American Animals

American Animals

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Costruito a partire dall’idea di un reale ormai definitivamente contaminato dalla finzione, American Animals di Bart Layton non riesce però né ad aggiungere particolari riflessioni sulla società dello spettacolo né a costruire un film di genere degno di questo nome. Alla Festa del Cinema di Roma.

F per furto

Spencer e Warren, due amici cresciuti a Lexington, nel Kentucky, studiano all’università locale, ma vogliono dare una svolta alla loro vita e per farlo sono pronti a tutto. Il loro obiettivo diventa rubare un rarissimo libro antico, che malgrado il suo enorme valore viene custodito nella biblioteca universitaria senza particolari misure di sicurezza. [sinossi]

Bart Layton con American Animals – suo secondo film, primo di finzione – prova evidentemente a portare avanti le riflessioni già proposte nel suo esordio, il documentaristico L’impostore – The Imposter. E dunque nella – reale – vicenda di quattro studenti che per noia, per desiderio di notorietà, per paura della mediocrità hanno deciso di rubare un prezioso tomo conservato in biblioteca, The Birds of America di John James Audubon, Layton vuole alludere alla discrasia – ormai giunta a un livello parossistico nel mondo contemporaneo – tra il vero e il sognato, tra principio del reale e principio del piacere, un principio quest’ultimo non più autonomo e individuale, ma imposto piuttosto a livello mediatico e spettacolare.
Se però il discorso vero/falso funzionava alla perfezione – e appariva anche per certi versi inedito – in L’impostore, incentrato sulla figura reale di un ragazzo che si spacciava per altri, in American Animals il gioco funziona molto meno, sia perché la vicenda – sia pur realmente accaduta – è meno inverosimile, sia perché nel sogno di diventare famosi attraverso un atto eclatante e illegale si ripercorre ormai un vecchio cliché.

Quindi Layton omaggia il genere dell’heist movie – i ragazzi, come d’altronde è veramente successo, si studiano i classici del cinema americano, da Rapina a mano armataLe iene, per organizzare il furto – ma al contempo se ne allontana, da un lato accettando il canone narrativo della divisione in tre atti (preparazione del furto, furto, fuga e condanna), dall’altro però sottraendo continuamente la tensione emotiva con inserti di interviste ai veri protagonisti della vicenda. Questo perché l’organizzazione del furto e il furto stesso interessano meno rispetto alle motivazioni, dettate non dalla necessità quanto dal tedio: i ragazzi protagonisti infatti non hanno bisogno di soldi, non hanno bisogno sostanzialmente di nulla, solo della volontà di mostrarsi, di quella di eccitarsi di fronte al rischio e al pericolo. È il ribaltamento del teorema dell’evoluzione della specie darwiniano – citato più volte in American Animals e depredato anch’esso dalla biblioteca -, vale a dire che l’uomo americano è tendenzialmente e geneticamente portato all’espressione individualistica eccessiva, e se questa non ha modo di esprimersi in maniera legale, è necessario farlo in modo illegale. Come lo scorpione della famosa storiella che Welles raccontava in Mr. Arkadin, l’uomo americano per sua natura è costretto a comportarsi in questo modo. Ed è in tal senso che Layton trova una perfetta chiave concettuale nell’alludere sia a Darwin sia proprio al più ambito oggetto del contendere, The Birds of America, come se i suoi protagonisti fossero degli uccelli migratori, destinati per via filogenetica, a tornare sempre sugli stessi luoghi e alle stesse azioni.

Tutto questo però è sin troppo astratto in American Animals e ben poco incarnato in una storia che latita a prendere corpo, che vorrebbe tendere al film-saggio ma non ha né forza né coraggio per farlo. Vi sono dei momenti in cui questo accade, ma decisamente troppo pochi, come quando dialogano contemporaneamente in scena – tecnicamente recitando – sia l’attore sia il personaggio reale, per un gioco di specchi che avrebbe meritato ben altro sviluppo. E invece il film di Layton resta in mezzo a un guado, non riuscendo a solleticare abbastanza le meningi del cinefilo in cerca di eccitazione intellettuale, né arrivando a trascinare lo spettatore più basico in cerca di puro entertainment. D’altronde American Animals non si avvicina neppure minimamente alla genialità del Soderbergh di La truffa dei Logan, dove la rapina assumeva la funzione di atto teorico e creativo, di gigantesca messa in scena, che ovviamente è il cinema stesso.
Resta però un punto a favore di Layton: la sua scelta di evidenziare la consustanziale finzione del reale nel mondo contemporaneo, anche se qui segna il passo, è comunque apprezzabile e merita attenzione soprattutto per i suoi prossimi lavori.

Info
Il trailer di American Animals.
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