Colpo vincente

Colpo vincente

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Il colpo vincente è quello con cui la microscopica squadra di basket del liceo di Hickory, in Indiana, vince il campionato statale sotto la guida del “redento” allenatore interpretato da Gene Hackman. Un classico del film sportivo, ma anche un’interessante lettura della società rurale.

Con i consigli di Colpo in canna

Norman Dale è finito come allenatore di basket, da quando ha maltrattato un suo giocatore. Ora ha l’occasione di ripartire dal microscopico liceo di Hickory, sperduto nelle campagne dell’Indiana. Sono i primi anni Cinquanta, e non tutti sono preparati ai suoi metodi di allenamento. Che però si rivelano maledettamente efficaci… [sinossi]

Il colpo vincente lo scaglia ovviamente Jimmy Chitwood, il talento purissimo che aveva deciso di non giocare più a pallacanestro dalla morte del suo mentore, concentrandosi invece sullo studio. E il colpo vincente, altrettanto ovviamente, arriva sul suo della sirena, quando non c’è più tempo per gli avversari per recuperare, e si può solo festeggiare. Rispetta tutti i singoli cliché del film sportivo, l’esordio dell’allora quarantenne David Anspaugh, ma quello che potrebbe apparire come il suo più grande limite è in realtà la sua risorsa principale. Lo spettatore, accolto come il protagonista Norman Dale dalla minuscola comunità agricola di Hickory, nel bel mezzo del nulla dell’Indiana, ha il diritto – o forse il dovere – di credere alla possibilità che tutto vada come deve andare. Credere che l’allenatore senza incarico da un decennio possa riprendere la diritta via, che possa scoppiare l’amore tra lui e la bella professoressa interpretata da Barbara Hershey, che quel maledetto ultimo tiro possa effettivamente accarezzare la retina del canestro e ricadere a terra, lasciando tutti basiti. Credere che Davide possa davvero sconfiggerlo, Golia. Certo, è giusto avanzare letture di ogni tipo, ed è indubbio che in qualche modo questo piccolo film di trent’anni fa, divenuto nel corso del tempo un cult movie (più negli Stati Uniti che nel resto del mondo, ma dopotutto lì il basket è sport nazionale), celebri la resistenza di una squadra composta per intero da ragazzotti bianchi, redneck che non hanno mai visto una metropoli, contro lo strapotere delle squadre di città, che sono già avanti e schierano fior di giocatori afrodiscendenti. Sì, non c’è dubbio che si possa anche leggerlo così, Colpo vincente, e forse arrivare a combatterlo, a ostracizzarlo, a bandirlo. E poco importa se il soggetto del film, scritto dall’hoosier (così vengono chiamati gli abitanti dell’Indiana) Angelo Pizzo, sia ispirato alla leggendaria impresa della Milan High School, liceo di un paesotto di millecinquecento abitanti che trionfò nel campionato statale del 1953-54, sovvertendo qualsiasi pronostico. Un film rappresenta il proprio tempo, dopotutto.

Al di là delle riserve culturali che alcuni potranno avere sul film, è indubbio come Colpo vincente rappresenti l’ideale prototipo di qualsivoglia film a tematica sportiva, soprattutto se questa viene legata a doppio filo al concetto di educazione, di percorso di crescita. Se è un bildungsroman, e di fatto lo è, il film di Anspaugh dimostra di esserlo a trecentosessanta gradi. Lo è per Norman, che deve imparare a superare lo smacco di essere stato per sempre espulso dal basket universitario – ha maltrattato uno dei suoi giocatori – e adattarsi a ripartire da una categoria sicuramente meno attrattiva. Lo è per i suoi ragazzi, che dovranno accantonare tutti i loro vezzi, le loro cattive abitudini, i loro egoismi per competere in modo concreto come squadra. Lo è per gli stessi cittadini di Hickory, che si trovano a dover accettare i rudi e scorbutici modi metropolitani di uno “straniero”, per poter imparare da lui. Lo è anche per Myra Fleener, a sua volta rintanatasi in un paese/bozzolo per sfuggire al mondo esterno, e ora nuovamente costretta a fare i conti con quest’ultimo. E lo è, non c’è neanche bisogno di specificarlo, per Shooter Flatch, Colpo in canna nel doppiaggio italiano, il padre alcolizzato di uno dei giocatori che deve vincere la propria dipendenza per poter svolgere il ruolo di vice allenatore. Tutti alla conquista di qualcosa perfino più importante di un campionato statale. La dignità del vivere.

Calibrato con estrema precisione sullo schema standard della sceneggiatura hollywoodiana Colpo vincente riscatta la sua programmaticità grazie all’estrema cura nella rappresentazione del contesto rurale dell’Indiana dei primissimi anni Cinquanta e alla verve dei suoi protagonisti, partendo com’è logico da un eccellente Gene Hackman per arrivare alla già citata Hershey – nel 1986 anche sul set con Woody Allen in Hannah e le sue sorelle –, e a un Dennis Hopper struggente, dolorosissimo e tenero nella parte di Colpo in canna. Il merito va ovviamente al semisconosciuto Anspaugh, a sua volta nativo di Decatur, in Indiana. Nonostante gli applausi generalmente ricevuti per Colpo vincente la sua carriera non decollerà mai, come dimostrerà l’immediatamente successivo Pazzie di gioventù, stanco college movie con Molly Ringwald, Andrew McCarthy e Ben Stiller. Ma la sua filmografia merita un approfondimento del tutto particolare, perché sempre con il sodale Pizzo alla sceneggiatura Anspaugh firmerà Rudy (1993) sul football americano, e In campo per la vittoria (2005), che celebra l’incredibile impresa compiuta nel 1950 dalla nazionale di calcio statunitense, in grado di battere per 1-0 i temibilissimi cugini britannici durante i mondiali di stanza in Brasile – quelli che terminarono con l’incubo di Maracanà e l’esultanza di Ghiggia e Schiaffino. Un altro esempio di Davide che riesce a sconfiggere Golia, e di mito americano che riesce a sopravvivere alla modernità, con il semplicistico gioco degli States in grado di intrappolare le ben più smaliziate trame ordite dall’allenatore britannico. Ecco dunque che torna il concetto di “colpo vincente”, e che è possibile scorgere con maggior esattezza l’intento di questo film: non un’agiografia dell’America arretrata e campagnola, ma semmai la rivendicazione di una verità del vivere altrettanto meritevole di essere conosciuta e, perché no, esaltata. A suo modo un’opera controcorrente. Forse è qui che risiede il segreto del suo fascino.

ps. Il basket giocato in Colpo vincente si attiene ancora alle regole pre-moderne. Tanto per fare qualche esempio non esiste ancora il tiro da tre punti, non è previsto il conto alla rovescia di ventiquattro secondi per l’azione offensiva e il gioco può essere fermato chiedendo il time out quando il pallone è ancora sul rettangolo, in azione. Per gli appassionati della pallacanestro un motivo in più per vederlo.

Info
Il trailer di Colpo vincente.
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