Le nostre battaglie

Le nostre battaglie

di

Le nostre battaglie (Nos batailles) segna il ritorno in concorso al Torino Film Festival di Guillaume Senez a tre anni dal trionfo con Keeper. Un film che si interroga sulla precarietà lavorativa lasciando fuori campo la componente operaista e concentrandosi sugli effetti familiari e affettivi. Con Romain Duris.

Instabili equilibri, punti fermi

Olivier è caporeparto in un’impresa della grande distribuzione: attivo nel sindacato, è un riferimento per tutti i colleghi operai e magazzinieri. Sposato con Laura, Olivier ha due figli ma è un padre (e un marito) molto assente. Finché un giorno Laura abbandona la famiglia. [sinossi]

Il belga Guillaume Senez torna a Torino, dove aveva vinto nel 2015 con il suo esordio Keeper, con un film che parla di lavoratori: nel vasto panorama dei titoli che toccano temi sociali o precarietà occupazionali, Senez sceglie di dislocare il conflitto principale tra le mura domestiche, ma solo per mettere meglio a fuoco la condizione esistenziale che accomuna tutti coloro che per vivere devono guadagnarsi il pane. I lavoratori, appunto, ricostituendo così l’idea che una classe esista ancora, eccome, ben al di là delle effimere differenze.
All’inizio de Le nostre battaglie un operaio ultracinquantenne sta per essere licenziato: in quanto rappresentante sindacale, Olivier (il bravo Romain Duris) ne è informato, ma non ha il coraggio di dirlo al collega. L’azienda di distribuzione (che ricorda in tutto e per tutto Amazon) deve riorganizzare il personale, ovvero licenziare i più anziani, chiedere maggiori straordinari ai più giovani e sfruttare meglio tutti. Lo spettatore, dall’incipit, è portato a pensare che la storia de Le nostre battaglie ruoterà attorno a questo, sarà una vicenda di sfruttamento e lotta. Ma il film vira immediatamente e la svolta vera non riguarda la fabbrica, ma il fatto che Laura (Lucie Debay), la moglie di Olivier, abbandona di punto in bianco marito e due figli. Se ne va, lascia la famiglia senza un perché ma sicuramente per una grande, accumulata e inespressa, infelicità. La trama del film racconta quello che accade tra le mura domestiche di Olivier, dapprima del tutto impreparato a gestire i suoi bambini (di cui in fondo non si era mai occupato) e arrabbiato con la moglie di cui non ha più traccia ma che crede tornerà sui suoi passi. Ovviamente il protagonista evolverà e cambierà, capirà quel che non aveva compreso in questo Kramer contro Kramer proletario e privo completamente, ovviamente, della parte legal.

Cosa centra, in tutto ciò, la classe dei lavoratori? La peculiarità de Le nostre battaglie sta proprio nel raccontare il portato esistenziale, la condizione umana ed emotiva che discende da un mondo di sfruttamento, precarietà, umiliazione e incertezza permanente. La violenza di un mondo esterno ferale e privo di qualsiasi umanità si riverbera infatti nelle vite di ogni personaggio del film. L’assunto è che viviamo in un sistema spietato, strutturalmente orribile e che non può che generare infelicità e dolore. Con cui ognuno fa i conti, costruendo la propria vita e le proprie scelte. Laura sceglie, a un certo punto, di cercare aria e anche di mettere il marito di fronte a responsabilità che aveva sempre negato, troppo impegnato a svolgere attività sindacale come fece anche già il padre morto precocemente. La sorella di Olivier, giunta in soccorso del fratello per badare un po’ ai bambini, ha deciso invece di non avere figli, non metter su famiglia, per poter almeno fare cose che le interessano di più, come il teatro. Le famiglie di chi viene licenziato dall’impresa magari vendono la casa di cui non possono più pagare il mutuo. Mentre una donna sindacalista può decidere, dopo tanti anni nell’organizzazione, di mollare per pensare un po’ a se stessa. Bisogna avere priorità chiare, perché tutti siamo nella condizione di dover fare continuamente scelte nette – quando va bene cangianti quando va male irreversibili e irrecuperabili – perché il mondo mette i più (deboli) nella condizione di dover amputare una parte o un’altra, decidere una cosa o un’altra. E poi magari rivedere tutto quando le condizioni decise dai padroni per la sopravvivenza dei lavoratori cambiano. La peculiarità del film di Senez sta proprio nel non raccontare direttamente la condizione del lavoro, nel non prendere di petto – con una trama operaista – le difficoltà di vita degli sfruttati, ma nel mostrarne le conseguenze reali in famiglia, negli affetti, nelle relazioni. In un ingranaggio freddo e disumano in cui tutto può finire da un momento all’altro, ogni personaggio deve barcamenarsi tra mutamenti e ideali, capire cosa è irrinunciabile e cosa più modulabile. L’unico modo di affrontare, se non positivamente almeno costruttivamente, questa feroce contemporaneità è conoscere i propri principi irrevocabili e rimettere in movimento di volta in volta tutto il resto, come farà il protagonista alla fine del film. E come in un certo senso fa proprio sua moglie Laura.

Le nostre battaglie si caratterizza poi per la raffinatezza con cui lascia fuoricampo tutte le azioni principali: dal gesto dell’operaio licenziato, alla fuga di Laura, all’episodio più drammatico che coinvolge i bambini. Lo spettatore non vede l’azione, ma l’effetto dell’azione. Così come non si vede molto del lavoro, ma vengono mostrati gli effetti del lavoro. Una scelta coerente con l’assunto di partenza, ossia che non esiste più una classe visibile e omogenea di “lavoratori”, ma esistono analogie esistenziali per cui si è, nei fatti, lavoratori come milioni di altri, nelle stesse condizioni di milioni di altri. Altro punto di forza è l’ottima rappresentazione dei bambini (i piccoli Basile Grunberger e Lena Girard Voss), che sono credibili nelle reazioni e nei dialoghi per l’intero svolgimento del film. Senez realizza un lavoro con le sue specificità, sorretto da una sensibilità notevole nel mettere in scena i punti di incontro tra persone apparentemente lontane, ma segnate allo stesso modo dalla precarietà che porta a costruire equilibri instabili nei quali, più che mai, è fondamentale riconoscere i punti fermi e inamovibili che orientano le nostre fragili esistenze.

Info
La scheda de Le nostre battaglie sul sito del Torino Film Festival.
  • le-nostre-battaglie-nos-batailles-2018-guillaume-senez-recensione-01.jpg
  • le-nostre-battaglie-nos-batailles-2018-guillaume-senez-recensione-02.jpg
  • le-nostre-battaglie-nos-batailles-2018-guillaume-senez-recensione-03.jpg
  • le-nostre-battaglie-nos-batailles-2018-guillaume-senez-recensione-04.jpg
  • le-nostre-battaglie-nos-batailles-2018-guillaume-senez-recensione-05.jpg
  • le-nostre-battaglie-nos-batailles-2018-guillaume-senez-recensione-06.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Torino Film Festival 2018Torino 2018

    Il Torino Film Festival 2018 si muove con coerenza lungo il percorso intrapreso nel corso degli anni, tra sguardi retrospettivi, cinema "giovane" e ricerca. Un viaggio intrapreso con un'intera città, a differenza di altre realtà italiane...
  • Torino 2015

    Keeper

    di Vincitore del Torino Film Festival 2015, Keeper di Guillaume Senez è un teen-drama interessante, che sceglie però con troppa continuità la via più facile e, a tratti, ricattatoria.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento