Brisby e il segreto di NIMH

Brisby e il segreto di NIMH

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Brisby e il segreto di NIMH segna l’esordio al lungometraggio di Don Bluth, già al lavoro negli anni precedenti per la Disney. Una fiaba ecologista ricca di fascino, tra i migliori esempi di animazione statunitense degli anni Ottanta.

Una topolina sotto sfratto

La signora Brisby, una dolce topolina di campagna rimasta vedova del marito Jonathan, vive con i suoi quattro figli all’interno di un vecchio mattone nel campo di un contadino di nome Fitzgibbon. Brisby si sta preparando a traslocare, in quanto si sta avvicinando il periodo in cui Fitzgibbon ara il campo con un trattore, ma è impossibilitata a farlo dato che il figlio Timothy è gravemente malato. La signora Brisby chiede consiglio al signor Agenore, vecchio amico del marito defunto, il quale le fornisce una medicina. Tornando a casa la topolina incontra Geremia, un corvo svitato ed esuberante ma gentile alla disperata ricerca di una ragazza, ed i due si aiutano a vicenda a sfuggire da Dragon, il feroce gatto di Fitzgibbon. Il giorno seguente, la signora Brisby esce di casa di prima mattina e scopre che il contadino sta mettendo in moto l’aratro e che passerà proprio sulla sua casa. Disperata, riesce con l’aiuto di zia Bisbetica a sabotare la macchina agricola ma è conscia che entro il giorno seguente le cose ricominceranno. Cosa fare? [sinossi]

La Walt Disney Productions nei primi anni Ottanta se la passa decisamente male, almeno sotto il profilo dell’animazione. I progetti già ideati dal suo fondatore prima della morte sono stati portati a termine, e le idee latitano. Quando Red e Toby nemiciamici raggiunge le sale, nel luglio del 1981, qualcosa sembra scricchiolare, e la situazione peggiorerà quattro anni più tardi con Taron e la pentola magica. Si potrebbero aprire molte digressioni sulla cattiva gestione della casa di produzione dopo la dipartita dello “zio Walt”, ma per rendere chiara la situazione basterà far notare come alcuni dei migliori talenti dell’animazione a stelle e strisce siano passati per la Casa del Topo, in quegli anni, senza essere valorizzati e infine costretti a trovare spazio altrove. Negli anni Settanta fino a Red e Toby nemiciamici nella Disney lavorano Brad Bird (futuro regista de Il gigante di ferro, i due capitoli de Gli incredibili e Ratatouille), Tim Burton – che riguardo l’esperienza in Disney dichiarerà “Era una tortura, dovevo disegnare tutte le scene con le graziose bestioline ammiccanti. Semplicemente non ci riuscivo” –, John Lasseter, che fonderà la Pixar. E ovviamente Don Bluth. Don Bluth, il più disneyano dei reietti della Disney. Don Bluth, assunto dalla Disney a diciotto anni nel 1955 per lavorare a La bella addormentata nel bosco e dove in venti anni non troverà mai l’occasione per dirigere un film in prima persona, se si eccettua la componente animata del live action Elliott il drago invisibile, che risulterà firmato dal solo Don Chaffey.

Brisby e il segreto di NIMH, il primo lungometraggio da regista di Bluth, sembra quasi un guanto di sfida lanciato in pieno volto alla Disney. Il figliol non prodigo. Se la vendetta è un piatto che va servito freddo, come insegna il detto, non è che Bluth abbia atteso poi molto per ottenerla. Al lavoro sui disegni del “solito” Red e Toby (quanta concentrazione di talenti per lo più sprecati…), il regista ha già abbandonato la barca, per fondare insieme a un manipolo di disegnatori Disney una nuova casa di produzione. Il nome? Don Bluth Productions, ovviamente. Dopo il cortometraggio Banjo il gattino ribelle e le parti animate del mega-flop Xanadu di Robert Greenwald, remake di Bellezze in cielo di Alexander Hall, la neonata casa di produzione si lancia in un progetto a dir poco ambizioso: creare un lungometraggio d’animazione in grado di competere, sia sotto il profilo artistico che sotto quello economico, con il colosso Disney. Di fatto Brisby e il segreto di NIMH segna un punto di svolta, se non commerciale – il film non godrà di buona salute al botteghino, e diverrà un cult movie solo con il passare degli anni – per lo meno storico. Di fatto è raro incontrare nella storia dell’animazione a stelle e strisce qualcuno desideroso di combattere la Disney sul suo campo prima dell’avvento degli anni Ottanta. A parte i gloriosi gioielli di Dave e Max Fleischer (I viaggi di Gulliver, 1939, e Hoppity va in città, 1941) si possono ricordare 1001 Arabian Nights di Jack Kinney, nel 1959, con protagonista Mr. Magoo, e il di poco successivo Musetta alla conquista di Parigi di Abe Levitow, l’Hansel e Gretel della RKO – in stop motion – , la prima produzione cinematografica di Hanna e Barbera dedicata a Yogi. Poco materiale, e anche poco competitivo. Come già accennato la questione inizia a mutare a seguito della morte di Disney, nel 1966. Il senso di spaesamento porta a un indebolimento della Disney, e il mercato progressivamente si allarga, non più pensato solo a uso e consumo dei bambini, come dimostra l’irruzione in scena di Ralph Bakshi.

Ma è Brisby e il segreto di NIMH a sfidare la Disney sul suo campo, per di più lavorando con l’antropomorfizzazione dell’animale simbolo della casa di produzione: il topo. È infatti una graziosa topolina la protagonista del film di Bluth, una giovane madre rimasta vedova e costretta ad affrontare un tumultuoso trasloco dalla comoda tana in cui vive. Un ritorno all’antico? Decisamente sì. L’intero approccio produttivo e artistico di Bluth tende infatti a una netta sterzata in direzione opposta a quella intrapresa dalla Disney. Là dove la Casa del Topo cercherà – un po’ annaspando – di mostrarsi al passo dei tempi, giovane agli occhi di infanti e adolescenti, Bluth rivendica con forza la qualità dell’età dorata dell’animazione. Ma se per magnificare quell’epoca irripetibile pochi anni più tardi Robert Zemeckis con Chi ha incastrato Roger Rabbit? si getterà nel pieno della sperimentazione futuristica e futuribile, Bluth è deciso a rievocare nei fatti quella specifica qualità.
Brisby e il segreto di NIMH è un film volutamente fuori dal proprio tempo, sospeso in un limbo che guarda con struggente tenerezza al passato. Si ricorre al rotoscope, alla multiplane camera, alla retroilluminazione. È un viaggio a ritroso, quello compiuto da Bluth, con l’effetto di aver preservato la sua creatura dalle usure del tempo. A distanza di quasi quarant’anni dalla sua realizzazione la storia di Brisby, tratta da un romanzo di Robert C. O’Brien, è ancora completamente attuale: merito del messaggio ecologista, senza dubbio, con la messa alla berlina degli esperimenti umani sui topolini, ma anche del linguaggio cinematografico, così elegante, morbido, ricco di sfumature. È strano che la critica al momento dell’uscita del film non abbia saputo coglierne l’effettivo valore, perdendosi dietro pretestuosi sbuffi per questa o quell’altra debolezza in fase di scrittura. Brisby e il segreto di NIMH apriva una nuova era nella storia del cinema d’animazione statunitense, e lo faceva poggiando le proprie basi sulle radici stesse della produzione animata nazionale. Il risultato al botteghino americano, con 14 milioni di dollari d’incasso, sorrise solo a metà. L’anno precedente la Disney con Red e Toby nemiciamici aveva sfiorato i 40 milioni di dollari. La distanza era ancora netta, ma la strada in qualche modo tracciata. Sarà un altro topo, l’immigrato russo Fievel, a lastricarla. Di mezzo ci sarà anche Steven Spielberg. Ma questa è un’altra storia…

Info
Brisby e il segreto di NIMH, trailer.
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