Solothurner Filmtage 2019 – Presentazione

Solothurner Filmtage 2019 – Presentazione

È iniziata ieri e terminerà il prossimo 31 gennaio la 54a edizione del Solothurner Filmtage, le storiche Giornate di Soletta che rappresentano la vetrina più importante del cinema svizzero. Oltre centocinquanta le opere presentate, tra lunghi e cortometraggi, documentari e fiction. L’occasione ideale per approfondire la conoscenza con una cinematografia così vicina eppure ignota.

Si apre con Tscharniblues II, opera prima di Aron Nick, la 54a edizione del Solothurner Filmtage, le storiche Giornate di Soletta che rappresentano la vetrina più importante del cinema svizzero. Quest’anno saranno 165, tra lungometraggi e cortometraggi, documentari e fiction le opere presentate nella cittadina sul fiume Aar, sotto la direzione artistica di Seraina Rohrer. Tscharniblues II, il film d’apertura, è il sequel ideale di un film underground del 1979, Dr. Tscharniblues, manifesto di una generazione ribelle del quartiere Tscharnergut di Berna, opera di un collettivo di cinque filmmaker tra cui il padre e lo zio di Aron Nick.
Dalla Svizzera con amore: quest’anno il cinema elvetico ci porterà in varie parti del mondo. Le voyage de Bashō di Richard Dindo è un viaggio meditativo nell’opera del più grande autore di haiku, il poeta giapponese di epoca Edo Matsuo Bashō; da Pristina a Belegrado e poi a Zurigo è l’itinerario di un gruppo di performer seguiti dal regista Ilir Hasanaj in Me dasht’ me dasht” me dasht’; Insulaire di Stéphane Goël torna nella fantomatica isola sperduta dove è ambientato Robinson Crusoe; Fortuna è la storia di fiction del regista Germinal Roaux di una ragazza etiope che trova rifugio in un convento sulle Alpi Svizzere a 2.000 metri d’altitudine; Digitalkarma di Mark Olexa e Francesca Scalisi segue quattro anni della vita di una ragazza, Rupa, che nelle colline del Bangladesh lotta per la sua emancipazione; Closer to God di Annette Berger e Grete Jentzen è un ritratto di un mistico e di un musicista, nel cuore del Sufismo in Pakistan.

A Solothurn storie di gente che fugge dal mondo industrializzato come quella di Pauline e Alex, nel film di fiction Le vent tournée di Bettina Oberli, che vivono in armonia con la natura in una fattoria del Canton Giura; mentre il documentario Fair Traders di Nino Jacusso, racconta tre storie di fuga dal neoliberismo, quelle di un produttore di cotone, di un imprenditore tessile e di un agricoltore biologico.
Architettura e spiritualità sono altre due coordinate degli incontri di quest’anno. Architektur der Unendlichkeit di Christoph Schaub è un saggio personale sugli edifici sacri occidentali di varie epoche; Zwingli è un film storico di Stefan Haupt sulla figura del teologo svizzero Huldrych Zwingli, seguace di Martin Lutero; Martin Witz segue in Gateway to New York le orme del costruttore di ponti svizzero Othmar H. Ammann emigrato in America ai primi del ‘900.
La retrospettiva di quest’anno è dedicata all’attore svizzero, naturalizzato francese, Bruno Todeschini, che ha lavorato con Jacques Rivette, Patrice Chéreau, Arnaud Desplechin. Il focus è invece dedicato al cinema messicano contemporaneo, tanto di fiction quanto di documentari, per onorare un accordo di coproduzione stipulato tra Messico e Svizzera.

Info
Il sito di Solothurner Filmtage.

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