Nothing or everything

Nothing or everything

di

Folgorante, spiazzante, disturbante opera prima della regista e sceneggiatrice (e montatrice) sudcoreana Kim Gyeol, Nothing or everything è come un grido di dolore che sembra non avere mai fine, un dramma tinto di horror, un loop e un cortocircuito emotivo e temporale. Due attrici, un bosco, il racconto di due percorsi speculari, due matasse che si dipanano fotogramma dopo fotogramma. Presentato nella sezione Onde del Torino Film Festival 2018.

Il sentiero

Due donne camminano in una foresta in un tempo che è insieme passato e presente. Provengono entrambe dalla città e per loro non potrebbe esistere un ambiente meno familiare. Un ambiente dove tutti gli esseri viventi fanno percepire la loro presenza. Mentre avanzano, ascendendo a una cima, queste due donne del presente inseguono due donne del passato… [sinossi – TFF2018]

Non difetta di coraggio Kim Gyeol. La regista, sceneggiatrice e montatrice sudcoreana, che si era già fatta notare col cortometraggio Rabbits and Bears, realizza un’opera prima apparentemente fatta con nulla o quasi: un paio di attrici, un bosco, un’idea. In realtà, un sacco di idee concentrate in un plot apparentemente semplice. Già, proprio apparentemente – e tre. Nothing or everything è infatti un film che sembra altro e che ha un incipit che calzerebbe a pennello per un horror. Ma non è un horror. Anzi, lo è, ma a modo suo.
Nothing or everything è lineare e frammentario, confuso e chiarissimo. Attraverso la scrittura e il montaggio, Kim Gyeol tiene sospeso lo spettatore in una dimensione spazio-temporale che si nutre di piccoli costanti slittamenti, di fratture improvvise, di flashback anche millimetrici. Chi stiamo seguendo col nostro sguardo? Dove? E (persino) quando?

Due attrici, Kwon So-hyun e Lee Yoo-Young, per tre personaggi. Per due tempi distinti. Ma questa è solo un’illusione da sinossi appena abbozzata: Nothing or everything implode ed esplode in continuazione, avanza e torna indietro, intreccia e sovrappone. Inganna. Inganna lo sguardo, fino a quando lo sguardo non entra in perfetta sintonia col tempo passato e col tempo presente. Con la morte e con la vita. Kim Gyeol chiede al pubblico un’immersione totale, un’attenzione certosina, perché ogni stacco di montaggio, ogni primo o primissimo piano, ogni controcampo, ogni fuori fuoco è un ponte tra presente e passato, tra due percorsi. Una doppia via crucis. Una doppia liberazione, ma in direzione diametralmente opposta.
Nothing or everything riesce a essere dilatato e frenetico, silenzioso e convulso. Un pedinamento esterno e interno, ovviamente doppio. Ovviamente misterioso, da ricostruire pezzo dopo pezzo. Poche parole, pochi indizi: non serve altro, come non serve la musica. Bastano i rumori del bosco, il respiro affannato delle giovani donne, le convulsioni, lo stordimento, le lacrime. Basta una macchina a mano, spesso incollata ai volti, ai corpi, alla sofferenza. Bastano davvero pochi metri quadrati a Kim Gyeol per marcare il territorio cinematografico: viene in mente Shin’ya Tsukamoto, c’è qualcosa di Kotoko. Più di qualcosa, una sorta di legame estetico ed emotivo.

Duro e spietato come (solo) il cinema sudcoreano riesce a essere, ispirato e indipendente, Nothing or everything è un grido di dolore che sembra non avere mai fine, un dramma tinto di horror, un loop e un cortocircuito emotivo e temporale. “Mamma e papà non desidero più nulla”: le domande non possono avere risposte, perché le risposte sono in fondo a un abisso inaccessibile. L’opera prima di Kim Gyeol è un piccolo trattato sul disorientamento, sullo spaesamento emotivo, esistenziale, spettatoriale. E così, alla fine, ricomporre i tasselli per ottenere una rassicurante linearità diventa un’operazione superflua, del tutto secondaria rispetto al viaggio interiore, alla necessità fisica del superamento del dolore. La deframmentazione ci restituisce uno stato d’animo, o quantomeno ce lo suggerisce, riesce a farcelo scorgere. Più che un pugno nello stomaco, un peso, come se qualcosa premesse sullo sterno: ci lascia così Nothing or everything. Apparentemente non sembra molto, eppure è tantissimo.

Info
La scheda di Nothing or everything sul sito del TFF 2018.
  • Nothing-or-Everything-2018-Kim-Gyeol-01.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Torino Film Festival 2018Torino 2018

    Il Torino Film Festival 2018 si muove con coerenza lungo il percorso intrapreso nel corso degli anni, tra sguardi retrospettivi, cinema "giovane" e ricerca. Un viaggio intrapreso con un'intera città, a differenza di altre realtà italiane...
  • Festival

    Torino 2018Torino 2018 – Presentazione

    L'edizione numero trentasei del Torino Film Festival si muove con coerenza lungo il percorso intrapreso nel corso degli anni, tra sguardi retrospettivi, cinema "giovane" e ricerca. Un viaggio intrapreso con un'intera città, a differenza di altre realtà italiane...
  • AltreVisioni

    Kotoko

    di Shinya Tsukamoto torna alla regia con un film rapsodico, tragico e ossessivo, dal quale è impossibile non farsi travolgere.
  • Libri

    Il cinema coreano contemporaneo

    Edito dalla O barra O Edizioni di Milano, Il cinema coreano contemporaneo di Lee Hyang-jin ha il grande merito di essere il primo esaustivo saggio sul cinema coreano, dalle traballanti e difficoltose origini fino ai giorni nostri...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento