2002: la seconda odissea

2002: la seconda odissea

di

Proiettato al Trieste Science+Fiction Festival 2018 nell’ambito dell’omaggio a Douglas Trumbull, 2002: la seconda odissea – titolo italiano furbetto dell’originale Silent Running – è il primo film da regista dello storico mago degli effetti visivi, un’opera di fantascienza distopica che riflette la sensibilità ecologica e lo spirito di ribellione dei primi anni Settanta.

Forest in a bottle

Nell’astronave Valley Forge, gravitante attorno a Saturno, vengono preservati ecosistemi terrestri come campioni di una natura ormai estinta. A curarli un equipaggio di astronauti di cui solo uno, Freeman Lowell, interpreta quel ruolo con cura e dedizione, mentre gli altri ne sono indifferenti. L’uomo aspira al momento in cui sulla Terra quegli ecosistemi verranno utilizzati per ripopolare e riforestare il pianeta. Ma avviene l’esatto contrario: le autorità decidono di sbarazzarsi di quelle serre spazial e inviano all’equipaggio l’ordine di distruggerle. Ma Lowell si ribella… [sinossi]
Fields of children running wild
In the sun
Like a forest is your child, growing wild
In the sun
Doomed in his innocence
In the sun
Gather your children to your side
In the sun
Tell them all they love will die
Tell them why
In the Sun
Tell them it’s not too late
Cultivate, one by one
Tell them to harvest and rejoice
In the sun
Joan Baez, Rejoice in the Sun.

Silent Running, arrivato in Italia con il titolo 2002: la seconda odissea, è la prima opera da regista del mago degli effetti visivi Douglas Trumbull, ed è un tipico esempio di cinema di fantascienza dell’epoca che va dal 1968 al 1977, vale a dire tra 2001: Odissea nello spazio e Guerre stellari. Un arco temporale molto fecondo di science fiction distopica, di quella che in letteratura era nota come SF sociologica. Se il film di Kubrick aveva dimostrato le potenzialità alte del genere, solo con Guerre stellari se ne sarebbe raccolta l’eredità spettacolare di effetti speciali dando luogo però a quel complessivo impoverimento contenutistico del genere, salvo alcune eccezioni, che dura ancora oggi. In quegli anni vennero realizzati tra i più alti esempi di fantascienza adulta, complessa, politica, al cinema: film come L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138), 2000: la fine dell’uomo (No Blade of Grass), Un mondo maledetto fatto di bambole (Z.P.G.), 2022: i sopravvissuti (Soylent Green), Andromeda (The Andromeda Strain), Zardoz, La fuga di Logan (Logan’s Run), L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell to Earth) mentre in Unione Sovietica usciva Solaris. Molte di queste opere trattano temi ecologici, di futuri inquinati, sovrappopolati o in crisi di risorse che si accompagnano a visioni regressive della società futura, al ritorno di dittature e alla perdita dei diritti. Risale proprio a quegli anni, a cavallo tra i ’60 e ’70, il dibattito ecologico, la consapevolezza della crisi ambientale: sono gli anni di uscita dei libri con le riflessioni più alte sull’argomento, come The Population Bomb di Paul R. Ehrlich, Il cerchio da chiudere di Barry Commoner, il Rapporto sui limiti dello sviluppo del Club di Roma.

2002: la seconda odissea è perfettamente coerente con tutto questo substrato, nonché con il clima di contestazione e di pacifismo che si respirava, tanto da riuscire a ingaggiare un’icona come Joan Baez per l’esecuzione di due brani della colonna sonora. Lo stesso protagonista Bruce Dern, che interpreta la figura del giardiniere e botanico Freeman Lowell, devoto alle sue creature, ai quei fiori simbolo di pace della cultura hippie, che accudisce con amore, è uno dei volti del cinema ribelle della New Hollywood. Freeman Lowell rappresenta la nascente sensibilità ecologica, ancora minoritaria all’epoca, unico all’interno di quell’equipaggio, dove gli altri componenti ne sono al contrario indifferenti e si divertono negli inseguimenti con le loro macchinine a devastare le aiole fiorite. Loro che si ostinano a mangiare cibo sintetico, come il junk food americano, rifiutando frutta e verdura fresche e sane raccolte dal collega. Abbondano le frecciate alla retorica patriottica. Nella prima scena spaziale, una carrellata all’indietro parte dalla finestra in cui si vede Lowell in accappatoio mangiare l’insalata – nel tipico effetto visivo di Trumbull che incastona un’immagine in un’altra – per arrivare a scoprire i vessilli americani sulla parete dell’astronave, mentre una voce registrata esalta quelle ultime foreste dedicandole alla «nostra meravigliosa nazione» per concludere con un «Dio benedica questi giardini». Mentre più avanti, comunicando via radio con il comando sulla Terra, Freeman viene congedato con «Dio ti benedica». In alcuni container poi compare il marchio della Coca Cola, quel brand commerciale che Arthur C. Clarke usava, nel romanzo Medusa dove era lo sponsor di una missione lunare, come simbolo di un cordone ombelicale non ancora reciso dell’uomo nello spazio con la Madre Terra.

La prima scena del film mostra una sequenza di fiori, animali, piante, bagnati di rugiada, resi con una fotografia volutamente patinata, ripresi in primo piano, come accarezzati dalla mdp che carrella su corolle colorate a esaltazione della bellezza della natura, del patrimonio ecologico della Madre Terra che stiamo buttando via. Un primo momento struggente, ancora non sappiamo di essere nello spazio, dalle parti di Saturno. Un eden che Douglas Trumbull ha concepito su ispirazione della serra a cupola geodetica del Missouri Botanical Garden, che avrebbe avuto un seguito con Biosfera 2 in Arizona, progettata per studiare il sostentamento di ipotetiche colonie spaziali. Gli ambienti naturali trasportati dalla Valley Forge non rappresentano un orto a uso e consumo dell’uomo, ma un vero ecosistema in cui l’uomo occupa uno spazio, dove si sentono i grilli nella foresta e dove c’è posto anche per animali inutili, iguane, tartarughe. Una foresta vergine dove Lowell è subito mostrato mentre fa il bagno in un laghetto.

«Nel primo anno del XXI secolo un monolito nero indicò all’uomo la strada per le stelle; quasi simultanea fu la scoperta della super energia per mezzo della quale in un primo tempo fu raggiunta, poi di gran lunga superata, la velocità della luce. Così finalmente l’uomo iniziò la conquista e la colonizzazione dei mondi dello spazio». Con questa frase in voce off aggiunta all’inizio, gli spettatori italiani videro Silent Running reintitolato dai nostri distributori 2002: la seconda odissea per suggerire che si trattasse di un seguito di 2001: Odissea nello spazio, mentre il sequel vero del film di Kubrick, il per fortuna dimenticato 2010 – L’anno del contatto, sarebbe arrivato solo nel 1984. Al di là del fatto che quella frase dimostra di non aver capito nulla tanto di 2001 quanto di Silent Running, è chiaro e ovvio che i legami tra i due film ci sono. Douglas Trumbull, che era stato uno dei supervisori agli effetti speciali del capolavoro di Kubrick, riesce qui a ricreare Saturno con i suoi anelli, cosa non riuscita nel film precedente per cui dovettero ripiegare su Giove. Certo a Trumbull manca quella continua ricerca dell’inquadratura dritta, quello spaesamento escheriano degli interni delle astronavi nello spazio in assenza di gravità. Sulla Valley Forge è assodato che questa ci sia, c’è solo una rotazione dell’inquadratura in una sequenza, ma dovuta al fatto che Lowell è caduto e vede inizialmente da una posizione sdraiata. Anche 2002: la seconda odissea è una storia di ribellione, laddove il protagonista si chiama Freeman, mentre quello di 2001 Bowman. Se per Kubrick c’era l’insubordinazione della macchina che tradiva l’uomo, poi comunque sconfitta, qui c’è la rivolta contro il sistema, seguendo il proprio istinto contro una decisione superiore ingiusta. Freeman uccide i suoi compagni di viaggio, ma in fondo, seppellendoli nella terra, li restituisce a quel ciclo naturale cui si erano sottratti. Le macchine, rappresentate dai droni che Freeman ha ribattezzato Huey, Dewey e Louie (i nomi originali di Qui, Quo e Qua), sono i suoi sodali aiutanti, capaci di passeggiare all’esterno dell’astronave. Rappresentano quello che è Venerdì per Robinson Crusoe nell’isola, o Ariel per Prospero nella Tempesta. L’intelligenza artificiale permette loro di giocare a poker con gli umani, e di vincere, o di curare le ferite a un umano. E sono dotati di apprendimento, imparano a piantare gli alberelli. E quando Dewey sta per morire, emette dei rantoli, un momento struggente che replica quello, senza emozioni, dello smembramento di Hal 9000. A loro è stata trasferita quell’umanità, quell’innocenza, che il genere umano sembra aver perso. A loro è affidata la speranza di una natura che può sopravvivere solo senza l’uomo. Saranno loro l’equivalente del bambino delle stelle del finale kubrickiano, i Noè di un’arca lanciata nello spazio, come una bottiglia con un messaggio nell’oceano, la testimonianza di quella che è stata la vita sulla Terra.

Info
Il trailer originale di 2002: la seconda odissea.
La scheda di 2002: la seconda odissea sul sito del Trieste Science+Fiction Festival.
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-01.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-02.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-03.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-04.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-05.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-06.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-07.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-08.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-09.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-10.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-11.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-12.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-13.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-14.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-15.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-16.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-17.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-18.jpg
  • 2002-la-seconda-odissea-1972-Douglas-Trumbull-19.jpg

Articoli correlati

  • Trieste S+F 2018

    Il mondo dei robot RecensioneIl mondo dei robot

    di Riproposto dal Trieste Science+Fiction Festival, Il mondo dei robot è uno dei classici della fantascienza distopica degli anni Settanta, invecchiato un po' a fatica, non privo di qualche ingenuità, ma ancora terribilmente affascinante.
  • Festival

    Trieste Science+Fiction Festival 2018Trieste Science+Fiction Festival 2018 – Presentazione

    Il Trieste Science+Fiction 2018 mostra i muscoli con First Man di Chazelle e Overlord di Julius Avery, ma il cuore pulsante del festival continuano a essere le scoperte e riscoperte sul grande schermo, gli ospiti di prestigio, gli incontri, i workshop, lo sguardo ad ampio raggio sulla fantascienza.
  • Festival

    Trieste Science+Fiction Festival 2018Trieste Science+Fiction Festival 2018

    Dalla scienza (Il primo uomo) alle derive orrorifiche (Overlord). In mezzo, tra passato e futuro, tra bianco e nero e colore, tra classici sonorizzati e classici restaurati, un flusso continuo e inarrestabile di fantascienza. Dal 30 ottobre al 4 novembre, Trieste torna idealmente al centro dell'Universo.
  • TFF 2015

    Cose che verrannoCose che verranno. Utopie e distopie sul grande schermo

    Le strade di New York sono cimiteri di macchine, un vuoto spettrale avvolge la Grande Mela. Londra è in fiamme. A Roma, all'Eur, si aggira l'ultimo sopravvissuto, bramato e assediato dai vampiri. Nell'802.701 gli apatici Eloi si fanno sgranocchiare dai mostruosi Morlock...
  • Torino 2014

    Fase IV: distruzione Terra

    di Al Torino Film Festival, nella retrospettiva dedicata alla New Hollywood, una delle più interessanti e riuscite pellicole di fantascienza degli anni Settanta (e non solo), opera prima e purtroppo unica di Saul Bass.
  • Archivio

    Interstellar RecensioneInterstellar

    di Interstellar declina le teorie di Thorne in chiave umanista e sentimentale, mettendo in scena un futuro prossimo intriso di doloroso realismo. La conferma delle dimensioni gargantuesche dell'immaginario di Christopher Nolan.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento