Ovunque proteggimi

Ovunque proteggimi

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Terzo lungometraggio da regista per Bonifacio Angius, che si fece notare sette anni fa con l’ottimo Sagràscia. Ovunque proteggimi è una ricognizione tra esseri umani alla deriva, psicologica e fisica. Peccato per un finale troppo “facile”. In Festa Mobile al Torino Film Festival.

Il riscatto

Dopo essersi esibito come tutti i sabato notte per un pubblico poco riconoscente, Alessandro, cantante cinquantenne, fa mattina al Blu Star Disco. Quando all’alba si vede rifiutare da sua madre i soldi necessari per fare il gradasso con delle ragazzine, perde la testa. Dopo una vita sprecata davanti a una slot machine a pontificare sbronzo dalla mattina presto e sperare nella fortuna di un gratta e vinci, mai avrebbe immaginato che l’amore potesse tornare a fargli visita. In una corsia d’ospedale. Da qui, con Francesca e il piccolo Antonio, avrà inizio il viaggio verso l’ultima occasione. [sinossi]

Ovunque proteggimi, che viene presentato in Festa Mobile al Torino Film Festival subito prima del suo approdo in sala, è il terzo lungometraggio da regista del trentaseienne sardo Bonifacio Angius, e sembra confermare gran parte degli spunti di riflessione già rilasciati dai suoi due predecessori, l’ultra indipendente Sagràscia, che ebbe la possibilità di ottenere una diffusione sul territorio nazionale grazie a Distribuzione Indipendente, e Perfidia, che partecipò in concorso al Festival di Locarno nel 2014. Ciò che appare evidente è in particolar modo la voglia di Angius di concentrare l’attenzione su un’umanità ai margini, su cui è sempre più difficile che il cinema italiano focalizzi lo sguardo. Dopo il piccolo Antoneddu, costretto ad attraversare l’aspra terra sarda per portare i suoi omaggi al santo che gli ha fatto la grazia di non morire, e il trentacinquenne Angelo, senza arte né parte, senza lavoro e senza voglia di lavorare, tocca ora ad Alessandro, uomo di mezza età che ha oramai fallito nel suo mestiere di cantante. Gavino, che lo accompagna alla fisarmonica mentre si esibisce, lo abbandona portando come scusa lo stato di salute della moglie, e Alessandro si ritrova solo. Solo e con i Negroni e i whisky come unici compagni serali. Quando la madre, con cui ancora vive, gli nega duecento euro da sprecare con una ragazza che ha rimorchiato in discoteca, il cinquantenne dà di matto, e si ritrova a dover far fronte a un TSO. Qui incontra la squinternata Francesca, che ha perso la custodia del figlio in seguito ad attacchi d’ira collegati a tendenze allucinatorie e paranoidi. La fuga è dietro l’angolo…

Ad Angius piace far vagare i suoi personaggi, e in qualche modo sembra spesso volersi confrontare con il road movie. Ma Alessandro e Francesca vagherebbero comunque, anime sperdute che non interessano a nessuno, e sulle quali nessuno reclama diritti: la madre di lui si limita a qualche telefonata, i genitori di lei hanno completamente rotto i contatti e suo marito è morto. Per quanto il plot in qualche modo sembrerebbe riecheggiare le atmosfere de La pazza gioia di Paolo Virzì gli apparentamenti finiscono ben presto: non solo ad Angius non interessa il rapporto economico squilibrato tra i due personaggi – su cui basava invece le fondamenta la commedia agrodolce di Virzì –, ma Ovunque proteggimi non propone il road movie come percorso formativo, ma solo come la necessità oggettiva di attraversare lo spazio, di riempirlo, di non rimanere immobili. Perché si cadrebbe sempre nelle stesse paludi, quelle di una mente che non sa tenere a freno le proprie inibizioni.
Per quasi tutta la sua durata Ovunque proteggimi dimostra di poter fare affidamento su una sceneggiatura scritta con una certa accuratezza, soprattutto per quel che concerne dialoghi veraci, crudeli, sanamente non controllati – si veda lo scurrile sfogo in bagno di una prostrata Anna Ferruzzo, brevemente in scena nel ruolo della madre di Francesca – e che non guardano in faccia a nessuno. Deliri psicotici per lo più, soliloqui ossessivi e privi di un reale senso, come il ciarlare continuo di Alessandro con il barman mentre gioca ai videopoker.

Anche per questo uno dei punti di forza del film riguarda le interpretazioni, in particolar modo quelle di Alessandro Gazale e Francesca Niedda, entrambi sodali di Angius nelle sue precedenti incursioni dietro la videocamera. Nelle parti dei protagonisti Gazale e Niedda dimostrano di poter reggere l’intera impalcatura del film sulle proprie spalle. Semmai a lasciare qualche perplessità è la progressione narrativa del film, soprattutto quando Angius deve decidere come arrivare alla fine. È evidente fin dalle primissime battute come Ovunque proteggimi si muova dalle parti di un dramma senza possibilità di redenzione, ma Angius ama troppo i suoi personaggi, e il riscatto di Alessandro prende le forme della redenzione, e della salvezza. Quel finale che deve superare le soglie del credibile per ottenere il proprio risultato non può far altro che lasciare l’amaro in bocca, almeno in parte, perché sembra mancare in fin dei conti di coraggio, quasi che non si volesse fare i conti con l’inevitabile, preferendo chiudere gli occhi o voltarsi da un’altra parte. Se questo non inficia il risultato finale (e Angius è senza dubbio un regista da tenere d’occhio anche nel futuro), fa fare al film un piccolo passo indietro rispetto alle precedenti avventure cinematografiche del cineasta sardo. Peccato.

Info
Il trailer di Ovunque proteggimi.
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