arzille vecchiette. Girato in pellicola 16mm il film della giovane regista polacca dimostra una notevole cura formale, ma una scarsa propensione verso i personaggi. Se gli uomini sono rozzi e stupratori, alle donne non va molto meglio, queste infatti sono o innocenti e tontolone come la povera Klaudia, o aggressive e petulanti come Ewa, oppure semi-dementi come le anziane matriarche di cui sopra.

Distante dall’essere uno sguardo femminile su un universo virile (di fatto la regista lo mostra con freddezza e distanza) e ancor meno femminista (anche le donne sono dei personaggi negativi o al limite atarassici, come Klaudia), Light as Feathers raggiunge poi il cattivo gusto quando approda alla metafora delle oche. Spiumati a forza dai bifolchi locali, i poveri pennuti, proprio come le donne di paese, sono vittime di una tragedia violenta e senza senso che ciclicamente si ripete. Era certo lecito aspettarsi di più da una regista donna: il paragone tra donne e oche è infatti piuttosto usurato.
Costruito come un racconto di formazione, Light as Feathers giunto al suo epilogo chiede infine l’impossibile: identificarsi con il suo protagonista, in quanto vittima a sua volta di una tara in parte genetica e in parte ambientale. Ma fin lì la regista ha lavorato alternativamente solo sulla tensione erotico-violenta dei comportamenti virili e sui brevi squarci grotteschi affidati alle vecchie signore di paese. Pertanto, viene da dedurre che Light as Featers sia solo un esercizio di stile, una sequela di bozzetti paesani che non prendono mai la forma sensata e compiuta di un lungometraggio che possa dirsi maturo.

Info
La scheda di Light as Feathers sul sito della Festa del Cinema di Roma.
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