Il gigante pidocchio

Il gigante pidocchio

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Documentario freak-show su un pastore siciliano, Il gigante Pidocchio di Paolo Santangelo si limita a puntare i riflettori sul suo irrefrenabile protagonista. In Italiana.doc al TFF 2018.

Neanche un minuto di verità

Gaspare è un giovane pastore che tenta di evadere dalla dura e piatta quotidianità che lo attanaglia, affrontando la vita con ironia e mettendosi in gioco in tutti i modi possibili. Un docufilm che ha come protagonista un pastore, ma che non parla di pecore. [sinossi del Torino Film festival]

Una lunga registrazione di una messinscena, di una finzione. È questo il senso-non senso di Il gigante Pidocchio, un one man show più che un documentario, tutto incentrato sulle esternazioni del pastore italiano Gaspare Vitabile, di stanza nella campagna nei dintorni di Sciacca, in Sicilia. Registrazione di un’auto-rappresentazione già di secondo grado, che vede il pastore destreggiarsi tra imitazioni di personaggi che appartengono all’immaginario comune – si va da Don Chisciotte a James Bond – Il gigante Pidocchio, presentato al TFF 2018 in Italiana.doc, non offre nemmeno un minuto di verità sul suo personaggio, che resta l’opaco specchio di una società contemporanea intermittente come lo zapping tra i canali televisivi. Nessuna interpretazione, nessuna conoscenza è prevista. E in questo è piuttosto onesto il lavoro del regista Paolo Santangelo, che sembra assolversi da solo, nascondendo il suo punto di vista dietro agli exploit istrionici del suo personaggio.

Già perché Il gigante Pidocchio non riesce a trovare una sua reale coesione, resta un susseguirsi paratattico di sketch “comici” slegati, atti a provocare la risata crassa e nulla più. E in questo, a meno che non si rida davvero di gusto (si sa, la risata ha una natura soggettiva), il film in fondo non fa un buon servizio al proprio oggetto d’elezione, anzi, lascia che si metta in ridicolo senza concedergli alcun residuo di umanità. Pertanto, il lavoro firmato da Paolo Santangelo solleva qualche questione etica, dalla quale tenta di svincolarsi proprio con quel suo stile frontale attraverso il quale, il regista sembra voler dire ad ogni accensione della telecamera “io non ho fatto niente, Gaspare Vitabile ha fatto tutto da solo”. Forse accortosi di questa stramba co-regia, Santangelo ha poi aggiunto al suo film altre bizzarrie, ovvero degli inserti “felliniani” che vedono un bizzarro corteo funebre accompagnare la bara del protagonista, un imbonitore circense con tanto di cappello a cilindro vagare per la campagna (salvo poi essere reinternato da una corpulenta infermiera), un presepio vivente con Maria e Giuseppe in cerca di un baby-sitter per potersi recare al supermercato.

Così, mentre scorrono citazioni più o meno colte, cinematografiche e non, con Gaspare Vitabile intento ora a parlarci del suo eroe Lawrence d’Arabia, ora a recitare le sue poesie, ora Shakespeare, ora a disquisire di colonne sonore e infine a mimare celebri scene di film (si va da Full Metal Jacket a 2001: Odissea nello spazio, passando per Ritorno al Futuro) partecipiamo, volenti o nolenti a questa lunga esibizione cui fa da specchio una natura silente e attonita.

Ci si ritrova poi colpevolmente a stupirsi della cultura generale del protagonista, e in questo Il gigante Pidocchio sembra aprire a un discorso sul voyeurismo e sulle responsabilità sia del nostro sguardo che delle nostre, eventuali risate. Ma dal momento che Santangelo non non appare per nulla interessato a portare avanti il discorso, anche questa annotazione cade nel baratro di una raffigurazione ipertrofica, fine a se stessa, in fin dei conti vacua. Anche l’emergere di un discorso sull’auto-rappresentazione, come ultima deriva dell’identità in un’era governata dalla tv e dai suoi reality (in fondo Gaspare pare simulare una sorta di confessionale en plein air) lascia il tempo che trova in questo non-documentario incompiuto, che concede qualche inquietudine giusto a chi ancora crede in un ideale romantico del lavoro agreste e pastorale, tristemente riplasmato oggi – almeno così sembra – da quel desiderio di apparire che forse è l’unico atto vitalistico concesso all’individuo contemporaneo. Di certo è la sola possibilità qui concessa a Gaspare Vitabile.

Info
La scheda di Il gigante pidocchio sul sito del Torino Film festival.
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