The Guilty

The Guilty

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Presentato in concorso al Torino Film Festival 2018, The Guilty (Den skyldige) è l’opera prima del regista danese Gustav Möller, incentrata su una regola semplice: tutto il film si svolge nel centralino di una stazione di polizia e tutte le storie sono raccontate indirettamente attraverso le chiamate d’emergenza. Un meccanismo portato coerentemente fino in fondo.

C’è del marcio a Copenaghen

Relegato a centralinista del pronto intervento telefonico, un poliziotto riceve la telefonata di una donna che sostiene di essere stata rapita: dovrà gestire la situazione rimanendo sempre vicino al telefono. [sinossi]

Questa è la storia di un certo numero di persone ed è anche la storia della città stessa. Così inizia uno dei capisaldi del genere noir, La città nuda (1948) di Jules Dassin. La città nuda di The Guilty (Den skyldige) di Gustav Möller, presentato in concorso al Torino Film Festival, con le sue storie di criminalità in ambito familiare alla Franzoni, è Copenaghen, città che come New York si ritaglia sul mare, costruita su due isole vicine. Le storie sordide nel film di Möller non sono però mai viste, mai messe in scena, ma sono evocate, raccontate ma anche con dei rumori o dei dialoghi in sottofondo, nelle telefonate che il poliziotto Asger riceve nell’equivalente del nostro 113. The Guilty funziona con una regola base che il regista si dà, quella di non uscire mai dalle stanze della centrale di polizia, il centralino e qualche camera adiacente, e di raccontare quello che succede all’esterno per evocazione, o intuizione. Laddove l’elemento urbano, la città protagonista del genere noir, è rappresentata dalla mappa digitale sul computer del protagonista, in cui riesce a visualizzare l’origine delle chiamate d’emergenza. The Guilty funziona come un Kammerspiel teatrale che segue le unità aristoteliche di luogo, tempo e azione. Gustav Möller esordisce al cinema con una regola, forse memore del connazionale Lars von Trier che di regole se ne intende, avendo concepito Dogma, o di altri esempi della storia del cinema, come In linea con l’assassino e Locke, per quanto riguarda il telefono, o Donne di Cukor, dove vige il divieto di inquadrare esponenti di sesso maschile, o Good Kill dove la guerra è tutta vista dalle immagini dei droni.

Chi sta dietro la cornetta telefonica quando si chiama un numero d’emergenza? Chi riesce a rimanere freddo, a mandare volanti o ambulanze e al contempo a capire chi sta chiamando, a chiederne i dati, a localizzarlo, a trasmettergli un senso di tranquillità. Gustav Möller deve aver evidentemente fatto delle ricerche in merito, tanto che la storia principale si basa su una telefonata effettivamente ricevuta dalla polizia danese, di una donna che denunciava di essere stata sequestrata. Asger è effettivamente un centralinista emerito, pur dopo un inizio dove sembra ironizzare e punire l’uomo che non riesce a dire che la donna che lo ha rapinato è una prostituta che aveva caricato in macchina. Asger va ben oltre l’orario di lavoro e quello che effettivamente sarebbe tenuto a fare. Sa parlare con le persone, convincerle, ricondurle alla pacatezza. Il motivo della sua abilità verrà scoperto nel corso del film.

Le storie, o la storia, di The Guilty seguono le regole della narrativa di genere, fatta di suspense, colpi di scena, trepidazione. E Gustav Möller, a modo suo, ripropone quei teoremi morali di Hitchcock o Lang che consistono nel far vedere le cose dalla parte del colpevole, o di chi comunque abbia commesso un crimine, di chi ha ucciso un uomo. Varie storie si intrecciano, scoprendo un punto in comune, secondo il meccanismo del crossover, e si connetteranno anche con la macrostoria, cioè quella di Asger stesso che deflagra nel classico coup de théâtre, preparato da alcuni precedenti indizi. Meno convincente è l’aspetto psicologico, che presiede il tutto, che scade nel superficiale psicologismo, che vale solo per giustificare e rendere credibile l’assunto narrativo. Un aspetto, è il caso di dirlo, decisamente ‘telefonato’.

Info
La scheda di Guilty sul sito del Torino Film Festival.
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