End of Season

End of Season

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Presentato all’International Film Festival Rotterdam 2019 nella sezione Bright Future, End of Season racconta attraverso la vita di una normale famiglia borghese il paese d’origine del regista, l’Azerbaigian, e una società in bilico tra tradizione e modernità forzata e il capitalismo dovuto al boom economico petrolifero successivo al crollo dell’Unione Sovietica.

99 Luftballons

Una famiglia in Azerbaijan che vive in un appartamento in un grande palazzone della capitale Baku. Il figlio Machmud cerca un appartamento anche squallido da affittare per andare a vivere da solo; la madre Fidan vuole riappropriarsi della propria vita dopo anni di servizio alla famiglia; il padre Samir vuole solo essere lasciato solo. Un drammatico incidente durante una giornata in spiaggia evidenzia i conflitti della loro esistenza. [sinossi]

Ci sono due macrotesti cinematografici che possono rappresentare le due coordinate attorno le quali si muove End of Season del regista Elmar Imanov, di origine azera ma residente in Germania, co-sceneggiato insieme al fratello Anar. Il primo di questi è La finestra sul cortile, il capolavoro di Hitchcock, che rimanda all’idea di cinema come voyeurismo. Dietro le tante, tantissime finestre, che compongono come un reticolo luminoso, dei palazzoni della periferia borghese di Baku, come tanti schermi di film, si celano storie famigliari, una delle quali, tra le infinite possibili, è quella che ci viene raccontata. Quella di un nucleo famigliare borghese, composto dai genitori e un figlio teenager, della middle class, che vive in un appartamento di due stanze della uptown di Baku. Una vita monotona e mediocre, con i genitori stanchi e inattivi, con una routine che si trascina faticosamente di giorno in giorno. Il padre è un attore disoccupato, la madre una pediatra in un ospedale. Il figlio sembra avere più energie, divora la colazione che la mamma gli ha amorevolmente preparato finanche leccando il piatto. Ha quello che sembra un buon lavoro impiegatizio e cerca di raggiungere l’indipendenza. Cerca un appartamento in affitto, anche modesto e incrostato pur di andare a vivere da solo. La sua storia con la fidanzata sta attraversando un momento di crisi, ma critico sembra essere anche il legame sentimentale dei genitori, basta vedere la faccia sempre scura della madre.

Il secondo referente cinematografico è Picnic a Hanging Rock di Peter Weir che ci porta nei territori dell’esitazione di fronte al fantastico nell’accezione di Todorov, che non ha spiegazione né naturale né sovrannaturale. Potremmo citare come esempio cinematografico anche The Missing di Lee Kang-sheng o certe suggestioni del suo mentore Tsai Ming-liang. In End of Season, l’evento misterioso vedrà ancora dei capovolgimenti in una sorte di teatro dell’assurdo. I fratelli Imanov rappresentano una società di fantasmi, persone evanescenti, come il padre che letteralmente si smaterializza, di una società che si è modernizzata in fretta, che ha vissuto il crollo dell’Unione Sovietica prima e poi il capitalismo fulminante del boom petrolifero. Una società che vorrebbe imitare l’opulenza e la tranquillità borghese del mondo occidentale. «Sarebbe meglio se fossimo morti» si dice in una battuta del film, nella riunificazione famigliare con la madre che forse è un fantasma o che ha vissuto un sogno, ma forse tutti e tre i personaggi sono dei fantasmi o vivono in un’esistenza onirica. E l’assenza improvvisa, la mancanza misteriosa, serve a scoperchiare dei tabù, a scoperchiare un vaso di Pandora di mediocrità e meschinità di quella società. Non un paese di osservanza religiosa musulmana, vediamo i protagonisti bere tranquillamente whisky. Ma dove i costumi sono castigati: la madre non avrebbe mai potuto andare in giro in bikini. E il sogno della donna, se di sogno si tratta, di liberalizzazione sessuale da un clima di repressione, prende la forma di una situazione stereotipata da film porno.

C’è poi un terzo sottotesto usato dai fratelli Imanov nel film, questa volta di natura musicale. Si tratta di due canzoni, particolarmente enfatizzate nella colonna sonora, due motivi cult degli anni Ottanta come 99 Luftballons di Nena e Foreign Affair di Mike Oldfield. Simboli di quegli anni Ottanta dell’opulenza occidentale usata anche in chiave di propaganda come illusione di un benessere anelato dalle società dei paesi socialisti. 99 Luftballons si ispira a un concerto dei Rolling Stones a Berlino Ovest e alla successiva liberazione in aria di palloncini colorati, simbolo giocoso di libertà, visibili anche dall’altra parte del muro, capaci di superare ogni barriera. Semplici giochi d’infanzia ma scambiati da un sistema militare in perenne assetto di guerra come una minaccia. Per i fratelli Imanov saranno le finestre sul cortile a diventare palloncini colorati, a librarsi magicamente nell’aria, anelito di fuga da una società opprimente. Floating in the summer sky, ninety-nine red balloons go by.

Info
End of Season sul sito del Festival di Rotterdam.
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