Islander

Islander

di

C’è un legame tra l’isola sperduta di Robinson Crusoe e la Svizzera. A raccontarcelo è il regista Stéphane Goël nel documentario Islander presentato al Solothurner Filmtage 2019.

Svizzeri, popolo di navigatori

Nel 1877 un giovane aristocratico di Berna, Alfred von Rodt, si stabilì con alcuni uomini su una piccola isola cilena. Passarono ventotto anni nei quali von Rodt concepì una serie di progetti nella speranza di sviluppo del suo pezzo di roccia. Il film racconta delle vite quotidiane dei suoi discendenti, paradossalmente orgogliosi della loro lontana origine svizzera. [sinossi]

Dal 1704 al 1709 il marinaio inglese Alexander Selkirk vive da naufrago in un’isola dell’arcipelago Juan Fernández, a parecchi chilometri dalle coste cilene. Da quell’avventura si ispirò Daniel Defoe per il suo Robinson Crusoe, pubblicato nel 1719, considerato come l’origine del romanzo moderno. Nello stesso isolotto nel secolo successivo approda l’aristocratico svizzero Alfred von Rodt, con una nuova odissea in un mare popolato di foche e di sirene, che diviene proprietario di quel territorio, una volta che i suoi progetti di sviluppo dell’isola vengono approvati dalle autorità. Il documentarista svizzero Stéphane Goël, con il film Islander presentato al Solothurner Filmtage 2019, ci porta in questa terra dove vivono i discendenti di quel Prospero elvetico. Sono i suoi bisnipoti, che sono ormai più che naturalizzati, parlano lo spagnolo e gestiscono un ristorante che si chiama Baron de Rodt Restaurant, e si dedicano a caccia e pesca. Stéphane Goël gioca la narrazione con un duplice registro, anche linguistico. Da un lato il passato, la lettura in voce off, in francese, dei diari di Alfred von Rodt, affidata all’attore Mathieu Amalric. Che pure suona come il classico espediente per attirare pubblico con un nome famoso. E, pur restituendo un sapore letterario e antico, questa voce off si rivela a lungo andare leziosa e stucchevole. Dall’altro il presente, le interviste agli abitanti, nella lingua ufficiale del paese.

L’isolotto è brullo, da subito inquadrato nella sua totalità, non mostra alberi né quella vegetazione lussureggiante che fornisce l’ingrediente principale delle narrative di avventura e sopravvivenza. Forse, come l’Isola di Pasqua nello stesso territorio marino cileno, ha subito il depauperamento delle sue risorse a opera dell’uomo oppure è il risultato dello tsunami che ha devastato questi territori nel 2010. Islander mostra le immagini di repertorio di quegli eventi, i villaggi distrutti e il territorio sommerso di detriti. Gli abitanti ora si pongono il problema della capacità di carico dell’isola, vale a dire del numero massimo di abitanti possibile perché il loro prelievo di risorse del territorio non oltrepassi le sue capacità di autorigenerazione. E lo stesso problema si pone per le specie di animali non autoctone, come i conigli che si cerca di sterminare, che hanno devastato i delicati equilibri dell’ecosistema dell’isola. Così come gli isolani ecologisti per forza ragionano sui cicli delle materie naturali che non valgono per le sostanze artificiali come la plastica, non biodegradabili, che richiedono spazi per il loro smaltimento.
Stéphane Goël mostra la vita quotidiana degli abitanti che procede tranquilla, ci sono i pescatori di aragoste e quelli che prendono pesci con la canna da pesca in un molo popolato di cagnoloni spaparanzati. Quella vita comporta ancora un confronto con la natura che si mostra per esempio nella scena di caccia al coniglio, cui viene iniziato il bambino, che impara a imbracciare il fucile e a sparare e poi a eviscerare il corpo dell’animale. Una situazione che nelle nostre società urbane verrebbe vista come aberrante. Si può anche soccombere in quelle condizioni: lo sappiamo quando emerge la storia dello zio e di suo figlio scomparsi in mare, i cui corpi non sono mai stati recuperati. Ma gli abitanti si portano dentro anche elementi del continente, si infervorano seguendo le partite di calcio via satellite.

Se il Cile può essere considerato come un’isola, una lunga striscia di terra isolata dall’oceano e dalla cordigliera andina, secondo una considerazione del regista Patricio Guzmán; se anche la Svizzera stessa ha una sua dimensione di isolamento storico e geopolitico, le vere isole sono quella che serbano ricordi ancestrali, come l’Isola di Pasqua, romanzeschi o leggendari, memorie custodite come in un limbo fuori dal tempo, lontani e indifferenti dal centro di una nazione che ha attraversato momenti molto difficili.
Islander si conclude con la commemorazione di quel Guglielmo Tell che ha cercato di ricreare una Svizzera in miniatura tra gli atolli del Pacifico. Processioni solenni sulla tomba del capostipite e un intervento dell’ambasciatore elvetico, tra i vessilli cileni e svizzeri. Stéphane Goël ci ha fatto scoprire una storia curiosa e interessante, di un navigatore svizzero, ma anche di quello che è stato definito come l’ultimo colonizzatore.

Info
La scheda di Islander sul sito della Swiss Film.
Il sito del Solothurner Filmtage.

Articoli correlati

  • Rotterdam 2019

    Tutto l'oro che c'è RecensioneTutto l’oro che c’è

    di Presentato in anteprima mondiale all'International Film Festival Rotterdam 2019, nella sezione Signatures, Tutto l'oro che c'è è un'opera elegiaca che segue il corso del fiume Ticino osservando gli ecosistemi, anche umani, delle sue sponde.
  • Festival

    Solothurner Filmtage 2019Solothurner Filmtage 2019 – Presentazione

    È iniziata ieri e terminerà il prossimo 31 gennaio la 54a edizione del Solothurner Filmtage, le storiche Giornate di Soletta che rappresentano la vetrina più importante del cinema svizzero. Oltre centocinquanta le opere presentate, tra lunghi e cortometraggi, documentari e fiction.
  • Trieste 2019

    Kobarid RecensioneKobarid

    di Presentato nel concorso documentari del Trieste Film Festival 2019, Kobarid di Christian Carmosino Mereu è un film elegiaco che evoca le voci dei soldati che parteciparono a uno dei più grandi massacri bellici quale la battaglia di Caporetto.
  • Marrakech 2018

    Une urgence ordinaire RecensioneUne urgence ordinaire

    di Presentato in concorso al Marrakech International Film Festival 2018, Une urgence ordinaire è un film del regista marocchino Mohcine Besri, con coproduzione svizzera, alla sua seconda prova nel lungometraggio. Film claustrofobico, quasi tutto ambientato in un ospedale che diventa la facile metafora del paese.
  • Doclisboa 2018

    Greetings From Free Forests RecensioneGreetings From Free Forests

    di Vincitore del concorso internazionale di Doclisboa '18, Greetings From Free Forests del giovane filmmaker Ian Soroka è un'opera sul paesaggio maestoso delle foreste della Slovenia quale serbatoio di ossigeno e di memoria, risorsa principale di un popolo cui ha offerto rifugio e sostentamento.
  • Venezia 2017

    Sarah joue un loup-garou

    di Esordio della svizzera Katharina Wyss, Sarah joue un loup-garou è un dramma adolescenziale che si muove fra teatro e horror. Un film non perfetto, ma ambizioso e coraggioso. Alla Settimana Internazionale della Critica.
  • In sala

    Nostalgia della luce

    di Dopo La memoria dell'acqua arriva in sala anche il precedente documentario di Patricio Guzmán, Nostalgia della luce. Una riflessione sul passato, sulla memoria, sullo spazio e sull'umano, emotivo e straziante. Un'opera preziosa.
  • Interviste

    patricio-guzmanIntervista a Patricio Guzmán

    Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura all’ultima Berlinale con La memoria dell'acqua, il documentarista cileno Patricio Guzmán ha legato indissolubilmente la sua opera all’esperienza drammatica del golpe e della dittatura di Pinochet. Abbiamo incontrato Guzmán a Bologna, durante il Biografilm Festival che gli ha dedicato un omaggio.
  • In sala

    La memoria dell’acqua

    di Orso d'Argento alla Berlinale per la miglior sceneggiatura e vincitore dell'undicesima edizione del Biografilm, La memoria dell'acqua è il nuovo film del cileno Patricio Guzmán, che ancora una volta sprofonda il suo cinema tra Allende e Pinochet, anche nel contesto di un documentario sull’acqua.
  • Archivio

    Corn Island

    di Un’elegia panteista funestata dalla forza incontrollabile della natura, da un’adolescenza sul punto di esplodere e da questioni geopolitiche irrisolte: Corn Island del georgiano George Ovashvili. Film vincitore del Trieste Film Festival 2015 e ora in sala.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento