Bad Poems

Bad Poems

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In concorso al Torino Film Festival 2018, Bad Poems è l’opera seconda del regista ungherese Gábor Reisz, un film sulla vita, sul vivere a trent’anni quando si fa il primo inevitabile bilancio. Film sincero, ma il regista non riesce a controllare il suo indubbio talento visivo finendo per generare un’overdose di trovate surreali.

Io e Anna

Il trentatreenne Tamás ritorna a Budapest con il cuore spezzato dopo essere stato lasciato a Parigi dalla fidanzata Anna. Devastato e confuso, tenta di curare le sue pene rievocando la sua infanzia per capire cosa sia accaduto. Un Tamás in età diverse affiora alla memoria riflettendo con ironia e umorismo sul suo comportamento tra passato e presente. [sinossi]

Il protagonista e la sua ragazza che, su un ponte di Budapest, trasportano a mano una porta, scardinata. Uno dei tantissimi momenti visionari di Bad Poems (Rossz versek), opera seconda del filmmaker ungherese Gábor Reisz presentata in concorso al Torino Film Festival 2018. Un’immagine che rimanda a Magritte o a Duchamp, al surrealismo, al dadadismo, e appare programmatica di un film che si svincola quasi subito dalle catene del naturalismo.
Bad Poems è il racconto evidentemente autobiografico del regista, che è anche l’attore protagonista, che parte da una sua delusione amorosa, avvenuta mentre è a Parigi e viene lasciato dalla sua fidanzata Anna. Da qui un film di riflessioni esistenziali da trentenne sulla propria vita, di insoddisfazione sentimentale e lavorativa, attraverso tre suoi alter ego in diverse fasi della sua esistenza, Tamás a 16-18, a 14, e a 7-10 anni. Il film si costruisce sul continuo alternarsi tra presente e passato, con raccordi anche molto fantasiosi, come quando Tamás si alza dal suo letto e si tuffa in una piscina che appare miracolosamente, per poi uscirne trasformato nel suo se stesso adolescente. Ci sono anche momenti di contemporaneità, in cui Tamás si rivolge a un se stesso più piccolo. Questo non ci può che far pensare al cinema di Woody Allen e ai tanti momenti in cui il regista vede se stesso bambino, o si immedesima, nelle fattezze adulte, in se stesso nell’aula scolastica. Il paragone con il regista newyorkese però evidenzia da subito i limiti di cui soffre Bad Poems. Prendiamo un film perfetto come Io e Annie. Anche qui ci sono dei momenti surreali, anche molto brillanti, come appunto l’inizio sull’infanzia, la fila al cinema, il cartone animato della regina cattiva, ma sono ben distribuiti nel film, calibrati perfettamente nella sua economia narrativa. Lo stupore deve partire da una sorpresa, essere assimilato e ci deve essere il tempo per poter affrontare quello successivo. Questo Gábor Reisz non lo capisce e infila a raffica una serie di trovate, alcune anche molto brillanti, tutto è sopra le righe e si genera un appiattimento, un’overdose di surrealismo.

Nella vita di un trentenne come Tamás si riflette anche tutta l’insicurezza e la giovane vita di un paese uscito dal socialismo sovietico ed è entrato nel sistema capitalista. Tamás/Gábor Reisz era piccolo quando è caduta la Cortina di ferro e si è sciolto il Patto di Varsavia. Lo vediamo da bambino in una piazza mentre c’è un comizio e questo è l’unico riferimento diretto a eventi storici. Ma in forma sottile ce ne sono altri. Quando Tamás torna da Parigi e il padre lo va a prendere in macchina, rileva come le strade attorno l’aeroporto di Budapest siano molto più pervase di cartelloni pubblicitari di quanto non lo siano in Francia, e come questo non sia un buon biglietto d’ingresso per gli stranieri. Il capitalismo selvaggio e sfrenato che ormai governa il sistema ungherese è anche quello per cui Tamás viene ingaggiato per realizzare degli spot pubblicitari per una ditta che produce alimenti a base di carne di pollo. Gli spot che concepisce sono fantasiosi e trash, un po’ come, in una declinazione diversa, lo sono gli episodi della sua vita ideati dall’alter ego regista Gábor Reisz. Sono come le cattive poesie del titolo per un film che, nonostante i difetti di cui sopra, riesce a comunicare il sapore autentico della vita.

Info
La scheda di Bad Poems sul sito del Torino Film Festival.
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