Eros + Massacre

Eros + Massacre

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Eros + Massacre è il primo dei tre capitoli che Yoshishige Yoshida ha dedicato alla storia del Giappone contemporaneo, ed è con ogni probabilità il più celebre. Un film anarchico come e più del suo protagonista, Sakae Ōsugi, che parte dal cosiddetto “incidente di Amakasu” per raccontare il collasso della società, e forse anche il superamento del cinema stesso.

L’incidente di Amakasu

Una biografia dell’anarchico giapponese Sakae Ōsugi, delle tre donne con cui ebbe una relazione sentimentale (la moglie e due amanti), e dell’Incidente di Amakasu, la reazione del governo nipponico al terribile terremoto del Kantō nel 1923, quando la giovane socialdemocrazia temeva l’insurrezione capitanata dagli anarchici… [sinossi]

Eros + Massacre (traduzione letterale dell’originale エロス+虐殺, vale a dire Erosu purasu gyakusatsu) non è un titolo ad effetto, per quanto possa apparire a uno sguardo disattento o superficiale – e chissà in quanti si saranno avvicinati nel corso del tempo al film cercando lo scandalo, secondo un malcostume sempre esistito ma in progressivo aumento. Quel segno più che separa le parole eros e massacro non è un vezzo: sta lì a indicare, e a ricordare al proprio pubblico che quei due termini possono essere sommati (seguendo la logica matematico-scientifica), ma anche che in una logica socialdemocratica e imperiale quei due termini per ragioni a volte perfino opposte hanno un valore positivo, rimanendo nel campo dell’insiemistica. Il + rimanda anche al concetto cristiano di croce, di martirio, di pensiero incompreso – o fin troppo compreso – da chi detiene il potere e per questo destinato al massacro. Il + indica però anche una disgiunzione logica, e le due preposizioni una volta riunite ne formano una nuova. Un mondo nuovo, quello teorizzato anche da Sakae Ōsugi, l’anarchico giapponese attorno alla cui vita si muove la trama del tredicesimo lungometraggio di Yoshishige Yoshida. Un mondo nuovo, come quello teorizzato attraverso il cinema – e non per il cinema – da Yoshida. Ma occorre andare per gradi, con ogni probabilità, perché per arrivare a ragionare sulla rivoluzione teorica di Ōsugi e su quella pratica di Yoshida si deve passare per alcuni eventi che non molte persone in Italia sanno maneggiare con la dovuta cura. E occorre saper rispondere ad alcune domande: cosa fu l’ATG? E cosa si intende quando si fa riferimento al cosiddetto “Incidente di Amakasu”?

Sì, non è sbagliato partire dall’ATG, acronimo dietro il quale si cela l’Art Theatre Guild (in giapponese 日本アート・シアター・ギルド), perché per quanto Eros + Massacre non rientri tra le sue produzioni – come sarà invece, rimanendo a Yoshida, per Heroic Purgatory nel 1970 e Coup d’Etat nel 1973 – sarebbe impensabile ragionare sull’intera filmografia del regista giapponese senza l’esistenza di questa realtà fondamentale per tutto l’underground nipponico. Creata nel 1961 per distribuire nelle sale dell’arcipelago il meglio della produzione autoriale straniera (il primo titolo a trovare spazio in Giappone per intercessione dell’ATG fu Madre Giovanna degli Angeli di Jerzy Kawalerowicz), questa realtà divenne a sua volta produttrice nel 1967, quando partecipò alla creazione di Evaporazione dell’uomo di Shōhei Imamura. L’inizio di una fase cruciale della radicalizzazione della Nuberu bagu, che permetterà a molti registi di portare alle estreme conseguenze la propria poetica espressiva, come dimostrano tra gli altri i vari L’impiccagione e La cerimonia di Nagisa Ōshima, Nanami: The Inferno of First Love di Susumu Hani, Double Suicide di Masahiro Shinoda, Funeral Parade of Roses di Toshio Matsumoto, Estasi degli angeli di Kōji Wakamatsu, e soprattutto gran parte della filmografia di Shūji Terayama – una delle menti alla base del progetto ATG – compresi i suoi capolavori Emperor Tomato Ketchup, Pastoral: To Die in the Country e Throw Away Your Books, Rally in the Streets. Anche Eros + Massacre, pur prodotto soprattutto dalla Contemporary Film Company, pulsa nelle vene del sangue sovversivo e impossibile da ridurre a norma del cinema giapponese dell’epoca, una delle poche realtà in grado di fondere insieme il più alto spirito di ricerca – teorica, di linguaggio, filosofica, politica – con la narrativa, seppur intesa nella sua forma più ampia e libera.

Eros + Massacre, lo si è già scritto, ruota attorno alle vere vicende di cui fu protagonista Sakae Ōsugi. Ma queste vicende non servono a illuminare il passato, ma a cercare di leggere il presente e il futuro. Da ciò è determinata la confusione volontaria nel giocare con i differenti piani temporali, col loro senso, con ciò che vanno effettivamente a rappresentare. Parlare di Ōsugi relegandone il ruolo nel passato, negli anni in cui realmente visse, sarebbe un’operazione borghese, magari anche progressista, ma ciò dipenderebbe in forma esclusiva dallo sguardo del regista, dalla sua capacità di aderire o meno al pensiero anarchico. Yoshida rifugge da questo schema: rimettere in circolo le posizioni espresse da Ōsugi, e raccontare il suo rapporto con l’erotismo e la negazione del pensiero dominante per quel che concerne il contesto famigliare equivale a scuotere di nuovo le fondamenta dello Stato. Ōsugi era scandaloso ben più che per ciò che propagandava a parole per ciò che metteva in atto nei fatti. La promiscuità come messa in dubbio del ruolo della famiglia. Messa in dubbio del ruolo della famiglia come tentativo di minare le basi su cui si regge lo Stato. Un processo logico, una volta di più. Ma che parte da pulsioni umane, corporee, materiali. Se l’indagine sui rapporti umani è sempre stata presente nel cinema di Yoshida, Eros + Massacre compie un passo ulteriore, si spinge più in là. A essere indagata è la società utilizzando il rapporto umano come grimaldello, come detonatore, come arma impropria. Non è necessario scandalizzare i benpensanti, ma ridurli al silenzio, costringerli in un angolo e dominarli. Un atto di contropotere, che il cinema può mettere in atto attraverso la forma. L’avanguardia che prende corpo nel film non è un atto di adesione a un movimento, ma la dimostrazione di una necessità: scardinare la prassi produttiva e la logica spettatoriale per produrre un’effettiva rivoluzione, la rinascita dello sguardo sotto prospettive differenti. Il cinema, come l’intera società, negli anni Sessanta ha raggiunto già il suo collasso, ma non se ne rende conto. Yoshida sottolinea questa verità e ne scoperchia gli anfratti più nascosti: è obbligatorio ripartire da una nuova dialettica, ma questo linguaggio è a sua volta destinato al massacro, senza possibilità di uscire indenne dallo scontro. Nelle oltre tre ore di durata di Eros + Massacre Yoshida si dimostra straordinario metteur en scéne, in grado di costruire un immaginario inusitato e suadente, giocando tra il vero e il falso, tra la ricreazione e la riflessione sullo stesso metodo di ripresa. Un’opera teorica che non rinuncia alla natura umana, alla sua carne – in tal senso il ruolo dell’elemento erotico è a dir poco sorprendente, sia nella naturalezza con cui viene messo in scena sia per il significato che assume nel corso della narrazione per immagini. Un’opera che si autodistrugge per rigenerarsi, e scioglie le pastoie del tempo per costringere lo spettatore a guardare se stesso, la propria società, il proprio microcosmo, l’individualità in cui si muove e attraverso la quale si maschera. Nel bianco e nero stupendamente fotografato da Motokichi Hasegawa è racchiuso un racconto che non ha eguali, un’esperienza cinematografica indispensabile e rivoluzionaria, l’atto anarchico più potente e doloroso del cinema giapponese, e forse non solo. Yoshishige Yoshida ha compiuto 85 anni lo scorso febbraio, ma il suo scarso rapporto con il cinema negli ultimi quarant’anni – appena tre film diretti dal 1973 a oggi – l’ha fatto dimenticare anche ai cinefili più attenti. C’è sempre tempo per rimediare…

Info
Eros + Massacre su Youtube.
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