Hungary 2018 – Behind the Scenes of Democracy

Hungary 2018 – Behind the Scenes of Democracy

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Presentato nel concorso documentari del Trieste Film Festival 2019, Hungary 2018 – Behind the Scenes of Democracy, è un’opera necessaria e coraggiosa per capire la deriva autoritaria dell’Ungheria di Orbán che si sta diffondendo a macchia d’olio in Europa.

Prima gli ungheresi

L’unica troupe indipendente, al seguito della campagna elettorale per le elezioni in Ungheria di Viktor Orbán fra il 2017 e il 2018, è stata quella della regista ungherese Eszter Hajdú, che ha deciso di seguire anche la campagna del candidato di sinistra Ferenc Gyurcsány, poi sconfitto. Ma nel film sono documentati anche i discorsi di Orbán. [sinossi]

Anonimo, anonimo, anonimo. Basta la sfilza di operatori che non hanno voluto apparire nei credits dei titoli di coda, per avere idea di ciò che abbiamo di fronte, e della sua gravità. Hungary 2018 – Behind the Scenes of Democracy, presentato nel concorso documentari del Trieste Film Festival 2018, è opera di una regista ungherese, Eszter Hajdú, che da tempo ha riparato in Portogallo, fondando la casa di produzione Miradouro Media, e dove peraltro ha fatto la post-produzione di questo film. Il film segue le campagne elettorali per le elezioni parlamentari ungheresi dell’8 aprile 2018, tanto di Orbán e luogotenenti, tanto del moderato candidato di sinistra Ferenc Gyurcsány. Come il documentario 1974, une partie de campagne di Raymond Depardon, un saggio esemplare sull’invisibilità del documentarista, nonché uno dei film più censurati in Francia, che seguiva le elezioni presidenziali francesi del 1974. Ma a differenza di quello, non succede nulla di improvviso o inaspettato, l’arroganza di Orbán e del suo partito, Fidesz, è manifesta e spudorata, non ha bisogno di essere mascherata o dissimulata come nel caso di Valéry Giscard d’Estaing. Ed è tutta una litania, portata avanti da goffi e maldestri candidati, contro gay e immigrati, contro i burocrati europei, e in cima a tutti i mali c’è il grande satana Soros, obiettivo supremo della campagna d’odio che viene orchestrata. Candidati che declamano la loro personale visione geopolitica del mondo, dove risulta che il Cristianesimo rappresenti la religione più perseguitata nel globo, o che in Gran Bretagna le insegnanti d’asilo siano perlopiù transessuali. In comizi davanti a folle che alzano crocifissi insieme alle bandiere del partito.

Viktor Orbán è arrivato al quarto mandato presidenziale. Il primo è stato quello del 1998-2002. Ha avuto una parabola che lo ha visto inizialmente su posizioni liberali per spostarsi all’estrema destra nazionalista, un percorso di accumulo di potere e di senso d’onnipotenza che viene paragonato nel film a quello di Erdoğan. Ha imbavagliato l’opposizione e la stampa libera, i mass media sono sotto il controllo pubblico. E sta facendo regredire il paese verso un sistema illiberale, verso una sospensione delle garanzie democratiche, verso un regime protodittatoriale. Hungary 2018 – Behind the Scenes of Democracy documenta il gioco alla paura, pericolosissimo, che viene posto in essere. Ma sono evidenti anche analogie con quanto va succedendo in altri paesi europei, tra cui l’Italia. Come può lo slogan del partito Fidesz “L’Ungheria al primo posto” non ricordare quel “Prima gli italiani” sbandierato da alcuni leader nostrani? Il candidato rivale, Ferenc Gyurcsány della Coalizione Democratica, appare come buonista, democratico, su posizioni normali di buon senso, nulla di speciale. Ma sembra anche privo del carisma dell’avversario.

I manifesti per strada, quelli fatti a listarelle girevoli che possono cambiare immagine, alternano i volti dei due sfidanti. Il film procede come un conto alla rovescia ma, nonostante la fiducia di Gyurcsány, sappiamo bene come è andata a finire. Nessuna sorpresa, il film sembra seguire le teorie di Kubrick su un film sul Titanic dove tutto va verso l’inevitabile affondamento. Eszter Hajdú ha già affrontato tematiche scomode del suo paese nelle sue opere, come The Fidesz jew, the mother with no sense of nation, and mediation sulle spaccature sociali dopo il crollo del comunismo, o Sentenza in Ungheria, su una serie di omicidi a sfondo razziale che hanno colpito la popolazione Rom. Come gli altri suoi film, Hungary 2018 – Behind the Scenes of Democracy è un documentario semplice, classico, ma da vedere anche con visioni coatte, per capire la deriva politica che stiamo vivendo.

Info
La scheda di Hungary 2018 – Behind the Scenes of Democracy sul sito del Trieste Film Festival.

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