Meeting Gorbachev

Meeting Gorbachev

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Presentato in apertura del Trieste Film Festival 2019, Meeting Gorbachev è una lunga intervista di Werner Herzog, curata con il suo collaboratore André Singer, all’uomo che cambiò il corso della Storia, l’ex leader sovietico Gorbaciov. Una riflessione su quegli anni di svolta che hanno portato, nel bene e nel male, al mondo di oggi.

Il mondo che verrà

L’incontro di Herzog con Gorbaciov apre una luce nuova su alcuni degli avvenimenti più significativi della fine del ventesimo secolo, dal disarmo nucleare alla riunificazione della Germania. Herzog e Gorbaciov si incontrano tre volte nell’arco di sei mesi. [sinossi]

Avrei potuto semplicemente regnare, così diceva Michail Sergeevič Gorbaciov nel celebre e drammatico discorso di Natale del 1991, quello delle sue dimissioni da Presidente di un’Unione Sovietica ormai disgregata, ultimo uomo ad avere ricoperto quell’incarico, l’ultimo comunista, riformatore di un apparato stagnante, rimanendo sempre entro gli ideali socialisti cui continuava credere. Avrebbe potuto regnare come uno dei due uomini più potenti del mondo bipolare della guerra fredda, ma decise invece di avviare una serie di riforme che poi lo avrebbero travolto e avrebbero portato alla dissoluzione dello stato sovietico. Quel giorno di Natale del 1991 segna la fine del Secolo breve, secondo la celebre tesi dello storico Eric Hobsbawm, e il crollo del muro di Berlino e la fine dell’URSS e del comunismo vennero salutati come la fine della storia, banalizzando le idee del politologo Francis Fukuyama. Ma oggi sappiamo che la fine di quel mondo fondato sull’equilibrio delle due superpotenze, per pochi anni in armonia proprio grazie a Gorbaciov, ha rappresentato in realtà l’apertura di un vaso di Pandora e ha aperto a uno stato di caos, tanto nelle ex repubbliche sovietiche quanto nel mondo.

Una sequela di funerali scandisce il documentario Meeting Gorbachev, film d’apertura del Trieste Film Festival 2019. Sono quelli della gerontocrazia sovietica della stagnazione, di quella nomenklatura di fossili che si succedeva alla guida del PCUS e della nazione. Dopo il vecchio e malato Brežnev, le due meteore alla Papa Luciani, Andropov, morto dopo due anni di mandato, e Černenko, durato solo un anno. Funerali pomposi e kitsch, in bare rosse, con tutto il politburo schierato a lutto, con quella pacchiana estetica celebrativa dei regimi socialisti. C’è poi il funerale, in forma quasi privata e sobria, di Raissa Gorbaciova dove però appare Putin, lo spin-off della vita politica russa. E tutto il film sembra alludere a un imminente, nuovo funerale, quello dello stesso Gorbaciov, malato. Lui stesso si augura di poter vivere ancora almeno due anni, mentre Herzog gli ricorda scherzosamente che la sua influenza sul mondo rimarrà viva per almeno altri 400 anni. Come quando si recò a Parigi a piedi da Monaco per raggiungere Lotte Eisner in fin di vita, Herzog si pone al cospetto del grande vecchio, dell’uomo che ha cambiato il corso della Storia e ora vive, dimenticato, tra la sua fondazione e l’ospedale. Ma anche l’ultimo sopravvissuto di quei potenti del mondo degli anni Ottanta che con lui impressero una svolta storica. Reagan (utile incrociare Meeting Gorbachev con The Reagan Show, il documentario passato di recente in numerosi festival), Bush sr., Tatcher sono tutti ormai morti. Ed Herzog usa lo schema tradizionale dell’intervista filmata, frontale, proprio come nella sua serie di documentari Into the Abyss sui detenuti nel braccio della morte. C’è un’empatia tra i due subito dichiarata, anche per via delle reciproche nazionalità. Nemici nella Seconda guerra mondiale ma l’ex Presidente è anche il responsabile della caduta del muro e della riunificazione della Germania. Gorbaciov del resto appariva già nella settima arte, come saggio tra gli angeli, nel film del collega del Nuovo Cinema Tedesco Wim Wenders, Così lontano così vicino.

Nella rievocazione dei fatti storici legati all’uomo della Perestroika, Herzog adotta più volte il sistema dei fuori onda come indizi rivelatori, come dei nastri Zapruder o il file audio con la registrazione dell’aggressione di Timothy Treadwell da parte dell’orso grizzly. Ci invita a guardare le mani tremanti di Brežnev, che fanno capire quanto fosse ormai più di là che di qua. Ci svela tutti i retroscena della ripresa televisiva del discorso di dimissioni di Gorbaciov, che non si piegò alle esigenze mediatiche, anch’esse anticipatrici di un mondo che verrà, che avrebbero voluto una dichiarazione a sorpresa ai fini dell’audience. Ci insegna a guardare nelle pieghe della storia. Va peraltro rilevata un’imprecisione nella ricostruzione dei fatti relativi alla prima guerra del Golfo, quando lo stesso Herzog si trovava a riprendere i pozzi petroliferi incendiati per Apocalisse nel deserto. L’Unione Sovietica non era così appiattita su posizioni americane come viene detto, ma intraprese inutilmente iniziative diplomatiche per far cessare il conflitto.
Meeting Gorbachev serve anche da monito per ricordare un passato che sembra siamo condannati a rivivere, secondo il celebre aforisma di Primo Levi. Dal nucleare mai abbandonato ai tanti nuovi muri che vengono eretti, sia fisici che metaforici, tema quest’ultimo su cui Herzog e Gorbaciov avrebbero potuto soffermarsi di più.

Info
La scheda di Meeting Gorbachev sul sito del Trieste Film Festival.
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