Amici per la pelle

Amici per la pelle

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Amici per la pelle è un film per lo più dimenticato. Lo è anche il suo autore, quel Franco Rossi al quale si devono titoli preziosi come Odissea nuda e l’Odissea televisiva. In realtà si tratta di uno dei primissimi esempi di teen-movie all’italiana, intelligente e dolceamaro.

Mario e Franco

Roma. Mario è un ragazzo di quattordici anni sicuro di sé che frequenta la terza media. Un giorno arriva in classe un nuovo alunno, Franco, che viene messo dall’insegnante nel banco di Mario. Inizialmente Mario è ostile nei confronti del nuovo arrivato, che si dimostra subito un ragazzo intelligente e ben presto entra nelle grazie di compagni e professori… [sinossi]

Amici per la pelle, praticamente sconosciuto ai più, rimosso dalla memoria cinefila, quasi completamente estromesso dalla programmazione televisiva – fa eccezione qualche sparuta apparizione su RaiTre, magari a notte fonda –, dimenticato nei libri di storia del cinema, è un film che sarebbe opportuno recuperare. Per una buona serie di motivi. Un desiderio destinato a rimanere inesaudito, con ogni probabilità, visto che l’oblio ha assorbito anche Franco Rossi, pioniere della televisione e autore di almeno un grande film, quell’Odissea nuda restaurato pochi anni fa dalla Cineteca Nazionale (insieme all’Istituto Luce e a Euro Immobilfin) e presentato alla Festa di Roma nel 2015. Odissea nuda, anti-mondo movie in piena regola che detronizza l’occidente dal ruolo centrale che si era/è assegnato mostrandone la propensione alla fuga che diventerà nel corso degli anni Sessanta tratto distintivo di parte consistente del cinema italiano – si veda alla voce Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? di Ettore Scola e Professione: Reporter di Michelangelo Antonioni –, è la dimostrazione perfetta dell’ostracismo anche involontario cui è andato incontro con il passare dei decenni il nome di Rossi. Neanche la morte avvenuta nel 2000 è “servita” a risvegliare interesse per questa figura a tratti inclassificabile, fautore di un cinema sempre alla scoperta di nuovi e proficui punti di vista, mai uguale a sé. Forse la sua più grande colpa per un’industria che non è mai stata davvero industria…

Anche Amici per la pelle, buon successo di pubblico negli anni Cinquanta – anche grazie ai pidocchietti delle parrocchie che continuarono a programmarlo nel corso del tempo –, appare un’opera impossibile da inserire in un contesto certo, rassicurante, chiuso e dunque ermeticamente protetto dalle usure e dalla scarsa propensione alla memoria del popolo cinefilo. A balzare agli occhi fin dalle primissime sequenze è l’anomalia rappresentata dai suoi due protagonisti: Mario e Franco sono due quattordicenni, frequentano la terza media, hanno pulsioni che già li spingono verso l’età adulta – l’attenzione per la bellezza femminile, per esempio – ma le loro sinapsi e le loro reazioni istintive sono ancora quelle di due bambini. Due ragazzini in età puberale, un periodo della vita così poco amato dal cinema italiano da apparire quasi esotico. Mentre altrove – ovviamente gli Stati Uniti, ma anche il Giappone o la Francia – il cosiddetto teen-movie è assurto al ruolo di vero e proprio genere, con i propri stilemi, le proprie atmosfere e narrazioni, in Italia gli adolescenti sono materia poco trattata. Il cinema italiano da sempre ha l’occhio posizionato sull’età adulta, sulla maturità, sui problemi concernenti il mondo del lavoro, la lotta politica, la solitudine dell’invecchiamento. Anche l’attenzione all’infanzia, che pure trova una maggior fioritura di titoli, è spesso messa in relazione al rapporto che l’adulto ha con il bambino e la sua sfera di interesse.
Amici per la pelle rifulge dunque come una mosca bianca nel sistema produttivo dell’epoca, nel quale è difficile trovare esempi a lui simili, tra i quali senza dubbio è necessario citare il precedente Terza liceo di Luciano Emmer, che tante discussioni sul tema della censura sollevò durante il 1954. Decisamente meno interessanti episodi di poco successivi come Dolci inganni di Alberto Lattuada e La voglia matta di Luciano Salce, entrambi con protagonista una giovanissima Catherine Spaak impegnata a far innamorare di sé quarantenni un po’ spaesati – per l’esattezza Christian Marquand e Ugo Tognazzi.

Se la decisione di fissare lo sguardo su due ragazzini alle prese con la maturazione fisica e psicologica è di per sé un valore aggiunto di Amici per la pelle, il film dimostra la raffinatezza registica e l’acume di Franco Rossi. Attingendo dalle scorie del neorealismo per quel che concerne la rappresentazione di Roma – livida, precisa, priva di edulcorazioni – e dalla tensione melodrammatica per il crescendo del rapporto di amore-odio tra i due ragazzini, che inevitabilmente lascia aperta la riflessione su una latente attrazione sessuale (ovviamente del tutto fuggevole, visti i tempi), Rossi porta a termine un lavoro di cesello mirabile e cristallino.
La potenza del reale, nella sua tangibile credibilità, si lega a uno spiccato gusto per il racconto, per il dettaglio, per l’analisi di due psicologie tra loro in netta contrapposizione. Lo spaccone e dominatore Mario, figlio di un ceramista, è il contraltare perfetto per il minuto e silente Franco, figlio di famiglia benestante e cresciuto con un’educazione gentilizia. In questa mini lotta di classe entrambi i ragazzini escono vincitori e sconfitti: sconfitti nel loro rapporto, incapace di reggere le pressioni sociali e perfino fisiche che li circondano e sovrastano, e vincitori nella battaglia contro l’immaturità e le paure che ingenera. Per raccontare questo microcosmo fatto di amori impossibili, giochi di predominio e invidie mal gestite, Franco Rossi ricorre a uno stile mai appariscente ma perfettamente funzionale alla trama senza banalità e senza ricorrere a soluzioni facili o grossolane. Tutto resta in punta di penna, quasi si trattasse di un bozzetto così delicato da potersi frantumare a ogni soffio eccessivo di vento.

Delicato eppur vitale, grazie all’ottimo script in cui spiccano i dialoghi di Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, Amici per la pelle ha, forse involontariamente, un valore anche storico per la presenza di due piccoli protagonisti non ancora professionisti ma che portano su loro stessi i segni dell’epoca. Geronimo Meynier, che concluderà un decennio più tardi la sua carriera sugli schermi e qui interpreta Mario, è un esule fiumano, figlio di irredentisti giuliano-dalmati; Andrea Sciré, il piccolo e brillante Franco, è addirittura figlio di Junio Valerio Borghese, dapprima comandante della X MAS – il cognome Sciré scelto per il figlio viene proprio dal nome del sommergibile che guidava durante il conflitto mondiale – e quindi nel 1970 promotore e guida ideologica del cosiddetto “Golpe Borghese” organizzato dal Fronte Nazionale e da Avanguardia Nazionale. Il Principe nero e il nazionalismo fascista hanno così poco a che vedere con il grazioso film di Rossi da far apparire ancor più paradossale e grottesca questa bizzarra coincidenza…

Info
Una sequenza di Amici per la pelle.
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