10 giorni senza mamma

10 giorni senza mamma

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10 giorni senza mamma, la nuova regia di Alessandro Genovesi, pur senza impegnarsi più di tanto mostra una pur minima dignità che sembra in tutta franchezza mancare al resto del panorama delle commedie italiane. Quantomeno si percepisce la voglia di raccontare una storia…

Nel nome del padre?

Carlo è un quarantacinquenne in carriera, che dà tutto per scontato e non si rende conto dell’insoddisfazione di sua moglie, Giulia, con cui ha tre figli. Quando lei decide di prendersi una vacanza di dieci giorni a Cuba, lasciandolo da solo con i bambini, Carlo dovrà per la prima volta assumersi delle responsabilità familiari… [sinossi]

10 giorni senza mamma raggiunge le sale italiane – tante, oltre 350 – quando il mercato delle commedie ha oramai ridotto allo stremo gli spettatori: nell’ottica di una distribuzione meno prevedibile appare necessario chiedersi come sia possibile che ogni settimana si preveda l’uscita di una o più commedie battenti bandiera tricolore. Esiste un pubblico così affezionato da giustificare un’invasione simile? C’è da dubitarne. Eppure la commedia, per di più preconfezionata e priva di spigoli o angoli ottusi, continua a essere la cartina di tornasole di una produzione cinematografica perennemente asfittica, priva di respiro e di fiducia nella narrazione. Il riciclo di attori, situazioni e luoghi comuni rintracciabili nei vari Non ci resta che il crimine, Attenti al gorilla, L’agenzia dei bugiardi e Compromessi sposi (per restare ai titoli distribuiti dall’inizio del 2019), è la testimonianza di un sistema accartocciato su se stesso, e a ben vedere poco rispettoso nei confronti degli spettatori.
Non si sposta troppo in là rispetto a questo schema neanche 10 giorni senza mamma, sesto film diretto in otto anni dal milanese Alessandro Genovesi. La storia è quella, già usurata, della crisi nella famiglia borghese: l’uomo in carriera che dà per scontati tanto i figli – tre, il numero perfetto – quanto la moglie, e si ritrova di punto in bianco a doversi occupare dei suoi affetti più da vicino. Com’è ovvio e indubitabile la costrizione lo renderà un uomo migliore.

Seguendo la prassi di altre commedie apparse sugli schermi italiani negli ultimi anni – per citare due esempi recenti basta tornare con la mente a L’agenzia dei bugiardi e Sono tornato – il film di Genovesi prende l’abbrivio da una commedia “straniera”, l’argentino Mamá se fue de viaje diretto nel 2017 da Ariel Winograd. Va detto che Genovesi, insieme al co-sceneggiatore Giovanni Bognetti, rimette ampiamente mano al testo originale, puntando soprattutto su un approfondimento del personaggio del protagonista, affidato alle cure di Fabio De Luigi. L’uomo incapace anche di cambiare un paio di pannolini si trasforma in 10 giorni senza mamma in una persona che ha invece scientemente scelto di staccarsi nel quotidiano dalla sua famiglia, più per egoismo e per voglia di sfuggire alle mansioni che gli spetterebbero che per dabbenaggine. Questo chiaroscuro giustifica in maniera più netta il totale disagio della moglie – che se ne va per dieci giorni a L’Avana con la sorella, per ovvio sfinimento – e dei figli nei confronti di De Luigi.
Pur non essendo privo dei sempiterni difetti della commedia italiana contemporanea, dall’edulcorazione dei temi all’abuso della voce fuori campo, dalla fotografia sbiadita e mancante di ombreggiature al distacco dal reale (il protagonista sarà pure un uomo in carriera, ma è pur sempre il responsabile delle risorse umane di un’azienda: può una famiglia con un’unica entratura permettersi una villetta indipendente su più piani con tanto di vista sul Colosseo? Improbabile) 10 giorni senza mamma prova per lo meno a costruire una narrazione che sia sensata. Ed è un merito che sembra doveroso riconoscergli.

La cattiveria nella messa in scena di determinate sequenze – per lo più quelle che riguardano il lavoro del protagonista, e che raggiunge l’apice nel racconto del terrificante family day aziendale, messo letteralmente a ferro e fuoco dai figli di De Luigi –, la volontà di inserire nella sceneggiatura alcune asperità della nostra società, come la difficoltà della donna a lavorare anche quando possiede un livello d’istruzione superiore al compagno (De Luigi è un diplomato, mentre Valentina Lodovini è una avvocata che ha dovuto abdicare dalla professione per star dietro ai pargoli) o le vessazioni nell’impiego, e la riuscita di alcune situazioni comiche permettono di innalzare a tratti il film al di sopra dei suoi pur evidenti difetti di fabbricazione. Anche la naturalezza della maggior parte delle interpretazioni, in particolar modo dei tre figli (l’adolescente Angelica Elli, Matteo Castellucci e l’adorabile bimbetta Bianca Usai), agevola il superamento di alcuni ostacoli. Certo, non si è di fronte a chissà quale miracolo produttivo, ma anche la sofferta sufficienza in un cinema italiano mediocre come quello contemporaneo può essere qualcosa da applaudire, e un piccolo scoglio al quale aggrapparsi.

Info
Il trailer di 10 giorni senza mamma.
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