Regarde-moi

Regarde-moi

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Presentato in concorso al Marrakech International Film Festival 2018, Regarde-moi è il secondo lungometraggio di finzione del regista tunisino Néjib Belkadhi, un’opera che tratta di immigrazione, integrazione e disabilità nel mondo arabo. La storia della scissione interna di un personaggio, diviso tra il richiamo della patria, in Tunisia, e quello della sua nuova vita che si era costruito emigrando a Marsiglia.

Divorzio alla tunisina

Virile, aggressivo, spavaldo, e pure affascinante e carismatico, Lotfi sembra avere tutto: un negozio di elettrodomestici che va bene, una bella francese come compagna, un bambino in arrivo. Ma una telefonata del fratello, per l’infarto della moglie, lo porta improvvisamente a dover tornare, da Marsiglia, alla sua natia Tunisia. Lotfi si trova a doversi confrontare con l’eredità della vita che ha abbandonato sette anni prima, che include una moglie separata e Amr, loro figlio autistico di nove anni. [sinossi]

Regarde-moi di Néjib Belkadhi, presentato in concorso al Marrakech International Film Festival 2018, dopo le anteprime di Toronto e Los Angeles e l’uscita in Tunisia, è prima di tutto una storia di disabilità, uno di quei film che riescono a ricostruire in modo credibile la patologia mentale e fisica di una persona, con un lavoro attoriale importante tanto più che, in questo film a essere coinvolto è un ragazzino. Non siamo ai livelli di perfezione raggiunti da Moon So-ri in Oasis, ma nemmeno a quelli di imperfezione di Jasmine Trinca in La meglio gioventù. Amr è affetto da autismo, in una forma grave. Si chiude in un mondo suo, non guarda neanche i giocattoli, ed è ossessionato dagli occhi tanto da cavarli a tutti i suoi pupazzetti e bambole, e finanche a cancellare quelli dei personaggi raffigurati in quadretti o poster, in disegni o fotografie appesi nella sua stanzetta. Amr è dispettoso, rende la vita difficile al padre che non sa come gestirlo, come tenerlo a bada finché usa sistemi di coercizione. Sembra una via di mezzo tra Mercoledì, la bambina degli Addams, e Regan, la ragazzina indemoniata de L’esorcista.
Amr rappresenta la Tunisia, l’imperfezione di una patria, di un paese da cui il protagonista era riuscito a emanciparsi, emigrando a Marsiglia e conducendo una vita dignitosa, aprendo un negozio di elettrodomestici e mettendosi insieme a una compagna francese che lo avrebbe fatto diventare per la seconda volta papà, come si capisce dall’ecografia a inizio film. Ma Amr è un richiamo, ciò che alla fine àncora Lotfi ai suoi doveri di genitore, e di marito e di tunisino. E ancora, nel dubbio che la condizione mentale del bambino sia stata causata dall’assenza del padre, Amr rappresenta un paese alla deriva anche per la diaspora della sua gente. Regarde-moi è la storia di un avvicinamento progressivo tra padre e figlio, della ricerca di un dialogo e una comprensione con una persona diversamente abile, che trova compimento nella scena catartica del gioco con le piume del cuscino. Un gioco spontaneo con un elemento trovato per caso, mentre il bambino rifiutava e mutilava tutti i giocattoli prefabbricati.

Come da anni ci va dicendo Edgar Reitz, nella vita di ciascuno di noi ci sono tendenzialmente due heimat, quella non scelta della nascita e dell’infanzia, e quella scelta per andarci a vivere da adulti. Regarde-moi è incentrato sul conflitto tra queste due patrie di un immigrato dalla Tunisia alla Francia. Dove quella della propria origine affiora prepotentemente, non si può cancellare. E il richiamo avviene anche per motivi di eredità. Ma la riconciliazione tra Lotfi e il figlioletto, e la famiglia, e la sua Tunisia, avviene grazie al cinema, a quelle riprese con la videocamera che il bambino guarda, lui che aveva perso ogni interesse nella visione, mentre il padre ritrova la famiglia grazie agli homemovie familiari. E ci sarà anche una reciprocità, nella scoperta della madre che anche il figlio aveva fatto delle riprese, di nascosto, al padre mentre stava dormendo. E qui si sancisce invece una nuova separazione, con i singhiozzi della donna che proseguiranno sui titoli di coda.

Il filmmaker tunisino Néjib Belkadhi si era finora segnalato per il suo documentario VHS – Kahloucha, presentato anche al Sundance, mentre il suo esordio alla fiction, Bastardo, era passato a Toronto. La prova attoriale di Nidhal Saadi, protagonista di Regarde-moi, gli è valsa il premio come migliore attore al Marrakech International Film Festival 2018.

Info
La scheda di Regarde-moi sul sito del Marrakech International Film Festival.
  • Regarde-moi-2018-Nejib-Belkadhi-001.jpg
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