Monty Python’s Flying Circus

Monty Python’s Flying Circus

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Quando nel 1969 la BBC si decise a mandarlo in onda, in diretta il sabato sera, Monty Python’s Flying Circus fece l’unica cosa che poteva fare: rivoluzionò i costumi, il senso comune, il concetto stesso di programma televisivo. A quasi cinquant’anni di distanza l’effetto è ancora dirompente, inarrestabile. Un capolavoro di comicità nonsense che non ha eguali.

I re della foresta

Un programma televisivo composto di sketch, uniti tra loro dalle animazioni curate da Terry Gilliam. [sinossi]

Per quanto esistano versioni televisive chiamate Il circo volante dei Monty Phyton, questo capolavoro di surrealismo comico e di devastazione dell’ordinario è passato alla storia – e lì vi rimarrà, tra i gioielli imperituri del piccolo schermo mondiale – con il suo titolo originale, Monty Python’s Flying Circus. Prendete l’usato sicuro dello slapstick, genere standardizzato da sessant’anni quando i Monty Python irrompono sulla scena britannica, mescolatelo con l’umorismo anglosassone, aggiungete un pizzico di dada, di surrealismo, scuotete con forza ripetendo misterici e geniali giochi di parole e forse vi avvicinerete a quel guazzabuglio ultrasonico che la gang londinese riuscì a proporre alla vasta platea televisiva per ben un lustro, e sulla BBC! Appare quasi impossibile oggi, quando lo spettatore del piccolo schermo è abituato alle miserabili pacchianerie comiche che la televisione regala, con una capacità di scioccare l’immaginario borghese così risibile che non farebbe arrossire neanche le gote di un’educanda in odor di monastero o di santità. La vera e propria clausura dell’immaginario sovversivo, e della sua potenza destabilizzante. Mala tempora currunt, si sa. Le sorti progressive di una nazione che viveva la primavera tutta lustrini e luci al neon della cosiddetta Swinging London permisero al contrario l’irruzione di una banda di intellettuali innamorati del demenziale e del calembour – ma non lo era forse anche l’austero Lewis Carroll, il babbo di Alice che attraversa lo specchio? – nelle case della piccola e media borghesia, della nobiltà e della classe operaia. Un’operazione di rieducazione che neanche il Grande Timoniere Mao sarebbe mai stato in grado di prendere in considerazione.

Ma occorre non essere precipitosi, e non dare per scontate determinate nozioni. Domanda iniziale: cosa è stato il Monty Python’s Flying Circus? Un contenitore televisivo, che andava in onda in diretta il sabato sera, e che metteva insieme gli sketch più disparati, accomunati tra loro da alcuni personaggi ricorrenti e legati – anche per esigenze legate alla diretta, come ad esempio il cambio di costumi tra un gag e l’altro – da animazioni surreali. La seconda domanda è d’obbligo: chi sono stati i Monty Python? In ordine puramente alfabetico Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin. Sei comici? Sì, senza dubbio. Sei attori? Dato scontato, anche se ovviamente per Gilliam il gioco si fa più complesso (sue, se qualcuno se lo stesse domandando, le già citate animazioni). Ma soprattutto sei pensatori tanto della struttura della commedia quanto, e questo è ancor più rilevante, del senso del ridicolo e del suo superamento. Da principio accompagnato da risate episodiche, anche perché il pubblico della BBC era abituato a ben altro tenore, e questo rende ancor più coraggioso sia il programma sia la rete che decise comunque di produrlo e dargli la massima visibilità, Monty Python’s Flying Circus divenne già nel corso della prima stagione un appuntamento fisso, un’arma controculturale, la risposta migliore a chi pensa che gli standard televisivi non possano che essere rispettati, a danno della qualità e della libertà di espressione.

Non c’è limite, nel corso delle quattro stagioni, che i sei attori e creatori non siano riusciti a valicare. Limiti estetici, culturali, filosofici, concettuali, comici. Limiti del buongusto, ripetutamente mandato al massacro. Limiti della prassi, mai neanche presa in considerazione. Attraverso un flusso di coscienza ideale che già lavora sulle riflessioni di Marshall McLuhan, in direzione di un blob solo all’apparenza confuso, i Monty Python edificano una struttura incrollabile, che si concentra su temi fissi e vere e proprie ossessioni – la messa alla berlina del pensiero comune, la presa per i fondelli del mondo politico, la parodia cinefila e cinematografica, l’utilizzo degli stessi meccanismi televisivi per dimostrarne la vacuità – che vengono sviscerate facendo ricorso a un nonsense sublime, che non ha pari nella storia della comicità moderna e contemporanea e che riprende vezzi e consuetudini del vaudeville (il grammelot, il gioco di parole, l’utilizzo di anagrammi e del grottesco) per portare il tutto alle estreme conseguenze.
Ma al di là della mera soddisfazione intellettuale, che rende in ogni caso l’operazione tra le più brillanti, rivoluzionarie e innovative dell’intera storia della televisione, Monty Python’s Flying Circus è un puro, continuo e imperterrito esercizio di comicità deflagrante.

Non si può resistere di fronte agli sketch dei Monty Python. Non è concesso. Come si fa a non sperticarsi dalle risate con la partita di calcio tra filosofi greci e tedeschi, vinta dai primi grazie all’Eureka di archimedica memoria? E quale preferire tra Dead Parrot, che vede il commesso Michael Palin cercar di convincere il buon borghese John Cleese che il pappagallo che gli ha venduto non è morto, e Art Gallery, con protagonisti sempre i due attori nelle vesti di donne borghesi di mezza età che disquisiscono di arte di fronte a dei dipinti mangiandoli? Per non parlare della celeberrima The Lumberjack Song (“I’m a lumberjack and I’m OK I sleep all night and I work all day”), ovviamente. Ma la lista sarebbe lunghissima, pressoché inesauribile. L’unico consiglio è quello di recuperare tutti e quarantacinque gli episodi, usciti per di più in dvd anche in Italia, e di godere di ore di intrattenimento geniale, irriverente, caustico, lontano da qualsiasi propensione al buon senso e alla mediocrità dominante. La barzelletta più divertente del mondo forse non vi ucciderà, come accadde durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma la ricorderete per sempre.

Info
La sigla di Monty Python’s Flying Circus.
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