Temporada

Presentato in concorso al Torino Film Festival 2018 e premiato per la performance di Grace Passô, Temporada di André Novais Oliveira guarda con coerenza ed estremo rispetto alla periferia, alle zone marginali, a luoghi e corpi che non rientrano nelle traiettorie del cinema mainstream. Un piccolo manifesto del cinema brasiliano.

Figli di un cinema minore

Juliana si è trasferita da Itaúna, nell’entroterra brasiliano, all’area metropolitana di Contagem. Ha trovato lavoro nella sanità pubblica, per la quale effettua controlli casa per casa verificando la presenza di un pericoloso batterio delle piante. Juliana affronta il periodo d’adattamento, conosce nuove persone, cambia abitudini e poco alla volta sente di perdere il legame con il marito, rimasto nella loro vecchia casa… [sinossi]
Era importante concentrarsi sul ritratto complesso di una figura minore,
soprattutto nel Brasile di oggi,
con i suoi pregiudizi e la sua discriminazione della povertà.
– André Novais Oliveira (catalogo TFF 2018).

La carnosa presenza scenica di Grace Passô e il suo spessore attoriale. I quartieri, le strade, le case e gli spazi della periferia. Luoghi e corpi lontani dal cinema mainstream. Lontani anche dal cinema d’autore. Potremmo definirli marginali, ma l’inevitabile richiamo al cinema marginal di Sganzerla e Bressane risulterebbe fuorviante. Trattenuto, sussurrato, intriso di spicciola quotidianità, Temporada non possiede (e non cerca) spiccate tinte autoriali e resta fortemente ancorato alla realtà, alla strada, alla vita di tutti i giorni. Senza filtri, senza forzature drammatiche, prendendo programmaticamente la distanza dagli stereotipi che affliggono la messa in scena delle fasce e zone povere del Brasile – «Cerchiamo di mostrare la società brasiliana in un modo diverso, più umano e sincero, senza ridurre questo mondo alla violenza, alla droga o ai soliti elementi che condizionano la percezione sociale delle periferie» [1].

Temporada è un affresco che si nutre soprattutto di quadri fissi, di corpi incorniciati in ambienti poveri, anche difficili. Forte della personalità e del talento di Grace Passô, André Novais Oliveira forse finisce per innamorarsi troppo della sua idea e della sua attrice, (in)seguendo una cifra stilistica volutamente spoglia, fatta di angoli solitari, di note diegetiche, di azioni e reazioni trattenute. Un’antispettacolarità che rifiuta gli eccessi melodrammatici, ribattendo con silenzi dilatati. Parallelamente, Temporada tratteggia un gruppo di lavoro (non semplice, in crisi) che resiste senza clamori, senza toni loachiani. Un film fatto di patatine sgranocchiate, sogni piccini piccini, traumi da superare: con dignità, misura, rifuggendo gli stilemi del degrado, della violenza e della tragedia.

Oliveira rifiuta i cliché delle favelas, la sistematica costruzione narrativa e visiva di un degrado irreversibile, sopra le righe. E si tiene ben lontano dalla rappresentazione che il cinema brasiliano spesso riserva alla comunità di colore e, più in generale, alle fasce umili della popolazione. Come un piccolo manifesto, Temporada persegue una nuova possibile declinazione e aggiornamento di quello che è stato il cinéma nȏvo, partendo dalla capacità di Rocha e compagni di essere altro, alternativi al cinema borghese e commerciale. Ma non è cinéma nȏvo, nemmeno marginal, diremmo piuttosto periférico, parola chiave che André Novais Oliveira sembra voler proteggere, avvolgere, restituire a una dignitosa normalità. Ed è infatti la dignità l’altro concetto che contraddistingue Temporada e la parabola di Juliana (Grace Passô), eroina della normalità. A mezzo secolo di distanza dall’estetica della fame, Passô e Oliveira tratteggiano un’estetica dell’esistenza e della quotidianità, sotto traccia e un po’ sbiadita, come spesso è la vita. Dopo il documentario Ela Volta na Quinta (2014), un primo passo nella fiction non privo di interesse, più coerente che compiuto.

Note
1. André Novais Oliveira sul catalogo del TFF 2018.
Info
La scheda di Temporada sul sito del TFF 2018.
Il trailer originale di Temporada.
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