Seguimi

A distanza di dodici anni da Chiamami Salomè torna alla regia Claudio Sestieri con Seguimi, ambizioso thriller psicologico dalle derive horrorifiche che non riesce a trovare la quadratura del cerchio ma conferma l’eleganza dell’autore. Un’occasione sprecata.

Questi fantasmi

Marta Strinati, una tuffatrice olimpionica, dopo essersi seriamente infortunata in piscina, si ritrova sola e disorientata. Lascia Barcellona e si trasferisce in un’antica città italiana, affacciata su una natura selvaggia. Marta riapre la casa-studio di suo padre, un pittore morto poco tempo prima, e incontra Sebastian, uno dei tanti artisti del borgo, uomo e pittore dal carisma indiscutibile, dal carattere magnetico, ombroso. Durante una mostra scopre i suoi dipinti, tutti ispirati dalla stessa Musa, una ragazza giapponese perturbante che subito le ispira un forte senso di déjà vu. All’improvviso, la modella dei quadri è al suo fianco, ed è chiaro da subito come questa misteriosa ragazza orientale avrà un impatto decisivo sulla sua vita… L’incontro con Haru, la modella di tutte le tele iperrealistiche della mostra, si trasforma infatti per Marta in una relazione di cui non può fare a meno, una sconvolgente ossessione fisica e mentale. Un caso estremo di Sindrome di Stendhal, o solo un amore forte come la morte? [sinossi]

Seguimi è il ritorno alla regia di Claudio Sestieri a oltre un decennio di distanza da Chiamami Salomè, curiosa rilettura del capolavoro di Oscar Wilde in chiave non solo partenopea ma anche noir. È un piacere, al di là di tutto, ritrovare sul grande schermo il cinema di Sestieri, che in trent’anni di carriera ha portato a termine “solo” quattro film, curiosamente uno per decennio: Dolce assenza sul finire degli anni Ottanta, Barocco a inaugurare gli anni Novanta, e poi il già citato Chiamami Salomè. In questo senso l’appuntamento con Seguimi, che raggiunge le sale italiane a circa un anno di distanza dalla presentazione all’interno del romano Fantafestival, dove Sestieri e Werba ebbero modo di spiegare il progetto al pubblico, rivela un filo rosso in grado di connettere questi quattro titoli, e di tracciare un percorso coerente e lineare che attraversa i decenni. Da un lato la persistenza del tema dell’abbandono, della perdita, del ritrovamento o della riscoperta di una propria solitudine, sempre fertile ma allo stesso tempo letale. Dall’altro la riflessione tutta autoriale sul genere, sul concetto di gabbia strutturale all’interno della quale muoversi per dare vita e spazio al cinema, all’immagine in movimento.

Anche in Seguimi si vive questa sorta di dicotomia. Sotto il profilo strettamente psicologico Sestieri costruisce una serie di personaggi solinghi, deprivati di ciò che avvertivano come essenziale e dunque scoperti e vulnerabili di fronte all’attacco, se tal può definirsi, di una figura accentratrice. Il concepimento e la nascita di un’ossessione, che trova la sua materializzazione fisica nel personaggio di Haru, splendida modella nipponica che dopo aver aver svolto il compito di musa per il talentuoso pittore Sebastian irrompe nella vita privata e intima della sperduta Marta, cui un infortunio ha mandato per sempre all’aria i sogni di olimpionici come tuffatrice. Per quanto faccia leva su alcuni meccanismi narrativi forse abusati, si avverte la voglia di Sestieri di indagare la psiche di Marta, e se la relazione con Haru – che si sposta ben presto dalla complicità all’attrazione erotica e sessuale – non trova il modo di deflagrare realmente sullo schermo lo si deve soprattutto alla staticità di due interpreti che non appaiono particolarmente a proprio agio nei panni delle protagoniste.
Per tornare al concetto dicotomico che si affrontava dianzi, Sestieri costruisce attorno a Seguimi un apparato visivo e di senso strettamente imparentato con il thriller psicologico. Un thriller psicologico che non disdegna di flirtare in maniera plateale con l’horror sovrannaturale, con la storia di fantasmi – e la scelta “orientale” operata con Haru apre vie laterali senza dubbio interessanti.

Alla ricerca di una forma che in alcuni frangenti sembra quasi doversi sovrapporre e sostituire alla concreta sostanza – in tal senso appare quasi programmatica la scelta della sequenza d’apertura del film, con la steadycam che si aggira per le stanze di una mostra inseguendo ora Haru ora Marta, ma soprattutto fluttuando tra le opere d’arte, immobili e silenziosi oggetti di dialettica – Seguimi si ritrova purtroppo ben presto a girare a vuoto. La scarna sceneggiatura non può venire incontro a Sestieri, al quale come già detto voltano le spalle anche le performance attoriali; si resta dunque nel limbo della messa in scena, e se il regista conferma una volta di più l’eleganza della propria estetica, questa appare più fine a se stesso del passato, meno in grado di legarsi in maniera forte con lo sviluppo della trama. Tra sogni e ossessioni, vagheggi d’arte e rinunce – a sé e al mondo – Seguimi cerca anche di inserirsi con modernità nell’antichissima Matera, in una sfida anche qui vinta solo occasionalmente. Peccato.

Info
Un teaser di Seguimi.
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