Atto di fede

Atto di fede

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Vittorio Antonacci in Atto di fede mette a punto una ricognizione nel sottobosco delle feste patronali che sono una delle colonne portanti della vita paesana italiana. Un viaggio alla scoperta dell’umanità, e non dell’istituzione ecclesiastica. In concorso in Italiana.doc al Torino Film Festival.

Madonne e madonnari

Una banda da giro si sposta verso la prossima festa di paese a bordo di un pullman. Vituccia sfoglia rose, mette i petali in freezer e si siede ad aspettare la Madonna. Raffaele lotta contro pedoni e macchine, per difendere il suo san Rocco, e contro il tempo, per preservare il senso popolare della festa religiosa. Sbirciando oltre il sipario delle feste patronali, il mistero del sacro si sbriciola nei preparativi febbrili e gioiosi della gente comune, nei silenzi e nelle chiacchiere che riempiono l’attesa di Dio, della Madonna e dei santi. [sinossi]

L’Atto di fede, nella preghiera cattolica, recita di fatto la cecità della fiducia non nel divino (con Gesù Cristo che “darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna”) ma anche e soprattutto nella Chiesa come unico veicolo possibile e indiscutibile del pensiero del fedele. Non è forse casuale che il gruppo di filmmakers di cui fa parte Vittorio Antonacci si chiami Libero Arbitrio. Una sorta di risposta “scolastica” all’assolutismo semplificante della Chiesa.
Parte da una realtà diffusa in tutta Italia Atto di fede, primo mediometraggio di Antonacci dopo una serie di lavori più brevi (L’ultimo incontro, Il buco nell’acqua, Brodo di carne) che viene presentato in concorso in Italiana.doc al Torino Film Festival. Una realtà che parla di feste religiose e patronali, eventi che spesso catalizzano l’attenzione di interi paesini e comunità. Antonacci e la sua troupe scendono in Puglia, regione natale del regista, per muoversi insieme a una banda da giro che va di paese in paese, di festa in festa, per esibirsi. Ma è solo uno dei punti di vista possibili per tentare di raccontare una quotidianità multicolore. Antonacci decide dunque di trovare più di un protagonista attorno al quale muoversi: c’è la già citata banda, ci sono gli abitanti di uno dei paesi (San Michele Salentino, in provincia di Brindisi), e c’è Raffaele Alfieri, che ama autodefinirsi come “l’ultimo dei madonnari”.

In questa sorta di trittico laico Antonacci cerca – nella maggior parte dei casi riuscendoci – di svelare il rapporto con il sacro, ma soprattutto con la sua materializzazione nella vita quotidiana, nelle aspirazioni dei singoli. Il sacro come elemento di lavoro, come fonte di reddito, e non solo come rassicurazione della propria fede e del proprio posto in Paradiso. È in questo aspetto che si può rintracciare il senso più intimo, e con ogni probabilità la chiave d’accesso più interessante per avvicinarsi ad Atto di fede: cosa spinge gli esseri umani verso la vocazione divina? Cos’è davvero un “atto di fede”?
In una società dei consumi, in cui anche la Madonna è una statuina fabbricata in serie, e le feste patronali non differiscono più di tanto dalle varie sagre culinarie che sono a loro volta momento d’incontro di una comunità, Raffaele Alfieri difende con fierezza le sue creazioni dalle macchine che passano sfrecciando o dalla gente che le calpesta senza neanche rendersene conto. Come lui, una miriade di persone si affannano per passare di paese in paese, ma perfino in grandi città (“San Rocco a Foggia Foggia?” chiede non senza un malcelato stupore Raffaele a un suo collega nell’ultima sequenza del film), seguendo i vari santi. Rispettandoli a modo loro, senza doverli necessariamente sacralizzare.

Atto di fede riesce a mostrare l’assoluta normalità di una comunità che vive attraverso l’idolatria senza neanche rendersene conto, ma che allo stesso tempo è riuscita a costruirsi e a ritrovarsi proprio grazie alle feste patronali, in un paradosso inconscio che possiede al proprio interno una dolcezza del vivere che appare quasi commovente. In tal senso il dialogo su San Rocco tra Raffaele e un anziano è il punto di non ritorno di un lavoro documentario onesto e stratificato, in cui pedinamento e riflessione trovano un naturale luogo d’incontro. Quasi come una carovana del west musicisti, madonnari e venditori di statuine si preparano a ripartire verso un’altra destinazione, dove si troveranno una volta di più gli uni accanto agli altri. E ai santi…

Info
La scheda di Atto di fede sul sito del Torino Film Festival.

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