A Tale of Three Sisters

A Tale of Three Sisters

di

Presentato in concorso alla Berlinale 2019, A Tale of Three Sisters di Emin Alper, ci porta in un mondo pre-moderno, in un villaggio sperduto sulle montagne dell’Anatolia, dove vigono ancora i ritmi di vita contadini, in un contesto di grande penuria.

Il gusto dell’ayran

Tre sorelle, Reyhan, Nurhan e Havva, si ritrovano nel remoto villaggio di montagna dove erano cresciute con il loro padre, dopo aver vissuto come ‘besleme’ (una via di mezzo tra figlia adottiva e cameriera) in città. Tutte e tre desiderano tornare in città il più presto possibile, dipende dalle decisioni degli uomini intorno a loro, il padre adottivo e il marito di Reyhan. [sinossi]

Un famoso aneddoto raccontato dall’economista alternativo Serge Latouche riguarda un progetto di sviluppo pianificato da menti occidentali per alcune aree considerate depresse del Madagascar. Prestare ai contadini, che mediamente possiedono una sola vacca, una seconda, in modo da produrre più latte rispetto al loro fabbisogno alimentare e poterlo così mettere in commercio innescando un’economia di mercato. Non è possibile, rispondevano i contadini a questi pianificatori teorici. Se devo mungere una seconda mucca non avrò più tempo per contemplare il tramonto.
I pastori del villaggio abbarbicato sulle montagne dell’Anatolia, raccontati dal film A Tale of Three Sisters (titolo originale: Kiz Kardesler), presentato in concorso alla Berlinale 2019, sembrerebbero vivere in un simile – anche nella stessa facile e ottimistica semplificazione – idillio. Vivono il tempo e i ritmi della natura e si trovano a discutere, a prendere decisioni, come quella sui cipressi del villaggio, su delle panche sull’orlo di un vertiginoso strapiombo dalla vista mozzafiato. Si tramandano racconti orali davanti al calderone, o durante i riti contadini come quello della preparazione per fermentazione dell’ayran, la bevanda turca a base di yogurt. Sono superstiziosi, un pastore teme conseguenze di maledizioni dopo aver orinato per sbaglio su una lapide. E vivono in queste casette dai tappeti variegati con i loro costumi tradizionali coloratissimi.
Con un camera car il regista Emin Alper ci conduce per stradine che si inerpicano in alta montagna, tra vertiginosi tornanti, per farci approdare a questo villaggio sperduto, da cui ci congederemo con lo stesso movimento di macchina in senso inverso. Un lungo viaggio che restituisce la distanza, non solo fisica, tra il mondo civile e questo paesello di montagna. Emin Alper racconta il crepuscolo di questo agglomerato di casette di campagna, ormai abitato da pochissimi, e di una vita contadina destinata a rimanere sempre più residuale. Racconta le storie familiari che si sono succedute. E conferisce una sorta di spirito animistico al paesello nella figura di una sorta di matta del villaggio, che fa capriole in mezzo a quelle immense distese di verde.

Erano tristi laggiù in città? Le tre sorelle che danno il titolo al film, secondo anche una precisa rimembranza čechoviana, sono il metro di paragone, cresciute nel villaggio, per poi essere state affidate a una famiglia cittadina, secondo la tradizionale pratica turca delle besleme, l’affido in una famiglia ricca svolgendo una mansione simile a quella della domestica, e aver fatto un contingente ritorno nel villaggio natale. Con l’obiettivo di un ritorno in città come le protagoniste dell’opera di Čechov in procinto di trasferirsi dalla loro dacia a Mosca. Il regista non lesina nella descrizione di un arcaico patriarcato, di pulsioni sessuali che albergano tra quelle pareti di pietre a vista, e di vedere il ritorno alla città come una via di fuga, tramite aborto, di una gravidanza indesiderata, oppure come la possibilità di mandare i figli a scuola. Terzo film per Emin Alper che, dopo la distopia metropolitana di Frenzy, torna all’ambientazione rurale della sua prima opera, Tepenin Ardi, in un disegno autoriale che delinea un paese dove la frattura tra tradizione e modernità appare abissale.

Info
La scheda di A Tale of Three Sisters sul sito della Berlinale.
  • A-Tale-of-Three-Sisters-2019-Emin-Alper-001.jpg
  • A-Tale-of-Three-Sisters-2019-Emin-Alper-002.jpg
  • A-Tale-of-Three-Sisters-2019-Emin-Alper-003.jpg
  • A-Tale-of-Three-Sisters-2019-Emin-Alper-004.jpg
  • A-Tale-of-Three-Sisters-2019-Emin-Alper-005.jpg
  • A-Tale-of-Three-Sisters-2019-Emin-Alper-006.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Berlinale 2019Berlinale 2019

    Perde qualche pezzo Potsdamer Platz, alcuni storici luoghi di ristoro: non che la cosa sia collegata alla Berlinale 2019, ma a suo modo è la cartina tornasole di una stagione che volge al termine. Nella stessa metaforica direzione sembra muoversi il concorso.
  • Venezia 2018

    Yuva RecensioneYuva

    di Dopo il convincente esordio con The Gulf, presentato l'anno scorso alla Settimana Internazionale della Critica, delude parzialmente il secondo film del regista turco Emre Yeksan, Yuva, in cui non è supportato fino in fondo l'ottimo spunto di partenza. In Biennale College a Venezia 75.
  • Trieste 2018

    Djam

    di Presentato al Trieste Film Festival, dopo l'anteprima a Cannes al Cinéma de la plage, Djam è il film in cui la poetica di Tony Gatlif, della musica e della danza come motori primi della vita e del cosmo, si incontra con l'Europa della crisi economica e dell'emergenza immigrazione.
  • AltreVisioni

    Also Known as Jihadi

    di Vincitore al 58° Festival dei Popoli, Also Known as Jihadi di Eric Baudelaire è la storia di un jihadista che ha combattuto in Siria, ed è stato catturato e processato in Francia.
  • Venezia 2017

    Intervista a Emre Yeksan

    Abbiamo intervistato l'esordiente regista turco Emre Yeksan, che a Venezia 74 - alla Settimana Internazionale della Critica - ha portato The Gulf, un film che sembra discendere direttamente dal cinema moderno.
  • Venezia 2017

    The Gulf

    di Analisi geologico-antropologica ambientata nella città di Smirne, The Gulf di Emre Yeksan è uno degli esordi più brillanti della Settimana Internazionale della Critica 2017.
  • Venezia 2017

    Human Flow

    di Presentato in concorso a Venezia, Human Flow dell’artista cinese Ai Weiwei è un viaggio nel mondo dei migranti, dei boat people, dei campi profughi.
  • Locarno 2017

    Meteors

    di Meteors è il promettente esordio al lungometraggio del turco Gürcan Keltek, nella sezione Cineasti del Presente alla 70esima edizione del Locarno Festival; uno stratificato viaggio nel temporale della Storia e della guerra, gremito di ossessioni cosmiche ed esistenzialiste.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento